Enrico Buonocore, il piede sinistro che mantenne le promesse

La carriera del mancino infallibile che disse no al Catania in C1 per giocare in C2 a Messina. Le previsioni confermate a Ruben Buriani, Salerno e La Rosa, le formazioni "flessibili" di Carlo Florimbi passando per la Gea di Moggi e Pietro Franza. Oggi è allenatore e da Ravenna ricorda...

Enrico Buonocore nel Messina

Ci sono strade che si uniscono pur divise dal mare. Come il triangolo che congiunge Lanùs, Brescia e Ischia. All'apparenza la città argentina della provincia di Buenos Aires ha poco in comune con la Leonessa d'Italia e con l'isola del golfo di Napoli. Eppure tutte e tre hanno generato altrettanti numeri dieci con caratteristiche simili: un sinistro che solo il buon Dio può donare, la fantasia unica del trequartista, la magia delle punizioni sotto la traversa con reti in formato standard, l'anticonformismo e il carisma. E un vincolo: il gioco offensivo passa dai loro piedi perché altrimenti non c'è tecnico o club che tenga, Real Madrid compreso. Enrico Buonocore è nato 48 anni fa nell'isola flegrea e con Diego Armando Maradona ed Evaristo Beccalossi ha lo stesso Dna calcistico che va oltre storie e carriere differenti. 

Scugnizzo 

Nel suo covo di Ravenna, città medaglia d'oro al valor militare per il contributo fornito alla liberazione dal nazifascismo, Buonocore conferma di non aver perso l'accento campano: "Da piccolo tifavo Inter perché tifavo Beccalossi e per il Napoli". Il Napoli di Maradona dove Enrico sbarca dal traghetto a 14 anni, è il 1985, e fa tutta la trafila: giovanissimi, allievi e due anni in Primavera. "Scrivi che a 15 anni mi facevano già giocare con i più grandi però, ragazzi che fisicamente erano uomini". Una panchina in A a Verona, nel giro dei convocati quando il Napoli alza al cielo la Coppa Uefa il 17 maggio 1989 al Neckarstadion di Stoccarda. "I tedeschi non mi sono mai piaciuti, fu un'adolescenza fantastica, il periodo più bello, vivere a Napoli e far parte del Napoli calcio è il massimo". Appena maggiorenne Napoli e Torres parlano di lui. O meglio parlano di lui Luciano Moggi, il general manager partenopeo, e il cognato, Nello Barbanera, direttore sportivo dei sardi. Gianfranco Zola entra in campo al San Paolo e Buonocore a farsi le ossa in Sardegna: "Non avevo contratto, mi davano un rimborso spese di 650mila lire che salirono a 1.100.000 grazie alle presenze". Primo gol da professionista, gran tiro da fuori contro il Giarre. L'anno dopo il servizio militare alla caserma romana di Cecchignola e indosso la maglia del Latina: "Mi trovai benissimo, sento ancora ex compagni e amici, tre giorni di allenamento perché ero impegnato nell'esercito e un buon campionato a quell'età, ricordo tutto". 


Ravenna e Cosenza, Buonocore è il 10

"Per la verità non volevo andare a Ravenna, la società non aveva una grande storia calcistica, mi convinse il direttore sportivo, il presidente e armatore Daniele Corvetta mi trattò da figlio, tre stagioni e due promozioni, cosa volere di più...". Bis che servì a Messina come punizioni sotto le traverse che erano una sentenza di Cassazione. In attacco Bobo Vieri e Cosimo Francioso e lui a giostrare alle spalle partendo da centrocampo, le difese avversarie squagliavano nel raffreddare gli ardori dei tre. "Sono stati anni determinanti, mi sono anche sposato in quel periodo, a Ravenna fare calcio è il massimo, non trovi la pressione di altre piazze". Enrico resta in B, il Ravenna retrocede, (a luglio si parlava di importanti trattative) e va a Cosenza allenato da Alberto Zaccheroni. Diventa un protagonista della serie cadetta: "Mi presero l'ultimo giorno di mercato, mi chiamò il direttore sportivo Gianni Di Marzio, una squadra "pazza" e forte, considera che ci diedero nove punti di penalizzazione e riuscimmo a salvarci alla penultima giornata ma se fossimo partiti come gli altri saremmo andati in A, alla dodicesima di ritorno contro l'Ancona perdemmo 1-0 in casa e ci accontentammo della salvezza altrimenti...". Di Cosenza ricorda tutti i compagni di squadra: Corino, Zunico, Monza, Marulla, Miceli, Andrea Poggi, Vanigli, Ziliani. In una stagione e tre mesi 34 presenze e dieci reti. Per scelte familiari (una moglie di 20 anni e una bambina di uno) Enrico torna a Ravenna, in C1, e centra un'altra promozione. L'anno dopo con Walter Novellino in panchina i romagnoli sfiorano la A: "Che peccato, ci siamo distratti nel finale, le trattative di mercato in corso quando c'era da giocarci tutto condizionarono la squadra". Ancora un anno di B a Ravenna e la chiamata in massima serie. 

Dalla A col Venezia alla C2 a Messina, una nuova rinascita 

"Salgo in A, sei presenze a Venezia perché a novembre cambiano tutto, arriva Recoba dall'Inter, Stefan Schwoch (uno dei compagni in attacco preferiti dal 10 di Ischia) va a Napoli. "A gennaio sono alla Ternana in B dove gioco due stagioni in dodici mesi, Terni ha una tifoseria incredibile, giocare al Liberati qualcosa di emozionante che non si può capire, il secondo anno lasciano andare Borgobello e in avanti c'è Artico, dico a mister Guerini di far giocare il ragazzo al posto mio, Fabrizio Miccoli, ero molto amico del tecnico, fu lui che mi chiamò in Umbria, potevo permettermi quel consiglio". Facciamo un passo indietro. Il "gatto e la volpe", Nicola Salerno e Ciccio La Rosa, dirigenti del Messina, si erano fatti vivi mesi prima a Venezia nell'albergo dove alloggiava Buonocore, volevano trattare. "Gioco in A - dissi a entrambi - avevo pure varie offerte, sarei dovuto andare allo Sheffield United ma che siete venuti a fare? Voi scherzate, io in C2?". Uno "scherzetto" che durò un anno e terminò con una risata vera. L'istinto convinse Enrico a promettere che in caso di promozione del Messina in C1 sarebbe sceso nel profondo Sud. E ci scese, pure in C2, nel gennaio 2000 conclusa l'esperienza Terni.

Eri tra i fantasisti più importanti della B, avevi debuttato nel paradiso della A e riscendi negli inferi dei semiprofessionisti? "Sono uno che per esprimersi al massimo deve avere una squadra su misura, a me non importa la categoria ma quello che posso dare con il mio gioco, a Ravenna è stato così, sentivo che a Messina sarebbe stato così, pensa che mi voleva il Catania in C1 ma dissi no al direttore Angelozzi, stava per nascere la mia seconda figlia ed era un periodo importante della mia vita, mi chiamarono Torino e Corino e accettai Messina, Salerno e La Rosa mi presero per vincere la C1 ma quando arrivai il Messina era in testa con il Foggia a soli tre punti, non era un campionato finito, diedi il mio contributo, Cuoghi è stato un grande allenatore ma fuori dal campo, per carattere, aveva un approccio che penalizzò la sua carriera". In C1, sullo Stretto, altra seconda promozione consecutiva come a Ravenna. "Quel mio Messina era tosto, sento parlare dei "bastardi" di Scoglio, dico che se loro erano "bastardi" i miei... non eravamo tutti amici, anzi divisi in gruppi ma quando si entrava in campo c'era poco da fare per gli avversari". Quella squadra va in B, perde l'ultima di campionato ad Avellino che in caso contrario avrebbe sancito la vittoria diretta e ai play-off supera Ascoli e Catania. Buonocore sintetizza così le settimane: "Ad Avellino entriamo in campo pensando di averla già vinta, succede, e quando ci siamo accorti che non era così ci venne l'ansia mai avuta in due anni, poi il rigore sbagliato, ci siamo rilanciati ad Ascoli, ci fu l'espulsione di Campolo e loro si accontentarono dell'1-0 senza capire che avrebbero dovuto giocare a Messina". Buonocore fa l'1-0 col marchio di fabbrica, punizione di sinistro sotto la traversa nel 2-1 al "Celeste", e col Catania tra andata e ritorno l'apoteosi. L'aneddoto è su Carlo Florimbi (chiamato da Nicola Salerno per l'ingaggio pensava di trattare la panchina del Castrovillari) "A Sassari contro la Torres ci legge la formazione e non schiera Vittorio Torino per scelta tattica, gli dissi che Torino doveva giocare per scelta tattica altrimenti...(la battuta è in dialetto campano) e Torino giocò, Florimbi fu l'uomo giusto in quel momento al Messina, un uomo tranquillo, sapevamo cosa fare, dovevamo solo esprimerci". Il primo anno di B in giallorosso è suo il primo gol al Celeste dopo lo 0-0 di Cagliari, altra punizione show di sinistro alla Ternana e una promessa: "Due anni prima a Ruben Buriani, dirigente della Ternana, dissi che ci saremmo rivisti in B con il Messina e che avrei segnato un gol proprio a loro, mantenni la promessa solo che lui non era più a Terni". In quel torneo c'è il gol nel derby interno col Palermo che per chi non l'avesse visto su youtube significa calcio: dribbling, tocco destro-sinistro che ubriaca tutta la difesa rosanero e fa secco Sicignano. "Ma non è stato il mio gol più bello, è stato il più importante in carriera, arbitro Collina, il derby, una partita non come le altre". 

Franza, Moggi e un presente da tecnico 

"Il secondo anno in B non facevo parte di fatto di quel gruppo, la Gea di Moggi aveva portato i suoi di giocatori, il Messina ceduto totalmente a Pietro Franza, Fabiani direttore sportivo, Messina invece poteva avere un lungo futuro calcistico, Franza si è fidato di persone sbagliate". Ma come? Una promozione in A e un campionato a grandi livelli sfiorando la qualificazione in Coppa Uefa è poco? "Il Messina giocò un solo campionato di A, gli altri due non consideriamoli, è stato un sogno durato poco, la città e i tifosi meritavano altro, tutto frutto di consigli che sarebbe stato meglio non raccogliere".

Il cammino calcistico di Buonocore non si ferma. Tra Ravenna e Frosinone in C2, la D, anche nella sua Ischia, l'esperienza in Eccellenza e Promozione al Conca Morciano, Forlì, Baracca Lugo e Riccione. "La categoria non conta, l'importante giocare e divertirsi, anche a 40 anni". Da allenatore e vice di Sasà Marra è tornato a Messina nel 2016 in Lega Pro con la gestione Stracuzzi prima dell'esonero dell'ex terzino: "Mi piace allenare, non ho un procuratore e non chiedo niente, sono fatto così, sai bene che nel calcio non esiste meritocrazia e di tecnici che poi fanno altro nella vita ce ne sono tantissimi in Italia, la mia vita calcistica è stata bellissima, Messina è parte della mia vita, so che continua a volermi bene, come gliene voglio io".   

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