Franco Polizzo, il "fratello" maggiore di Scoglio e Anastasi: le fregature a Pippo e la rottura con Turi Massimino...

Il mediano di Massiminiana e Messina legge il libro dei ricordi a ottantanni compiuti e la vicinanza fedele al tecnico di Lipari e al bomber catanese. Dai bagni del Cibali alla litigata dell'86 a un passo dalla promozione in B. Fu l'uomo delle trattative nell'Acr dei "bastardi"

Franco Polizzo e Franco Scoglio in panchina al Celeste (Foto tratta da Messina Giallorossa)

Non sembra amare le foto in primo piano, non è un tipo da copertina anche se tra Catania e Messina ha impiantato le radici del calcio siciliano, lui che non è nato nell'isola. Di istantanee di Franco Polizzo con i compagni di squadra quante ne volete e in tutti i campi. Forse sta tutta qui la sintesi calcistica del cosentino che nel 1986 ha detto basta al calcio da spogliatoio e mediazioni dopo aver lasciato quello giocato nell'82 a Gioia Tauro. Un calabrese solo all'anagrafe perché Messina e Rometta sono le sue città. Non vi fate incantare dai curriculum e dalle ricerche sul web pensando che Polizzo sia uno dei tanti del pallone meridionale: se volete definirlo il "fratello" maggiore di Franco Scoglio e Pietro Anastasi non sbagliate oppure lo zio saggio di Totò Schillaci e dei "bastardi" che quando la matematica applicata alla tattica del tecnico di Lipari si faceva complicata "copiavano" da lui. Fu Polizzo a convincere Salvatore Massimino a rilevare i debiti dell'Acr Messina a un passo dal fallimento e rispondere sì alle voglie di allontanarsi nei finesettimana da Catania. Ottantanni compiuti il 15 aprile e metà di questi spesi in mezzo al campo come mediano e mezzala e altri tra panchine, ritiri e rincorse notturne ai giocatori.

Le corse durante la guerra con la sorella Franca e gli inizi 

"A Cosenza vivevo accanto al campo sportivo, non c'era ancora il San Vito (fu inaugurato nel 1964), a scuola andavo poco, andavo a giocare con il pallone invece, mia sorella Franca, la più grande, veniva a riprendermi per portarmi in classe, avevo dieci anni". Franca lo stringeva tra le braccia quando correvano nei rifugi a proteggersi dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale. "Ero il più piccolo della famiglia e volevo fare il calciatore". L'opportunità la diede uno dei figli dello storico pastificio Lecce, organizzava partite tra i paesini calabresi. Non c'era la possibilità di iscriversi a settori giovanili perché non esistevano a quelle latitudini a parte la strada, Franco tirava calci per la società dilettantistica "Emilio Morrone" e a 15 anni erano già "battaglie" in Promozione, l'anno dopo scala il Pollino: in D al Castrovillari. Al Pizzo Calabro la svolta. Dirigenti del Messina, tra loro pure un ragazzo di nome Ciccio e di cognome Currò, vennero a vederlo. Un giovedì, è la fine degli anni C‌inquanta, il Pizzo Calabro è impegnato in amichevole al Celeste contro il Messina, a fine partita Polizzo resterà in Sicilia. 

Dall'esordio contro Hamrin alla Massiminiana con Anastasi 

Nel 1960, appena ventenne, fa il suo esordio con le altre promesse in Coppa Italia. Al Celeste c'è la Fiorentina di Albertosi e Hamrin, tanto per citarne due di quello squadrone. I viola vinsero facile, il Messina segnalò Piero Dotti per la cessione ma piacque quel numero 4 che non aveva paura dei campioni sotto gli occhi dei tifosi dal palato fine perché se sbagliavi un passaggio non ti perdonavano. In Toscana andrà l'anno dopo ma non a Firenze. Quattro presenze tra i cadetti e il prestito in massa dei ragazzi all'Arezzo, Polizzo compreso. A piazza Stazione scende dal treno, partito da Arezzo, Umberto Mannocci, che ci mise 24 mesi per la storica  prima promozione in A dell'Acr. Polizzo inaugurò con i compagni siciliani il nuovo stadio toscano, in campo per il taglio del nastro il presidente del Consiglio Amintore Fanfani dodici mesi dopo gli scontri di piazza seguiti al governo Tambroni). "L'Arezzo mi voleva a titolo definitivo, il Messina disse no e a novembre mi misero fuori rosa, volevo andare al Lardarello in D dove giocavano altri compagni ceduti in prestito come me". Tutti quei ragazzi rientrano in Sicilia nel '62 ma non per tirare il Messina in A. Due anni vissuti tra Barcellona e Milazzo e Lorenzo Vellutini che dieci anni prima difendeva i pali di via Oreto, tecnico a Catania, fa un balzo per deviare la carriera di quel lungo ragazzotto: "Voglio Polizzo alla Massiminiana". E' il 1964, dopo Angelo e Salvatore, è l'anno di Pippo alla presidenza dei catanesi; era il fratello maggiore dei costruttori, era lui a pagare gli stipendi e a occuparsi di uscire i quattrini mentre gli altri due decidevano tutto il resto. "Vincevamo e volevamo essere pagati, così nei bagni del Cibali quando u "zu Pippu" andava a far pipì gli mettevo le mani in tasca...per me e per gli altri compagni, prendevo 100mila lire al mese più vitto e alloggio e anche degli anticipi che quando stavo per lasciare la società mi disse che me li avevi lasciati e di non averlo fatto fesso, quando arrivai a Catania mi diede del tubercoloso perché ero molto magro, l'ho fatto ricredere subito, era una persona eccezionale". Più che incontri di calcio in campo erano sfide tra greci e persiani, indimenticabili quelle con l'Internapoli, il club del Vomero dove militavano Giorgio C‌hinaglia e Pino Wilson. Tra '64 e '66 in quella Massiminiana che ottenne la promozione in C Polizzo, da mezzala, serviva assist al bacio a Pietro Anastasi e al Cibali si sfioravano i 30mila spettatori quando il Catania contava poche migliaia di tifosi. "Pietro segnava sempre, i difensori avversari non potevano nulla, era un iradiddio, un amico, un fratello per me, quando il Varese giocò in Sicilia contro il Catania vennero ad acquistarlo, Massimino voleva cinquanta milioni, gli fecero un assegno da 45 milioni da prendere subito, mediai con il presidente per far partire Pietro con dei soldi per affrontare la nuova avventura, ogni volta che finiva la partita con la Juventus mi telefonava per invitarmi a mangiare ad Acireale, siamo stati a pranzo due giorni dopo la finale degli Europei a Roma nel '68, lui veniva da una famiglia povera dove la carne era un lusso, alla Massiminiana lo aiutai a sfondare e lo meritava per le qualità umane e tecniche e Pietro non si dimenticò mai di me, acquistò casa anche a Rometta, la sua morte segnò la mia vita come quella di Franco Scoglio, erano due fratelli per me". 

Gli anni Settanta al Messina, a 42 anni in campo nella Gioiese di Scoglio 

Nel 1970 Tonino Colomban chiede e ottiene il suo ingaggio al Messina. Polizzo ha già 30 anni e si fa crescere capelli e baffi e oltre a mettere paura in campo solo a guardarlo era il prototipo dei giocatori del tempo. Serve uno come lui in C, il centrocampo è suo. Quegli anni sullo Stretto non cambiano la storia calcistica della società che naviga a vista ma nella stagione 1974-75 fa la conoscenza di Franco Scoglio che siede in panchina e ha un anno in meno di Polizzo. Nascerà un'amicizia eterna. Scoglio non schierava solo lo stesso undici, schierava sempre il suo undici, non c'erano cambi in stagione da programmare. Mai. Polizzo è uno degli undici. "Quel primo Messina di Scoglio non fu esaltante, venne anche esonerato". La carriera del cosentino pareva scivolare lentamente alla fine. E invece è un altro inizio. Quattro anni al Provinciale da giocatore-allenatore nel club rionale che sfiorò la promozione in C contro il Paternò (una Massiminiana messinese senza le risorse economiche dei costruttori catanesi ma con le sole forze di un nutrito gruppo di commercianti). Polizzo nel 1979 ferma la palla, nel 1981 lo chiama al telefono l'amico trainer, lo vuole alla Gioiese ma non per fare il vice, per giocare. A 42 anni Polizzo è promosso in C2 con i viola calabresi. "Franco mi faceva giocare anche da fermo, c'è stato un momento che non reggevo, camminavo su una gamba, mi dovetti operare di ernia dopo un infortunio a Scafati, e Scoglio la domenica mi schierava titolare, era così, non cambiava squadra". 


1984: Polizzo convince Massimino e nasce il nuovo Messina

Non può più giocare, dopo Gioia Tauro, a 42 anni, deve lasciare il campo. Polizzo gestisce un bar in Centro a Messina e organizza tornei giovanili al Celeste. Salvatore Massimino, il fratello di Pippo, lo chiama al bar, lui non c'è. "Lo richiamo, mi fa capire che vorrebbe acquistare il Messina e voleva fissato un incontro con l'allora presidente Michelangelo Alfano". Polizzo è il vero mediatore di quella trattativa lunga per fatica ma di breve durata. Il sindaco democristiano Antonio Andò sta per rientrare da Roma, non era dal barbiere Pasquale Squadrito, e a Palazzo Zanca con il presidente del Coni Giovanni Bonanno, Maiorana e Santamaura comincia la conta dei debiti. Nei primi incontri sono 470 milioni di lire ma il crack passa presto a 700, i debiti salgono di ora in ora e Massimino sta per rinunciare. Alla fine, su pressing dei tifosi, l'accordo si chiude: la cifra finale è un miliardo e 100 milioni e all'emissario della Lega pronto ad annunciare il fallimento vengono versati dentro pagine di un giornale 400 milioni in contanti per fermare la messa in liquidazione. Le strette di mano determinanti in villa a Taormina dove Franco Scoglio attendeva poco distante in un albergo. Eh sì perché Polizzo dopo aver convinto Massimino che Messina aveva in dote 25mila abbonati, cifre da Napoli, aveva pronto pure l'amico allenatore. "Gli unici giocatori che acquistò Massimino a Scoglio furono Romolo Rossi e Catalano e cominciarono le liti, già al ritiro di Camigliatello, il presidente pensava di gestire la Massiminiana, volevo fargli capire che il Messina era un'altra cosa, che non poteva gestire tutto lui come faceva con il fratello Angelo". In quei due anni di gloria, primo anno terzi dietro Palermo e Catanzaro in C1 e il secondo promossi come un intercity con il Taranto, Polizzo era l'emissario di Massimino per convincere vecchi e nuovi giocatori. Andò di notte a caccia di Catalano che non era in vacanza a Praia a Mare ma rimasto ad Agrigento con la ragazza, fece svegliare sempre di notte in albergo Romolo Rossi che non voleva rinnovare il contratto, a Benevento sfidò il presidente campano per non farsi soffiare Nicolò Napoli fresco di svincolo dai campani. Il rapporto con Scoglio diventava di cemento armato. "Lui studiava le squadre avversarie come nessuno, si chiudeva in stanza all'hotel Europa o e non poteva entrare nessuno tranne me, Filippo Ricciardi e Ciccio Currò, lasciava a noi gestire i ragazzi fino a dopo pranzo, il giorno della partita parlava alla squadra, segnava tutto nei suoi schemi, era tutto studiato a tavolino come i gol su corner, anche alla Gioiese era così, creava un suo gruppo e li schierava pure "cadaveri", a Schillaci che aveva difficoltà in quegli anni a comprendere quelle lezioni consigliai di iniziare a passare la palla e dribblare meno: una volta in area tirare, da qualsiasi posizione".

La rottura con Turi Massimino, l'addio al calcio

"Non ho completato la stagione della promozione nel 1986, forse non tutti lo ricordano, litigai con Massimino che mi spedì allo stadio il telegramma di esonero, non lo meritavo, mi accusava di essere schierato con i giocatori per strappare i premi partita, gli risposi che il Messina era dei messinesi e che lo stadio era sempre pieno, prima della gara di Coppa Italia contro la Roma ci fu un primo confronto con me e alcuni giocatori nel ritiro di Monforte San Giorgio, voleva licenziare Scoglio perché non lo accontentava nella formazione, figurati se uno come Scoglio che con i presidenti era costantemente contro l'avrebbe accontentato". In Puglia, in ritiro, il fratello-allenatore minaccia di andare a Foggia portandosi dietro Rossi e Bellopede. A Barletta in una serata bagnata da vino rosso i rinnovi contrattuali per tutti tranne per Scoglio (fu l'ordine di Massimino)...ma il mattino seguente al campo d'allenamento non si sa come il contratto dell'allenatore venne confermato. Anche per lui come per gli altri e con cifre più rotonde. "Scoglio era un fratello, anni dopo chiese a me e Ciccio Currò di seguirlo al Genoa, non andai, non andammo, la mia vita era qui, a Messina". Oggi Polizzo non insegue più in piena notte i calciatori, ha quattro figli e nove nipoti ai quali raccontare ancora tanto della sua vita sportiva. Cominciando da quella foto di Anastasi appesa al muro. 

(Si ringrazia Nino Martorana per l'utilizzo delle foto di Franco Polizzo al Messina e al Provinciale) 

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