Il grande Torino del Messina, gloria e tragedia sportiva di rigore

I tornei da bambini in spiaggia con Buonocore e un figlio trequartista che somiglia all'amico di sempre, i contratti strappati per restare in giallorosso, il tuffo di Sansonetti che gli cambiò la carriera sportiva. L'attaccante dal 2001 non è più tornato in città ma i ricordi, come le lettere, non si dimenticano

L'esultanza di Vittorio Torino dopo un gol al "Celeste"

"Nonostante la loro intrinseca crudeltà tutti amano i calci da rigore: ogni giocatore e ogni tifoso hanno una storia da raccontare: ricordano i migliori e i peggiori. Una prova di tecnica e nervi. E' l'essenza stessa del gioco". Non ho chiesto a Vittorio Torino se abbia letto "Undici Metri. Arte e psicologia del calcio di rigore" del giornalista sportivo Ben Lyttleton. Un rigore può decidere la storia di una partita e se fondamentale il destino di un campionato. Torino sostiene che cambiò la sua carriera. Ci torneremo al 12 maggio 2001 ad Avellino quando il 47enne attaccante napoletano (volto da pugile come il concittadino Patrizio Oliva ma casa a Ravenna, terra dell'altro boxeur Francesco Damiani) ebbe il faccia a faccia con Marco Sansonetti. Per Torino 19 anni fa c'è un prima e un dopo quegli undici metri che neppure Lyttleton potrebbe interpretare in un suo libro. Roberto Baggio e Franco Baresi possono dire lo stesso del 1994 cosa sarebbe stata la loro carriera con un campionato del mondo vinto? (A dire il vero il secondo ce l'ha in bacheca ma da convocato in Spagna '82). La risposta è scontata, la carriera dei due strepitosa. "I rigori non li sbaglia solo chi non li tira" - risponde Vittorio in casa per l'emergenza coronavirus, lui resterà uno dei calciatori più amati sullo Stretto. Per chi era un piccolo tifoso a fine anni Novanta lui era l'idolo (due promozioni e più di cinquanta reti in tre stagioni giallorosse) al punto che un bambino gli scrisse una lettera molto privata che conserva. A proposito di ragazzini Gabriele Torino di anni ne ha 15, gioca nel Bologna, è un trequartista, all'occorrenza seconda punta, e papà Vittorio lo disegna così: "E' più forte di me per qualità tecniche, potrebbe somigliare a Enrico (Buonocore, padrino di battesimo del ragazzo e amico di vita del padre) ma più veloce di lui".

I primi passi ad Avellino e l'ultimatum alla Cavese 

Avellino divide la storia, Avellino scrive la prima pagina: "Avevo 19 anni, ero andato in ritiro con la prima squadra in B, Ciccio Graziani allenatore, era giugno 1992, contro il Cesena di Amarildo che segnò il gol partita al Partenio, fu quello il mio debutto". Ma un napoletano di belle speranze come mai non comincia nel settore giovanile della sua città? "Perché si diceva che al Napoli andassero solo i raccomandati, scelsi Avellino che era l'altra opzione". La società irpina in possesso del cartellino inizia a farlo girare, ogni anno una squadra (Savoia, Potenza, Trani e Ischia) e Cava dei Tirreni nel '95, campionato dilettanti, ma fu la svolta perchè altrimenti Torino non sarebbe qui a parlarci: "Il mio procuratore, Lino Perrelli, disse: Vittorio o cambi testa o puoi ritirarti, con le tue qualità che ci stai a fare qui? Fu l'ultima occasione, era come un padre per me, lo tenni come agente fino alla fine, segnai 26 gol su 31 totali della squadra, la Cavese si salvò e io...". Triplo salto in avanti, a Ravenna in B (contratto già firmato a febbraio) trova Buonocore e un organico di grandi firme come Beppe Iachini e Lamberto Zauli. Ma l'amicizia con il fantasista nacque molto prima. "Da ragazzino andavo a Ischia in vacanza con la famiglia, lui è di lì, giocavamo i tornei nella spiaggia di San Pietro, faceva vedere cose incredibili". A Ravenna Alfredo Novellino lo manda in campo contro la Salernitana, lui, ex Cavese, segna il gol vittoria. L'anno dopo, 1997, altra squadra: C1 col Gualdo Tadino. "Ci fu il terremoto in Umbria, dormivamo nella tendopoli, sfiorammo la B eliminati a play-off dalla Nocerina ma se andavamo noi in finale con la Ternana la spuntavamo, allenatore Walter Nicoletti che si è spento pochi mesi fa, grande tecnico e grande uomo".

I tre anni a Messina interrotti dal rigore al Partenio 

A Nocera in tribuna Nicola Salerno e Ciccio La Rosa, erano lì per la partita e per lui, e stavano organizzando la squadra per la prima C2 dell'era Aliotta. "Mi spiegarono il grande progetto, non me lo feci ripetere due volte, a Messina appena arrivato sentivo il calore del pubblico, c'era un entusiasmo travolgente non paragonabile con nessuna delle piazze dove ho giocato, Messina è un'altra cosa". Primo anno in C2: 35 presenze e 25 reti in un campionato vinto dal Catania per un solo punto e perso dalla squadra di Stefano Cuoghi a Lecce nello spareggio finale contro il Benevento: "Se avessimo avuto più punti a inizio campionato...Ruisi pagò per colpe non sue, eravamo una squadra nuova, appena trovammo l'assetto e cambiammo schema nel 3-5-2 volammo, ricordo che quella finale con il Benevento la giocai con un'infiltrazione, avevamo conquistato la città con un grande girone di ritorno, stadi sempre pieni, una meraviglia i nostri tifosi a Lecce e ricordo che si dormiva poco...". La delusione solo rimandata, Torino trova casa a Messina e non cambia maglia (per la prima volta in carriera) Buonocore acquistato nel mercato di riparazione e il campionato 99-2000 già scritto in partenza: Messina primo con settanta punti e promozione in C1 veloce e tranquilla. Cosenza, Pescara e Salernitana avevano i contratti pronti per portare Torino in B ma lui voleva arrivarci con il Messina e giocarla con il Messina. "Strapparono quei fogli, non firmai, l'anno dopo in C1 c'entrammo la promozione in B ai play-off contro il Catania, un'annata incredibile, vinse il campionato il Palermo ma lo battemmo tre volte su tre compresa la Coppa Italia, eravamo noi i più forti, segnai il gol più bello della mia carriera proprio a Palermo tornando a vincere dopo 40 anni". L'ultima giornata di campionato il dramma sportivo. Avellino già qualificato ai play-off, se il Messina vince al Partenio va in B grazie ai punti degli scontri diretti favorevoli sui rosanero. Partita strana, brutta, che il Messina dovrebbe chiudere presto e invece e al fotofinish, sullo 0-0, Torino si fa parare un penalty passato alla storia da Marco Sansonetti. I suoi rigori erano sempre forti e centrali, stavolta all'angolo sinistro del portiere. Perché? "In quel momento mi sentivo di fare così, Sansonetti mi conosceva perché eravamo stati compagni al Potenza, lui è stato bravo a intuire e deviare, certo che se avessi fatto quel gol non mi spostava più nessuno da Messina, sono entrato in difficoltà psicologica perché mi sentivo responsabile, quel rigore ha cambiato la mia vita sportiva, mi sono pure infortunato, con la testa non c'ero, ad Ascoli in semifinale play-off non giocai, non mi ero ripreso, al ritorno distorsione alla caviglia destra, ho recuperato malissimo, al ritorno in finale con il Catania andai in panchina, con la promozione mi sono scrollato un grande peso, ci rovinarono la festa per il gravissimo episodio al povero Tonino Currò". Finisce la storia a Messina.

A La Spezia, gli attriti con Cuoghi

"Ci rimasi male, preciso che mi volle cedere la società, doveva fare cassa, un miliardo e mezzo per la comproprietà e a me fecero un contratto faraonico ma volevo restare a Messina, mi ero guadagnato di diritto la B, fecero una squadra incredibile in C1 con il presidente Angelo Zanoli, allenatore Mandorlini, ma non c'ero con la testa, con la mente ero ancora a Messina, avevo pure la caviglia destra sempre fuori posto, tornai ad Avellino dove finisco fuori in allenamento, un'entrata assassina alla solita caviglia destra". L'anno dopo ancora Spezia in C1 con tecnico Fabio Brini che venne esonerato alla prima giornata (senza spiegazioni) e si rivede Stefano Cuoghi, l'allenatore della prima promozione a Messina. "Nelle prime partite mi dà fiducia e poi, senza motivo, finisco fuori rosa insieme a Fabrizio Lorieri, Giovanni Pisano e Parlato, fu il volere dell'allenatore e ancora oggi non so perché, per mesi guardavo gli altri giocare, mi voleva il Mantova ma non andaì per puntiglio".

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Gli ultimi tre anni a Legnano in C2 "feci bene, squadra giovane a lottare per i play off" poi Nocerina e chiusura ad Andria a 33 anni. "Avevo problemi alla schiena, non reggevo più gli allenamenti, ho giocato nelle serie minori ma senza l'assillo delle fatiche settimanali. Oggi il grande Torino è osservatore per il Bologna e insegna ai ragazzini della Scuola Calcio di Porto Fuori, nel Ravennate. A Messina il bomber non è più tornato, sono passati 19 anni. "Ho tanti amici, conto di rivederli quando l'emergenza coronavirus terminerà, se parliamo oggi di calcio a Messina non parliamo di calcio, la città non può avere due squadre, il Messina deve avere una sola squadra, una società seria, ci vogliono investimenti, la tifoseria merita tanto, mi dispiace per loro, se rileggo la lettera di quel bambino messinese che oggi sarà grande mi commuovo..."
 

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