Medicina sempre più lontana dal paziente, dibattito fra luci e ombre sulla sanità in Sicilia

Carenze di figure spiacialistiche, bisogno di umanizzazione ma soprattutto di formazione per il personale. Proposte e analisi all’evento organizzato dalla Federspev

Di “diritto alla salute” si è discusso il 19 novembre nell’Auditorium dell’Ordine dei Medici di Messina. L’evento, organizzato dalla Federspev, è stato preceduto da una relazione del presidente della sezione Messina Antonino Arcoraci, che ha tracciato il quadro complessivo della Sanità in Sicilia tra luci e ombre, in occasione del quarantennale dall’emanazione dell’833/78, Legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale.

A dominare sul resto, la necessità di raggiungere un equilibrio tra l’art. 32 della Costituzione e il cosiddetto “pareggio di bilancio” (sancito dal nuovo art. 81 della Costituzione modificato con la Legge Costituzionale n° 1/2012).

Validi spunti di riflessione sono stati forniti dagli interventi del presidente dell’Ordine dei Medici Giacomo Caudo, del direttore generale dell’Asp Messina Paolo La Paglia e del Coordinatore del Tribunale dei Diritti del Malato  Giovanni Frazzica.

Caudo si è particolarmente soffermato sulla criticità rappresentata dalla carenza di medici negli organici ospedalieri, da correlarsi alla mancanza di figure specialistiche, considerato che l’accesso ai pubblici concorsi in sanità non è consentito senza titolo di specializzazione. Per quanto in particolare riguarda anestesisti e radiologi, alcune Regioni si vedono costrette a richiamare professionisti in quiescenza o a destinare a incarichi temporanei specializzandi in formazione. Tanto è dovuto al “gap” esistente tra numero di laureati e numero di borse di specializzazione, con il risultato che negli ultimi anni circa diecimila medici sono stati costretti a emigrare in altre nazioni d’Europa (specie Germania e Regno Unito) per trovare lavoro.    

La Paglia ha segnalato la necessità di una lettura più attenta dei bisogni del territorio, citando come esempio la recente conversione della vecchia struttura ospedaliera “Cutroni-Zodda” di Barcellona P.G. in centro oncologico; tanto per offrire riscontro a una popolazione nella quale si è registrata nel tempo una crescente incidenza di neoplasie legate al rischio ambientale ivi presente.  

Una lancia in favore dell’“umanizzazione” della medicina è stata spezzata da Giovanni Frazzica, il quale ha sottolineato come sempre più, in tempi recenti, la medicina si sia allontanata dal paziente, specie negli ospedali e nelle cliniche. Un residuale rapporto “narrativo” tra medico e paziente permane negli studi dei medici di famiglia i quali rappresentano – secondo Frazzica – l’ultimo avamposto eretto a tutela del paziente e della sua dignità. Persone e non numeri, inutile ribadirlo, devono essere gli attori di un circolo virtuoso che rilanci, insieme ad efficacia ed efficienza, anche empatia e solidarietà.

A fronte, insomma, di una sempre maggior difficoltà di gestire il Fondo sanitario contemperandolo alle esigenze del territorio, non si può nascondere il fatto che una migliore organizzazione dei servizi sanitari potrebbe imprimere una svolta alla sanità siciliana. Questo potrebbe consentire di superare la forbice esistente tra Sicilia e altre regioni (come Lombardia e Trentino) rispetto alle quali abbiamo un’aspettativa di vita inferiore a 3 anni (80 contro gli 83 di vita media).

Un valore particolare è stato assegnato alla formazione dei medici, ottenibile mediante un adeguamento del numero delle borse di specializzazione a quello dei laureati, in uno con la proposta d’istituzione su tutto il territorio nazionale di corsi di “medicina narrativa”, al fine di rafforzare sempre più l’empatia che deve vigere nel rapporto medico-paziente.  

L'incontro è stato moderato dal medico e giornalista Peppe Ruggeri.

  

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