La forma delle idee

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Architettura arabo normanna, le quattro matrici che il mondo ci invidia

La Chiesa dell'Abbazia di San Pietro a Itala, quella di San Pietro e Paolo d’Agrò a Casalvecchio, la “poetica” di San Maria di Mili e l’austera S.Filippo da Fragalà a Frazzanò. Uno stile architettonico autoctono che è innovazione e al tempo stesso comprensione. Archetipo della Sicilia

La chiesa di San Pietro ad Itala

L’architettura Arabo Siculo Normanna è un sommo esempio di architettura inclusiva che offre nuovi stilemi che sono la sintesi di cifre esogene e di codici locali mantenendo continuità con la tradizione ma evolvendo il preesistente. Un’architettura nuova che assorbì la tradizione greca, quella bizantina, quella araba, fondendole con il Romanico del nord Europa, raggiungendo semantiche architettoniche che restano ancor oggi insuperate.

Uno stile singolare, ieratico e dinamico al tempo stesso. Una marca che adatta segni di eterogenea estrazione multiculturale al costume cristiano. I Normanni svuotarono il simbolismo spirituale dei segni precedenti ma mantennero l’ubicazione dei luoghi di culto, riproponendo ovunque stilemi conosciuti in versione cristiana.

Così portarono a compimento l’accordo fatto con il Papa: latinizzare l’isola, se pur con la Apostolica Legazia, cancellando totalmente il culto arabo e i residui di quelli precedenti.  In Sicilia non è rimasta traccia di nessuna moschea, solo a Palermo ne furono distrutte circa 300.

Ormai da secoli l'Architettura Arabo Siculo Normanna è l'archetipo più forte della Sicilia. I suoi segni, alcune sue forme, sono il significante più forte dell'identità isolana. Sono,  indiscutibilmente, il marchio dell’identità culturale della Sicilia. Uno stile architettonico autoctono che è innovazione e al tempo stesso comprensione. Innovazione è non novità (evoluzione dell’esistente). Comprensione è non nuovo senso. Tutti elementi sui quali si fonda il suo grande valore artistico e culturale universalmente riconosciuto. È l'espressione più efficace della secolare multiculturalità siciliana, vera essenza di un’isola che di fatto è un grande arcipelago culturale.

Le matrici di una grande bellezza

Questa grande esperienza espressiva ebbe inizio con lo sbarco dei normanni a Messina nel 1061. Ruggero e Roberto d’Altavilla trovarono un vasto patrimonio stilistico, da coniugare al loro bagaglio estetico che via via si erano formati lungo il loro epico cammino fatto di battaglie, di scontri politici e militari, che dal nord Europa li condusse fino al cuore del mediterraneo.

La campagna di conquista dell’isola del Conte Ruggero partì da Messina prendendo due direzioni: una verso Catania e la Val di Noto e l’altra verso la Valdemone, Palermo e la Val di Mazzara. Le prime opere di Architettura Arabo Siculo Normanna furono realizzate durante l’avanzata prudente del Conte e sono espressione di un primo momento di comprensione e di adattamento alle culture locali e di una cauta affermazione su di esse. 

Dal punto di vista lessicale rappresentano un’espressione prototipa, una vera e propria palingenesi, di quello che sarà la sofisticazione panormita di questo stile. Le opere che Ruggero I realizzò nell’attuale provincia di Messina rappresentano un autentico laboratorio sperimentale che si specializzò nella realizzazione di una serie di abbazie politicamente strategiche. Senza questa sperimentazione forse non avremmo avuto la magnificenza stilistica della Cattedrale di Cefalù, il duomo di Monreale, la Cappella Palatina e tutte le fantastiche ecclesie munite di cui Palermo e la Val di Mazzara sono inflazionate.

Le architetture della prima fase, erette nel territorio peloritano, rappresentano la matrice austera, il prototipo tecnico dello Stile Arabo Siculo Normanno che sarà il marchio del Regno di Sicilia a partire da Ruggero II.

Sono tesori architettonici di notevole valore culturale, di ammirevole abilità artigiana e di grande valore artistico come: la Chiesa dell'Abbazia di San Pietro a Itala, che rappresenta l’apice di una evoluzione tecnica, che successivamente sarà raffinata, ingentilita, abbellita, ma mai più superata; la Chiesa dell'abbazia di San Pietro e Paolo d’Agrò a Casalvecchio, con la sua ansiosa e ritmica policromia interpretata in modo marziale, che si impone come una delle architetture più importanti di tutta la Sicilia, non solo normanna;  la poetica Chiesa dell'Abbazia di San Maria di Mili, il prototipo per eccellenza e l’austera e suggestiva Abbazia di S.Filippo da Fragalà a Frazzanò.

Quattro autentici gioielli che rappresentano l’inizio di una conquista militare per conto del Chiesa che con la cristianizzazione dell’isola importò anche il feudalesimo. Ognuno di questi condottieri ebbe in premio l’investitura di un feudo. Divennero padroni della Sicilia. Furono la prima aristocrazia, i primi nobili latifondisti. Furono di fatto la progenie di quel baronato che per secoli sottomise la popolazione isolana forgiandone la mentalità fatalistica e sviluppando quei tanti inevitabili comportamenti strategici di difesa che oggi contrastano con la civiltà e sono spesso elementi che frenano un roseo sviluppo delle grandiose potenzialità di questa terra.

Tutte queste dinamiche perniciosamente contradditorie si tradussero nei termini di una bellezza assoluta costruita con le armi, praticata con la forza, contrattata con l’abilità politica e con la negoziazione.

L’Architettura dei Normanni in Sicilia è espressione di tutto questo.

La forma delle idee

L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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