La forma delle idee

La forma delle idee

Il Tempio di San Giovanni di Malta a Messina e la burla di Michelangelo

Un simbolo del Buonarroti su Porta Pia per “ricordare” al Papa che era solo il “nipote di un barbiere” finisce anche in un edificio realizzato dal suo discepolo Jacopo del Duca. Una smacco in piena regola. Ecco come e perchè

San Giovanni di Malta a Messina, opera di Jacopo del Duca

Il Manierismo fa riferimento ad uno stile di transito tra l’architettura rinascimentale e quella barocca. Un’esperienza espressiva che nasce da alcuni grandi architetti italiani ai quali il canone rinascimentale cominciava a stare stretto. Grandi artisti dalla creatività sfrenata che sentirono il bisogno di derogare i canoni classici con nuove suggestioni e nuove dimensioni emotive vincendo la sterilità del mero esercizio esecutivo del classicismo. Maestri capaci di improvvisare in modo magistrale sui sacri canoni classici, facendo come quando i grandi jazzisti improvvisano con la musica classica. Un rifiuto che si caratterizzò con un forte contrasto tra la norma e la deroga. Il Manierismo (alla maniera di….), in Italia produsse autentici capolavori dell’architettura universale come: la Galleria degli Uffici di Firenze (Giorgio Vasari); la Basilica di Vicenza (Andrea Palladio); Palazzo Te a Mantova (Giulio Romano); Palazzo Massimo alle Colonne di Roma (Baldassare Peruzzi); La Loggia del Campanile di San Marco a Venezia (Jacopo Tatti detto il Sansovino); Palazzo Farnese a Caprarola (Jacopo Barozzi detto il Vignola); ecc.  Su tutte queste opere spiccano quelle di Michelangelo Buonarroti, che si può considerare il genio del Manierismo italiano: la Biblioteca Laurenziana e la Sacrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze; Piazza del Campidoglio, Palazzo Farnese, la Cupola di San Pietro e in ultimo Porta Pia (quella della famosa breccia) a Roma.

Porta Pia

Porta Pia, realizzata tra il 1561 e il 1565, fu una delle ultime architetture del Buonarroti, un’opera che rappresenta la sintesi più lucida ed equilibrata del Manierismo Romano.  Nel 1560 Papa Pio IV, ripensando ad un nuovo riassetto urbano della città, previde di aprire una nuova porta a Nord-Est lungo le Mura Aureliane, in sostituzione della ormai vecchia Porta Nomentana, affidando l’incarico ad un Michelangelo ormai vecchio (aveva 85 anni e morirà tre anni dopo l’inizio dei lavori). Il grande architetto toscano propose al Papa tre progetti: due celebrativi, fastosi e di notevole valore artistico ed uno di ripiego, più povero ed economico. Il Papa scelse, non certo per motivi economici, il progetto più semplice, dando così prova di non essere in grado di capire il valore dei progetti scartati. La scelta al ribasso e la mancanza di sensibilità artistica di Pio IV contrariarono molto Michelangelo.

Contrarietà che fu aggravata dalla pretesa, di cattivo gusto, che sulla porta campeggiasse un gruppo marmoreo con lo Stemma Mediceo, per sottolineare e celebrare l’appartenenza del pontefice ad un casato così nobile e illustre. Michelangelo plasticizzò la sua irritazione aggiungendo nel prospetto rivolto verso la città, un modello decorativo inedito, totalmente nuovo nella forma e nei suoi elementi. Un modello che resterà unico nella produzione michelangiolesca e che mai più sarà usato in architettura: un tondo circondato da una fascia pendente con al centro un piccolo parallelepipedo. Pio IV, al secolo, Giovanni Angelo Medici di Marignano, milanese, vantava di appartenere al casato dei Medici. La circostanza non garbava molto al talento fiorentino, poiché era noto a tutti che il ramo mediceo milanese avesse come capo stipite un avo del Papa, di fatto un barbiere, che con uno stratagemma riuscì ad acquisire il titolo nobiliare e l’appartenenza al blasone mediceo.

Ultimata la fabbrica, tirati giù i ponteggi, sul prospetto verso la città, sopra il gruppo marmoreo con lo stemma papale che sovrasta lo scudo mediceo a sei palle, sostenuto da due figure alate, apparve uno strano particolare architettonico: un tondo cavo, circondato da una fascia pendente fronzuta, con al centro un piccolo blocchetto. Un significante che rimanda in maniera lampante all’idea di una bacinella per la barba con attorno un’asciugamani con frangia e al centro una saponetta. Una burla con la quale Michelangelo scolpì, ad imperitura memoria, il suo sdegno verso il papa, dicendogli: “altro che papa mediceo, ricordati che sei nipote di un barbiere! ”. I geni, sono geni anche per questo.

Durante i lavori Michelangelo si avvalse della collaborazione del suo amato ed unico discepolo: l’architetto Jacopo del Duca, al quale, dopo la sua morte, toccò di completare l’opera. Jacopo, nato a Cefalù nel 1520, fu l’unico interprete dell’autentica cifra michelangiolesca realizzando opere come: Porta di San Giovanni, Santa Maria in Trivio, Santa Maria di Loreto, Palazzo Cornaro Pamphilj a Roma; San Giovanni di Malta a Venezia e il Tempio di San Giovanni di Malta a Messina. Quest’ultima opera oggi è ubicata a fianco del palazzo della Prefettura. L’edificio sorge sulle vestigia di un’antica abazia benedettina. Jacopo il siciliano a Messina realizzerò anche due grandi opere che qualificarono l’architettura della città per quasi due secoli: La Loggia dei Mercanti e la Porta della Loggia, entrambe distrutte dal terremoto del 1783.

San Giovanni di Malta a Messina

La chiesa di San Giovanni di Malta, consacrata nel 1591, è un autentico gioiello architettonico, caratterizzato da una semantica, che declina i chiari verbi del manierismo michelangiolesco. Ad un attento osservatore non può sfuggire come l’ordine superiore, le nicchie, il tessuto in laterizio, le proporzioni del prospetto e molti degli stilemi usati, riconducono inequivocabilmente ai linguaggi delle opere del grande fiorentino, cifre assorbite dall’architetto cefaludese.

Restando in tema di assonanze, in quest’opera si riscontra uno stilema che caratterizza in modo univoco la chiesa messinese. Si tratta dell’interpretazione di quel particolare architettonico che restò unico nel repertorio del Buonarroti, applicato solamente su Porta Pia, con il quale il maestro si fece beffa del papa. Un modello unico ed irripetibile, che Jacopo del Duca evoca nel partito architettonico del prospetto absidale di San Giovanni di Malta.

La campitura centrale, che fa da asse di simmetria, si caratterizza con una nicchia maggiore balaustrata, che fa da perno all’intera composizione del prospetto, la cui cornice è circondata da una fascia pendente, fronzuta, che richiama molto quella del modello di Porta Pia, ed in fondo alla nicchia vi è un tondo bordato, come un basso bacile. Un chiaro segno che ha una forte assonanza lessicale con il singolare modello che Michelangelo adottò nella Porta romana. Questa assonanza arricchisce di ulteriore valore storico il già notevole valore artistico e culturale del tempio messinese. Un elemento architettonico che altro non è che la plasticizzazione del pensiero di Michelangelo. Insomma, un frammento della grande storia dell’arte che finisce a Messina.

La forma delle idee

L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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