Il grande affare dei rifiuti in Sicilia, l'Antimafia: “Vent'anni di deregulation e illegalità”

Il settore che ha regalato miliardi alla mafia e debiti alle casse pubbliche, sotto la lente della commissione presieduta da Claudio Fava. Con queste vergogne

Claudio Fava

Dei quattro termovalorizzatori progettati dalla giunta Cuffaro a Casteltermini, Paternò, Palermo ed Augusta, alla fine non se ne è fatto niente. Ma non è mai partito neanche il progetto di inceneritore dei rifiuti proposto dalla A2A per trasformare la centrale a carbone di San Filippo del Mela, osteggiata dai cittadini per i rischi di inquinamento e alla fine bocciato anche dalla giunta di Nello Musumeci.

 “Così la Sicilia dopo venti anni si trova ancora a fronteggiare l’emergenza rifiuti”.

E’ questa l’amara conclusione della ponderosa indagine della commissione antimafia presieduta da Claudio Fava che ha passato in rassegna le problematiche del settore negli ultimi decenni per chiudere le centosettanta pagine di relazione con un monito: “Dopo vent’anni di impunita deregulation e di assenza della programmazione richiesta dalla disciplina ambientale, il tempo che ci resta è poco. Facciamone buon uso”.

Quello che emerge dalle quasi sessanta audizioni istituzionali è uno spaccato preoccupante: la politica al servizio dei quattro gestori privati delle discariche in Sicilia, senza mai uno straccio di programmazione. L’ultimo piano rifiuti prota ancora la firma di Totò Cuffaro. Per appaltare le piattaforme ecologiche di Messina, Gela e Palermo passano anni, ma il settore cresce, governo dopo governo, solo a colpi di ordinanze per fronteggiare l’emergenza. Una emergenza che ha precisi registi e burattinai, rileva la commissione antimafia. Si arrivano a sciogliere consigli comunali, come succede a Scicli o a Racalmuto, sol perché i sindaci di queste città non si piegano alla volontà dei gestori delle discariche: la commissione antimafia rileva lo sconcerto a leggere alcuni provvedimenti firmati dall’ex ministro dell’Interno Alfano, poi cancellati da sentenze della magistratura.

A Messina, la discarica  di Mazzarrà Sant’Andrea che serve oltre cento comuni, va avanti con le tangenti che i gestori privati elargiscono all’architetto Gianfranco Cannova, caposervizio dell’Assessorato al territorio e all’ambiente, referente anche della discarica Valanghe d’Inverno della Oikos del gruppo Proto a Catania. Per le proroghe dei volumi da abbancare, non solo bustarelle, ma anche prostitute. Il “Benefit” maggiormente richiesto per le nomine all’assessorato territorio e ambiente è “l’incompetenza”, rileva la commissione antimafia. I dirigenti  generali che si alternano ammettono di non capire nulla di ambiente e di fidarsi del lavoro “degli uffici”. Un “refrain sconcertante”, all’origine di una gestione improvvisata.

Uno spaccato raccapricciante che tocca il suo culmine con il governo Crocetta: il governatore viene nominato dal governo centrale commissario per l’emergenza e va al decimo piano dell’assessorato, senza neanche consultare l’assessore all’Energia Vani Contraffatto, un magistrato che dice a Crocetta: “Rischi l’arresto”. Il governatore sarà assolto dalle indagini sulla discarica Cisma di Mellili, dove si riciclano rifiuti pericolosi, ma su tutto il settore, nelle pagine della commissione aleggia sempre la figura del senatore Beppe Lumia, che entra in contrasto anche con il magistrato Nicolò Marino, promotore di una indagine ispettiva sulle proroghe sospette e sull’aumento dei volumi di abbancamento. Qui viene allo scoperto ancora una volta, rileva la commissione antimafia, la rete del sistema Montante, l’ex paladino di Confindustria, emblema dell’Antimafia regionale, sostenitore del governo Crocetta, che difende il numero due dell’associazione, Giuseppe Catanzaro. Come? Minacciando di dossieraggio l’assessore pro tempore Nicolò Marino. Si arriva così alla inquietante ipotesi di cartello, “mafia dei rifiuti”.

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Ma lo spaccato che preoccupa, in questa commistione di interessi che impasta l’associazione degli industriali con le associazioni criminali, è la costante della politica: nominare ai posti di vertice persone che non capiscono nulla della materia trattata. Lo ammette candidamente l’ex dirigente Sergio Gilardi, che dice: “Credo di essere stato messo a quel posto perché non mi intendo di rifiuti. Una volta venne un collaboratore e c’era bisogno di una “firmetta”, mi fece notare che la pratica interessava…Catanzaro, e io non capendo risposi: “Ma Catanzaro non è in Calabria?”. L’ultima nomina per la gestione post-mortem della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, al centro di tante indagini è stata affidata a Sonia Alfano.    

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