Gli aguzzini della novantenne tra i 1500 baby criminali adottati dallo Stato: report sulla delinquenza minorile

Città sotto choc per la violenza di sabato scorso. L'anziana ancora ricoverata al Piemonte con diverse fratture. Il prefetto annuncia provvedimenti, ma l'ultima analisi sulla criminalità minorile a Messina mette in cifre l'emergenza. I dati

L'orrore in quell'appartamento di via Tommaso Cannizzaro ha radici profonde. I due “ragazzi fuori” che sabato scorso si sono accaniti con violenza e sadismo sulla 90enne, addirittura stuprata da uno dei due secondo quanto emerso dalle indagini, appartengono a quell'esercito quasi invisibile di minorenni che escono dall'anonimato soltanto se responsabili di fatti di cronaca. 

Quanto accaduto all'anziana ha sconvolto una città intera. La donna si trova attualmente ricoverata all'ospedale Piemonte con fratture in varie parti del corpo che rendono riservata la prognosi, tuttavia non sarebbe in pericolo di vita. Per lei i medici hanno chiesto una consulenza al reparto di chirurgia maxilofacciale del Policlinico, resa necessaria dai traumi riportati al naso e allo zigomo che si aggiungono a quelli a scapole e costole. 

Troppi bimbi disagiati lontani dalla scuola e pochi assistenti sociali

Intanto, gli inquirenti stanno indagando anche sull'eventuale complicità di una terza persona mentre il gip ha convalidato il fermo per i due aguzzini di 14 e 17 anni.

Particolarmente colpita dalla vicenda è il prefetto Maria Carmela Librizzi. "Si è trattato di un episodio inaccettabile - precisa -  che dimostra il livello di degrado e disagio in cui alcuni ragazzi crescono. Stiamo elaborando un protocollo di concerto con il Tribunale dei minori per seguire meglio i casi più complessi, partendo da una normale segnalazione. Ma devo comunque sottolineare l'ottimo lavoro svolto dalle forze dell'ordine che in pochissimo tempo sono riusciti a catturare i responsabili. Alla base c'è un problema di educazione che va affrontato anche coinvolgendo le scuole".

Gli autori dell'aggressione sono poco più che bambini, già lontano dalle famiglie di origine e con il destino che sembra ormai segnato. Dall'altra parte c'è lo Stato, che fa le veci di genitore,  più o meno presente in base alle difficoltà di ogni singolo caso. 

“Quei ragazzi cresciuti come pitbull”

Ma chi sono e quanti sono gli adolescenti costretti a fare i conti con la giustizia mentre la maggioranza dei loro coetanei studia, fa sport o vive i primi amori?

Il report

L'ultimo report del Dipartimento Giustizia minorile e di comunità, aggiornato al 15 agosto 2019, fornisce un quadro dettagliato. 

Attualmente sono 1511 i minorenni e giovani adulti in carico ai servizi della giustizia minorile in Italia. In prevalenza maschi e di nazionalità italiana, divisi tra enti di prima accoglienza. comunità e istituti penali. Si rendono protagonisti soprattutto di reati contro il patrimonio, furti e rapine. Frequenti sono anche le violazioni delle disposizioni in materia di sostanze stupefacenti, mentre tra i reati contro la persona prevalgono le lesioni personali volontarie.

Droga, piazza municipio al centro dello spaccio di crack tra giovanissimi
 

Ma la maggioranza di loro non va in prigione.  E' infatti presa in carico dagli Uffici di servizio sociale per i minorenni. In questi centri i ragazzi sono sottoposti a misure eseguite in area penale esterna. La detenzione, infatti, si applica solo per i casi più gravi, solitamente lascia spazio a percorsi sanzionatori alternativi.

La presenza dei minori negli uffici di servizio sociale per minorenni (italiani e stranieri) è cresciuta seguendo un trend costante. In Italia si è passati dai 14744 ragazzini del 2007 ai 21.305 del 2018.

Nei primi otto mesi del 2019 risultano inseriti in questo percorso 18.439 minorenni. La maggioranza di loro sono maschi e di nazionalità italiana. 

Messina ne gestisce 428, un dato in linea con la media nazionale se si guarda alla densità abitativa. Reggio Calabria ne conta 381 mentre Catania e Palermo fanno registrare numeri più importanti: rispettivamente 1411 e 1108. 

Sono stati, invece, solo cinque i casi gestiti dai centri di prima accoglienza di Messina fino allo scorso agosto.

Si tratta di strutture che accolgono temporaneamente i minorenni fermati, accompagnati o arrestati in flagranza di reato dalle forze dell’ordine.  Il minore rimane nel Centro fino all’udienza di convalida, per un tempo massimo di novantasei ore. Successivamente il gip valuta se esistono elementi sufficienti per convalidare l’arresto o il fermo e decide sull’eventuale applicazione di una delle quattro possibili misure cautelari previste per i minorenni ovvero prescrizione, permanenza in casa, collocamento in comunità o custodia cautelare. 

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