Policlinico, anziana cade e sbatte violentemente la testa: oltre dieci ore in barella al Pronto soccorso prima degli esami

La denuncia di Pietro Currò sulla struttura in emergenza: “Attese al freddo e fra tante carenze”. Levita: “Troppi afflussi perchè la nostra struttura eroga servizi di qualità, paghiamo lo scotto di dover supplire alle carenze territoriali”

Pronto soccorso al Policlinico di Messina in piena emergenza.

Una situazione insostenibile per i medici ma soprattutto per chi ha la sfortuna di dover fare ricorso alle loro cure.

E’ la denuncia di Pietro Currò che ieri ha accompagnato la suocera ultranovantenne dopo un incidente domestico. La signora Giovanna era caduta sbattendo violentemente la testa. Corsa in ospedale con ambulanza e ingresso al pronto soccorso alle 17.56. Codice: giallo. Alle 10 e 30 di sera era ancora in una barella in attesa della Tac, spaventata, infreddolita, tra via vai di medici e infermieri che avevano altre emergenze. Uscirà dal Pronto soccorso solo alle quattro del mattino dopo una attesa di oltre dieci ore.

“Una’attesa vergognosissima – spiega Pietro Currò – che dà contezza di quanto sfasciata sia la sanità. Sembrava di essere in un girone dantesco. C’era davvero tanta gente e tutti in attesa da ore. Gente che sentiva freddo, ma mancavano le coperte e perfino i lacci emostatici. Si parla tanto di pronto soccorsi a rischio aggressioni e della necessità di una vigilanza armata perché è un posto in cui inevitabilmente chi porta persone care è destinato ad esasperarsi.  Non è facile vedere gente ferita, fragile, impaurita,  abbandonata per ore a se stessa in una barella.  Se le situazioni precipitano di chi è la colpa? Invece della vigilanza armata, mettere i medici nelle condizioni di lavorare non sarebbe meglio?”.

Secondo l’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) che ogni anno monitora lo stato di salute del sistema di assistenza e cure mette in evidenza come le attese siano lunghe sia per la prima visita, quella che passa tra la registrazione al triage e il controllo da parte del medico o di un infermiere specializzato, sia dopo che si è superato il primo scoglio.  Questo perché se il numero degli accessi al Pronto soccorso è elevato, quasi certamente lo è pure quello degli esami diagnostici e delle analisi che si svolgono all’interno del reparto con permanenze che superano anche le 24 ore.

I codici gialli, come quello della signora Giovanna, sono i più penalizzati. “Il nostro Pronto soccorso supplisce una serie di problematiche territoriali – spiega il direttore generale Antonino Levita  - Da noi, in una struttura complessa, dove possiamo erogare servizi di qualità, gli afflussi sono sempre tanti. E’ chiaro che quando diventano troppi si registrano rallentamenti nonostante abbiamo vari sistemi di compensazione. Il problema spesso è l’afflusso di persone che potrebbero magari effettuare controlli non in emergenza ma arrivano comunque al pronto soccorso”. Carenze di coperte e lacci emostatici? “Non mi risultano, non mi pare ci siano state queste segnalazioni. Verificheremo”.

Per la signora Giovanna la storia è a lieto fine ma se la caduta avesse avuto altre conseguenze? “Certo, oggi sarei andato a denunciare in altre sedi, certo delle mie ragioni”, conclude Pietro Currò. “Tra l'altro mi chiedo se è normale che per riportare la signora a casa dobbiamo pagare una ambulanza privata: 80 euro dal Policlinico a Contesse”

Nei giorni scorsi, un medico del pronto soccorso è stato aggredito dai familiari di un uomo che è morto in reparto. Alla dottoressa è arrivata la solidarietà di colleghi e soprattutto delle organizzazoni sindacali che hanno chiesto un incontro urgente con i vertici dell'azienda ospedaliera per affrontare proprio le difficoltà legate alla gestione del Pronto soccorso e sugli interventi da avviare per garantire maggiore sicurezza al personale e agli utenti.

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