Tesoro archeologico nelle acque dello Stretto, i carabinieri subacquei di Messina fermano i trafficanti d'arte

Il nucleo speciale che in questi mesi ha monitorato il sito ha trovato sui fondali materiale posizionato per raggiungere le antiche anfore. Oggi la rimozione delle attrezzature per mettere in sicurezza l'area

Oltre duemila anni sul fondale dello Stretto. Ma rischiava di rimanerci ancora per poco. Sono stati i carabinieri del nucleo subacquei di Messina a sventare l’ennesimo possibile furto archeologico di quello che può ormai definirsi un vero e proprio tesoro individuato dal sommozzatori nelle acque antistanti l’Arena di Reggio Calabria, la zona nota come il “Cippo”. A 49 metri di profondità ci sono anfore e parti di navi che risalgono all’età ellenistica.

Una scoperta sensazionale, che sta appassionando esperti e autorità competenti, segnalata ad agosto. Il nucleo speciale dei carabinieri di Messina  ha continuato a monitorare in questi mesi coordinati dall'archeologa Alessandra Ghelli. Controlli mirati alla salvaguardia del sito stesso che i militari hanno ormai contezza era finito nelle mire di trafficanti d’arte. Ieri mattina infatti, l’appuntamento insieme al gruppo di Tutela patrimonio culturale di Cosenza e i funzionari del Mibact  per effettuare un intervento in collaborazione finalizzato anche la rimozione di  materiale abusivo rinvenuto nei pressi del sito che lascia pochi dubbi sulla volontà di raggiungere le anfore e depredare l’area.

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