Commissione antimafia, “i dubbi” dell'avvocato Repici arrivano all'Ordine degli avvocati

Il presidente Fava segnala l'intervento del legale a un incontro per l'anniversario della strage di via D'Amelio, considerato “ridicolo nelle forme, offensivo nel tono e calunnioso nei contenuti”. Il caso

Ultimo, a destra, l'avvocato Repici all'incontro del 19 luglio

Una lettera all’Ordine degli avvocati di Messina per “cristallizzare” il comportamento dell’avvocato Fabio Repici, legale “storico” dei familiari di tante vittime di mafia, dal caso Graziella Campagna a quello di Beppe Alfano, il giornalista ucciso a Barcellona.

A inoltrarla, il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava che con una breve nota e tanto di registrazione-video, segnala un intervento pubblico dell’avvocato Repici, in via D’Amelio, il 19 luglio, organizzato dalle Agende Rosse di Salvatore Borsellino in occasione dell’anniversario della strage, in cui il legale attacca duramente l’operato della Commissione antimafia.

Nel suo intervento, ripreso integralmente dalla rivista Antimafia 2000 e da altre agenzie di stampa, Repici evidenzia come “sia stato scandaloso che la Commissione regionale antimafia, che si è occupata del depistaggio di via d'Amelio, non ha mai ascoltato Salvatore Borsellino. Sapete perché non è stato chiamato? – insinua il legale - Perché tra i collaboratori del presidente della Commissione vi è Vittorio Bertone, figlio del procuratore della Repubblica nisseno Amedeo Bertone. E' lui che ha omesso di convocare Salvatore Borsellino durante l'inchiesta. Vi è una cinghia di trasmissione tra la Procura della Repubblica nissena e la Commissione che convoca i testimoni. E questo non è normale e le dobbiamo dire anche se sono fatte da quelli che ufficialmente dovrebbe essere dalla ‘nostra’ parte”.

Non è mancata l’immediata  reazione del presidente della Commissione che ha definito  l’intervento “ridicolo nelle forme, offensivo nel tono e calunnioso nei contenuti” in una lettera indirizzata alla rivista che lo ha pubblicato. Fava anticipa anche che “l’avvocato Repici ne risponderà nelle sedi opportune”.

“Ritenere che la Commissione che io ho l’onore e la responsabilità di presiedere - scrive Fava -  sia legata da “una cinghia di trasmissione” ad una Procura, che siano altre - diverse dal sottoscritto e dal suo ufficio di presidenza - le persone che determinano l’agenda di lavoro della Commissione e, infine, che il dottor Vittorio Bertone, stimato professionista e mio collaboratore, sia la testa di ponte del Procuratore di Caltanissetta per subornare, condizionare o irretire la Commissione Antimafia dell’Ars è un'allucinata fantasia che non merita commenti da parte mia”.

Ma il presidente si dice anche addolorato dal fatto che nessuno tra presenti e organizzatori e la stessa testata abbiano sentito il bisogno di prendere le distanze da argomentazioni “grottesche”, “come se – spiega - accusare la Commissione Antimafia dell'Ars d'essere il giocattolino di un procuratore sia normale dialettica e non una forma irresponsabile, paranoica e offensiva per cercare il proprio quarto d'ora di presunta celebrità”.

La parola passa ora al Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Messina che dovrà dire la sua sull’operato dell’avvocato che compare in tutti i processi più importanti degli ultimi trent’anni in Sicilia anche nella sua qualità di legale di pentiti come Vincenzo Paratore, Carmelo Bisognano e per ultimo Leonardo Termini, l’ex direttore generale dell’Azienda Trasporti di Messina che ha revocato l’incarico all’avvocato Nunzio Rosso per farsi difendere da Repici nel processo Terzo Livello che ha già aperto inquietanti scenari sui condizionamenti negli affari e nella vita politico-amministrativa della città.

Dall’altra parte, una commissione che negli ultimi mesi ha dato segno di grande vitalità occupandosi di disvelare trame e misteri del consociativismo e delle collusioni della peggiore politica che ruotavano attorno al “sistema Montante”. Un sistema che, come ha avuto modo di dichiarare Fava, in realtà andrebbe definito “Sistema Lumia, vero leader di un governo parallelo alla Regione”.L’inchiesta  dell’Antimafia regionale ha infatti lasciato più di un’ombra sul ruolo dell’ex senatore da sempre vicino all’avvocato Repici e con il quale ha sostenuto tante tesi in sintonia e diverse “battaglie” insieme anche all’ex parlamentare Sonia Alfano, figlia del giornalista ucciso a Barcellona.

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