“Se denunci ti stacco la testa e ci gioco a palla davanti ai carabinieri”, minacce e violenze nell'inchiesta per usura: altri tre indagati

Da intercettazioni e testimonianze raccolte dalla Procura di Patti, emergono nuove complicità che investono anche noti commercianti di Messina e Rometta. Le violenze choc alla vittima

Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta sull’usura della Procura di Patti  che ha portato agli arresti Fortunato Calabrò, 42  anni, di Brolo e di Franco Chiaia, 53enne messinese. Cinque gli indagati, già raggiunti da avviso di garanzia. Si tratta del commerciante di Rometta Marea, Andrea La Spina e dei commercianti messinesi Natale Selvaggio e Alessandro Marchese. Tutti con una bella sfilza di precedenti penali.

I due arrestati, difesi rispettivamente dall’avvocato Salvatore Silvestro  e Pietro Luccisano, saranno ascoltati lunedì 18 per cercare di chiarire la propria posizione in merito alle accuse che gli vengono mosse: usura pluriaggravata in concorso e per Calabrò anche estorsione, lesioni personali e rapina. Un personaggio, Calabrò, noto alle forze dell'Ordine già dal 1997.

L’inchiesta coordinata dal sostituto Giorgia Orlando nasce dalla denuncia di un commerciante titolare con il fratello di un negozio all’ingrosso di calzature. Soffocato dai debiti contratti anche con le banche, l’uomo ha accettato da Calabrò, per il tramite di Chiaia, la consegna di 50mila euro in contanti con un tasso di interesse del 13 per cento mensile.  E’ stata la fine: ridotto in stato di indigenza al punto da essere costretto a chiedere aiuto non solo ai genitori ma anche ad elemosinare le 50 euro agli amici per mangiare, è rimasto in balia per almeno due anni di violenze fisiche e prevaricazioni tanto che più di una volta ha pensato di farla finita togliendosi la vita. Umiliato, da continue richieste di denaro, sottrazione di telefonino, di merce dal negozio che andava poi a rimpinguare quelli di altri esercenti. Il commerciante messinese Andrea La Spina, ad esempio, così come Marchese, sarebbero intervenuti personalmente insieme a Calabrò per il prelievo forzato di calzature dall'outlet della vittima. Natale Selvaggio avrebbe messo a disposizione anche la propria attività per la ricezione e la commercializzazione delle calzature estorte.

La denuncia dell'imprenditore di Brolo, scattano gli arresti

Un “gioco” al massacro, dunque, in cui entrano in scena varie figure, complici in qualche modo del sistema perverso messo in piedi dai cravattari e che è stato documentato dagli inquirenti con testimonianze, sopralluoghi, foto e intercettazioni che hanno allargato il cerchio dei soggetti coinvolti. Proprio queste operazioni intercettive hanno svelato, in tutta la loro violenza, le pressioni esercitate soprattutto dal Calabrò nei confronti dell’imprenditore vittima dell’usura. In più occasioni lo avrebbe preso a schiaffi dicendogli senza mezzi termini “ormai quello che è tuo è mio”. In un'altra ha inseguito il commerciante e con una testata sul setto nasale lo ha costretto a ricorrere alle cure mediche. Un crescendo che si è trasformato in una vera e propria attività di stalkeraggio che ha spinto la vittima ad evitare di uscire di casa per paura di essere aggredito non solo con frasi minatorie come “ti ammazzo, pezzo di merda”, “se mi denunci ti stacco la testa e ci gioco a calcio davanti ai carabinieri”.

La svolta, quando ha capito che il suo debito con Calabrò non si sarebbe mai estinto. L'unica strada rimasta per salvarsi, oltre il suicidio, la denuncia. Al commerciante di Brolo è giunta la solidarietà del sindaco del comune tirrenico Pippo Laccoto che ha espresso “gratutidine” per l'operato dei carabinieri e dall'Acib, l'associazione commercianti brolese.

Le stesse forze dell'ordine hanno incoraggiato a denunciare: “La presenza capillare dell’arma dei carabinieri sul territorio e l’attenzione e la sensibilità della Procura della Repubblica di Patti verso tali reati possono consentire una pronta ed efficacie azione di contrasto a questi reati che troppo spesso, per paura o per vergogna, non vengono denunciati”.

articolo modificato il 20 novembre 2019 ore 13.30/ aggiunta dichiarazioni avvocato

La replica

Nell’interesse e quale difensore di fiducia di Alessandro Marchese, in relazione all’articolo, si chiede di voler provvedere alla rettifica da quanto da voi sostenuto. In particolare, si fa presente che contrariamente a quanto affermato, il mio assistito, non ha mai ricevuto alcun avviso di garanzia da parte della Procura di Patti in relazione a detta vicenda, poiché totalmente estraneo ai fatti. Si aggiunga altresì che non è inoltre soggetto con “una bella sfilza di predecenti penali”. Vi invito pertanto a provvedere con la massima celerità alla rimozione dell’articolo pubblicato e di eliminare qualsiasi collegamento allo stesso mediante la ricerca del nominativo del mio cliente e di provvedere altresì alla pubblicazione di un nuovo articolo di smentita che abbia ampia conoscenza della notizia, mediante gli stessi canali e gli stessi spazi utilizzati per l’articolo erraro. La pubblicazione di detto articolo sta causando un grave danno all’immagine del mio rappresentato, oltre che una profonda offesa alla sua reputazione personale per l’ingiustizia della stessa, riservandosi per l’effetto, la tutela nelle opportune sedi. Distinti saluti

Avv. Cristina Crisafi

In merito alle richieste, la redazione di MessinaToday ribadisce la bontà del lavoro svolto e delle informazioni riportate nell'articolo.

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