Coronavirus, un medico avverte: "Ditelo a miei concittadini di non uscire altrimenti conteremo le bare a piazza Duomo"

Messinese, ha lavorato al Policlinico fino al 2011. Adesso è in servizio a Milano e racconta: "Siamo in un film horror, chi dice di voler passeggiare, correre e contesta le disposizioni restrittive è un pazzo, non ha la reale percezione dei fatti"

"I messinesi che chiedono di uscire, che vogliono passeggiare e correre, che contestano le restrizioni alla libertà personale? Sono dei pazzi, lo ripeto più volte ai miei amici che vivono in Sicilia". Lui è un medico di base, è messinese, lavora a Milano da tanti anni e sta contando vittime e contagiati tra i suoi 1600 pazienti e i genitori di questi. Non è rientrato in città, non può farlo, come non può rilasciare le sue generalità perché il suo Ordine glielo vieta. Parla a messinatoday dal fronte lombardo dove un fenomeno del genere sta spazzando via come un tornado Bergamo e Brescia e sta attaccando Milano. Questo il suo primo messaggio "Praticamente qui funziona che ti fanno il tampone soltanto se hai la polmonite, accertata la positività al coronavirus se si trova un posto letto vieni ricoverato e se non ce la fai muori con i parenti messi in quarantena che non possono venire ad assistere, il defunto verrà poi trasportato per la cremazione lontano, basta questo credo per capire in che condizioni ci troviamo".

Ci sono ancora dei messinesi, come altri cittadini nel resto d'Italia, che contestano le restrizioni di sindaci, presidenti di Regione, che non vogliono l'Esercito nelle strade. Come risponde?

"Che non hanno la percezione di quello che sta avvenendo in Lombardia, sono pazzi quelli che dicono questo, hanno una grande percezione mediatica che non è quella reale, qui stiamo vivendo un film horror e noi siamo i protagonisti, quando non ci saranno medici a disposizione, ospedali e reparti in servizio per interventi chirurgici, quando le visite prenotate slitteranno di parecchi anni e mancheranno infermieri e altre figure a lavoro per la loro quotidianità capiranno,  è fondamentale non uscire, evitare contatti, rispettare tutte le restrizioni, ho lavorato fino al 2011 al Policlinico prima di trasferirmi a Milano, ho una formazione di Sinistra ma sa che le dico in questo momento: anch'io voglio l'Esercito per i controlli e il sostegno alle Forze dell'Ordine, sa che a Milano città da una ricerca sulle celle telefoniche il 40% dei milanesi continua a vivere come sempre, non conosco i numeri di Messina ma da quello che leggo da lontano credo che anche nella mia città c'è chi non rispetta le regole, io ho Messina nel cuore, ditelo, scrivetelo, fate capire che il coronavirus non lo conosciamo ed è per questo che dobbiamo addirittura farlo "amico" per comprenderlo".

In che senso "amico"?

"Non lo conosciamo, dobbiamo capire tutti gli aspetti del fenomeno scientifico perché è un killer al momento senza un volto e dev'essere trattato come un "amico" a distanza, studiarlo dal punto di vista scientifico e tenerlo lontano non uscendo di casa da cittadino"

Ha già visto molte vittime tra i suoi pazienti?

"Sì, tra i genitori dei miei pazienti, poi tanti sono stati posti in isolamento, altri sono ricoverati"

Come vive questo momento?

"Sempre a lavoro, da mattina a sera, la notte nel silenzio si ascoltano solo ambulanze"

Con lei lavorano altri colleghi del Sud?

"Siamo tantissimi, la maggioranza, anche nei posti dirigenziali e le dico con orgoglio che noi sanitari del Sud abbiamo una marcia in più, sono professionalmente molto orgoglioso di aver studiato e di essermi preparato a Messina prima di arrivare a Milano dove mi sono trasferito per tante altre ragioni che non le sto a raccontare ma le giuro che i medici meridionali non hanno nulla da invidiare".

"Le nostre strutture sanitarie potranno reggere all'emergenza?

"Non lo so, non conosco i dati odierni, io le dico che oggi la prevenzione è fondamentale: non uscire e seguire tutte le disposizioni previste"

Come saluta Messina da quello che può definirsi un fronte di "guerra"?

"Ce l'ho sempre nel cuore, sempre, dobbiamo affrontare questo terribile fenomeno, la stampa ha una grande responsabilità in questo momento, scrivete informazioni corrette e fate capire anche ai miei concittadini di rispettare tutte le restrizioni altrimenti si conteranno le bare a piazza Duomo, non voglio mettere paura a nessuno ma è quello che sto vivendo io e sono le informazioni che trasmetto alla mia città".

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