Passaggio dei dipendenti ad Atm Spa, Sciacca chiede un parere all'avvocatura dello Stato: è scontro con i commissari

La richiesta di chiarimenti sulla legittimità delle procedure non va già ai liquidatori dell'azienda trasporti: “A rischio le assunzioni e gli stipendi”

E' ancora scontro tra l'azienda Atm e Gaetano Sciacca, responsabile del Centro per l'Impiego. Al centro della polemica il passaggio dei dipendenti da Atm alla nuova aziensa di trasporto pubblico.

Secondo l'ingegnere, la chiusura al 31 marzo con immediato passaggio dei lavoratori non sarebbe legittima e per fugare ogni dubbio ha chiesto un parere all'avvocatura dello Stato. Una decisione che i commissari vedono come una perdita di tempo. "La sospensione illegittimamente disposta - spiegano i liquidatori - comporterebbe un grave pregiudizio all’Azienda ATM in Liquidazione, la quale non avrebbe la possibilità di procedere ai licenziamenti decorsi infruttuosamente i termini di legge”.

I commissari liquidatori dell'Atm in liquidazione Piero Picciolo, Fabrizio Gemelli e Roberto Aquila hanno spiegato la questione in una lunga lettera indirizzata al Centro per l'impiego, al sindaco, al vice sindaco, all'Astra e ai sindacati.

"L' Azienda Atm in Liquidazione non riterrà valida ed efficace la sospensione disposta dal Dirigente Sciacca e, conseguentemente, alla scadenza dei trenta giorni stabiliti dalle legge (4 marzo 2020 ), in mancanza di raggiungimento di un accordo, procederà come per legge - si legge nella nota - Riteniamo doveroso manifestare le nostre perplessità in ordine alle determinazioni assunte unilateralmente dal dirigente del Centro Per l’Impiego, ing. Gaetano Sciacca". 

I liquidatori ricordano anche che in occasione dell’incontro tenutosi il 13 febbraio scorso, a seguito delle perplessità manifestate da alcune sigle sindacali,  avevano rappresentato (sebbene non risulta dalla sintesi a verbale) di non essere dimissionari, di essere i legali rappresentanti della Azienda Atm in Liquidazione e, conseguentemente, di essere legittimati a porre in essere la procedura di liquidationr, la quale, peraltro, si rendeva obbligatoria stante il termine stabilito fino al 31 marzo 2020 per la gestione provvisoria del servizio di Tpl e servizi connessi.

"L’Ing. Sciacca, - proseguono i liquidatori - ha ritenuto opportuno rinviare l’incontro per avere la presenza del Comune di Messina e della Atm spa, per poter affrontare i temi qui trattati compreso quanto riportato nella nota delle sigle sindacali. Invece, poi unilateralmente, il Dirigente del CPI ha ritenuto legittimo formulare una richiesta di parere all’Avvocatura dello Stato il cui contenuto non è dato sapere, considerato che tale iniziativa non è stata né condivisa con le parti né comunicata preventivamente, stante che i sottoscritti ne sono venuti a conoscenza soltanto perché l’Avvocatura ha richiesto documenti.
Tale iniziativa, comunque istituzionalmente irriguardosa, non appare funzionale al procedimento in corso né può far slittare i termini previsti dalla legge e, pertanto, appare pregiudizievole per i diritti dei lavoratori".

Secondo i commissari, qualunque verifica sulla legittimità della procedura e sulla legittimazione dei liquidatori stessi avrebbe dovuto essere fatta in occasione dell’incontro già fissato, nel quale sarebbero stati presenti anche i rappresentanti del Comune di Messina e della spa Atm, i quali avrebbero rappresentato le rispettive posizioni, in ragione delle quali sarebbe emersa l’opportunità di procedere, nell’interesse dei lavoratori, nella individuazione delle modalità da attuare per il mantenimento dei livelli occupazionali.

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“Tuttavia - scrivono -  si è preso atto della iniziativa unilaterale del Dirigente, ma non si ritiene legittima la comunicata sospensione dei termini. Infatti, il termine di trenta giorni stabilito dalla legge, pur non essendo perentorio, può essere sospeso e/o prorogato soltanto con l’accordo delle parti, ed in particolare del datore di lavoro nel cui interesse (nel caso di specie esigenza) il detto termine è stabilito. La sospensione illegittimamente disposta comporterebbe un grave pregiudizio all’Azienda Atm in Liquidazione, la quale non avrebbe la possibilità di procedere ai licenziamenti decorsi infruttuosamente i termini di legge. Ciò comporterebbe che l’Azienda dall’1 aprile, pur non potendo più svolgere il servizio di TPL e servizi connessi, avrebbe in carico tutti i dipendenti, i quali a loro volta avrebbero il grave pregiudizio di non poter essere assunti dal nuovo gestore (il quale dovrà provvedere diversamente) e non avranno attività da svolgere né potranno percepire alcuna retribuzione. In ogni caso -  concludono i liquidatori - si conferma la più ampia disponibilità dei sottoscritti Liquidatori a porre in essere tutto quanto necessario per consentire un legittimo e proficuo percorso a tutela dei lavoratori, della collettività e di tutti i soggetti coinvolti e si invita il dirigente a procedere con la massima celerità a convocare a brevissimo il tavolo fra tutte le parti interessate, considerato il gravissimo pregiudizio che tale situazione di ingiustificato stallo crea alla collettività, all’Azienda ed in particolare ai lavoratori interessati".

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