Omicidio Lorena, De Pace impassibile davanti al gip ma si dispera per l'autopsia

Scena muta del 27enne dalla notte dell'omicidio. L'unica reazione alla notizia dell'esame autoptico. Resta un buco nero su quanto accaduto il 31 marzo. I due ragazzi erano attesi per Pasqua in Calabria

Non è riuscito (o non ha voluto) pronunciare neanche il proprio nome Antonio De Pace, accusato di aver ucciso la fidanzata Lorena Quaranta nella notte del 31 marzo scorso.

Il ragazzo, difeso dagli avvocati Bruno Ganino e Ilaria Intelisano, questa mattina ha incontrato (in videoconferenza) il gip Eugenio Fiorentino in un'aula del carcere di Gazzi per l'interrogatorio di garanzia. Ma ha fatto scena muta andando ben oltre la semplice volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere.

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Trincerato nel suo silenzio, Antonio De Pace non ha voluto minimamente collaborare con gli inquirenti. Resta un buco nero su quello che è accaduto poco prima dell'alba del 31 marzo in quel piccolo appartamento di Furci Siculo.

Rimane solo quello che ha detto a caldo ai carabinieri ai quali ha ammesso di aver aggredito mortalmente Lorena. La studentessa sarebbe stata colpita con un coltello da cucina all'addome prima di essere strangolata. Tutto questo al termine di una lite iniziata la sera prima e terminata poi in tragedia. Poi il tentaivo di suicidio di De Pace che si è procurato dei tagli prima di chiamare i carabinieri. 

Alla base sembra esserci una sola "giustificazione", inusuale quanto agghiacciante: uno stato d'ansia che da giorni avrebbe tormentato il 27enne, provocato dalla paura di essere stato contagiato dal coronavirus insieme alla stessa Lorena. Solo questo ha finora dichiarato agli inquirenti, prima di chiudersi nel silenzio ed essere smentito dai tamponi effettuati al Policlinico su entrambi i ragazzi. 

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De Pace avrebbe prestato servizio come infermiere fino a poco tempo prima di quella maledetta notte. Entrando dunque in contatto con pazienti e colleghi in un ambiente potenzialmente a rischio. 

Gli inquirenti hanno anche verificato i tabulati telefoni. Ma dai cellulari dei due ragazzi non sarebbe emerso nulla di rilevante.

La reazione disperata alla notizia dell'autopsia sul corpo di Lorena

Antonio De Pace sembra invece aver passato le ultime ore in uno stato di estraneazione. Lo stesso mantenuto questo pomeriggio di fronte al gip. Solo alla notizia dell'autopsia, avviata stamane sul corpo della ragazza, De Pace si è lasciato andare in una reazione di disperazione.

Per lui il gip ha applicato la misura cautelare in carcere, in attesa di nuovi risvolti dalle indagini che dovranno adesso scavare sul passato del 27enne.

Si è infatti solo agli inizi, la strada per chiarire realmente i contorni della tragedia appare ancora in salita.

I legali di De Pace non hanno formulato nessuna tesi difensiva e non verrà inoltre presentata alcuna richiesta di riesame o perizia psichiatrica. Tutto resta nelle mani della magistratura.

Lorena attesa dai suoceri per il pranzo di Pasqua

Finora c'è solo la certezza di un brutale omicidio e del dramma che ha investito due famiglie. Oltre ai genitori di Lorena, tornati a Favara dopo aver riconosciuto il cadavere così come previsto, vivono ore tremende anche quelli di Antonio.

La famiglia De Pace si è chiusa nel più profondo dolore, insieme all'intera comunità di Dasà rimasta profondamente colpita.

I due ragazzi erano attesi in Calabria per Pasqua. C'era la volontà di festeggiare tutti insieme, se le disposizioni del governo lo avessero consentito. La famiglia del 27enne, formata anche da un fratello e una sorella, aveva creato dall'inizio un legame molto forte con Lorena.

Il padre di Antonio è in pensione dopo aver lavorato come ausiliario nell'ospedale di Vibo Valentia. E' stato lui a trasmettere ad Antonio e alla sorella minore la passione per la medicina.

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