Arsenale della 'ndrangheta nei fondali, maxi ritrovamento dei carabinieri subacquei di Messina

Il servizio operativo nello specchio d'acqua Marino, su richiesta dell'Arma Territoriale di Vibo Valentia per far luce su parte di un'indagine che affonda le radici nei recenti arresti di spicco della mala calabrese

Munizionamento per pistole di vario calibro, munizioni per fucili calibro 12 a pallettoni e a palla unica. Un vero e proprio arsenale nei fondali del Tirreno, nello specchio acqueo Marino, in località Bivona del Comune di Vibo Valentia. Lo hanno scoperto i carabinieri subacquei di Messina nel servizio operativo effettuato ieri, 16 gennaio, su richiesta dell'Arma territoriale di Vibo Valentia per far luce su parte di un'indagine che, presumibilmente, affonda le sue radici in pregressi e recenti arresti di spicco della mala calabrese.  Gli esponenti della 'ndrangheta potrebbero aver deciso di disfarsi del materiale, sentendo il fiato sul collo degli investigatori.

Il team operatori subacquei di Messina, composto da sette “Operatori Subacquei” più un infermiere specializzato in “Fisiopatologia Subacquea”, ha competenza territoriale che comprende la regione Sicilia, la Calabria e tutte le isole minori.  Preparati all’utilizzo di sofisticate procedure per il repertamento dei corpi di reato sommersi tramite apparecchiature di nuova generazione, sono riusciti a recuperare tutto il materiale in mare. Le operazioni portate a termine dagli operatori subacquei dell'Arma hanno permesso l'ndividuazione, il repertamento ed il recupero di armi e munizionamento di vario calibro di cui si sconosce la provenienza. Al vaglio degli inquirenti gli esami balistici propri del caso. Importantissima e delicata la fase del repertamento effettuato da parte dei militari che hanno utilizzato materiali e tecniche investigative avanzate volte alla individuazione di matricole ed impronte delle armi.

Nei giorni scorsi un altro imponente ritrovamento di armi a Venga di Platì sempre di Vibo Valentia è stato scoperto dai carabinieri che hanno rinserrato i controlli proprio con l’obiettivo di ricercare armi e materiale esplodente. Secondo fonti investigative, i nuovi ritrovamenti potrebbero essere legati all'inchiesta "Rinascita-Scott", la mega operazione dei carabinieri che ha portato a 334 arresti e che il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri ha definito per importanza seconda solo al Maxiprocesso di Palermo, azzerando il clan di Luigi Mancuso "Il Supremo", a capo della 'ndrangheta di Vibo Valentia. L'indagine della Dda di Catanzaro ha aperto scenari in tutta Italia sulle complicità e le connivenze all’ombra della ‘ngrangheta e della massoneria deviata e non, con riferimenti anche alla città dello Stretto. 

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