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Torrente Mela, brucia ancora la discarica più lunga d'Italia: la denuncia di Legambiente VIDEO

Un documento del responsabile Pippo Ruggeri, denuncia lo scempio già dal 2003. Quasi 250 chilometri abbandonati all'ecomafia. Bruciano detriti e materiale nocivo alla salute pubblica

 

Brucia ancora il torrente Mela, dopo la denuncia dei giorni scorsi di Legambiente. Il responsabile della zona tirrenica Pippo Ruggeri è tornato per un sopralluogo dopo i nuovi sos dei cittadini.

Quella che è stata definita la discarica più lunga d’Italia continua a rimanere come una bomba ad orologeria, tra cumuli di rifiuti di ogni genere che bruciano quasi tutti i giorni.  Nonostante i divieti e le chiusure effettuate dalle autorità, il torrente Mela è stato e continua ad essere a tutt'oggi una mega discarica abusiva.

Lo ha segnato ripetutamente Ruggeri. Un comunicato del 2006 sembra essere il dipinto della situazione attuale.

Ruggeri segnalava che già nel 2003 il comando provinciale dei carabinieri di Messina, in collaborazione con il comando di Barcellona, aveva sequestrato 225 km quadrati del greto del torrente Mela, un’ampia zona che inizia dal territorio di Santa Lucia del Mela sui Peloritani e dopo 15 km arriva nella costa tirrenica a Barcellona in località Calderà, attraversando i comuni di S.Filippo del Mela, Milazzo e Merì.

“Nel corso delle indagini – scriveva allora, e nulla è cambiato - furono individuati diversi siti usati come discariche abusive di rifiuti speciali e nocivi, provenienti da lavorazioni industriali e su cui si sarebbe dovuto eseguire uno smaltimento imposto dalla normativa di legge. Allora fu particolarmente preoccupante la gravità del danno ambientale sia per la salute pubblica che per la flora marina , una volta che non venne escluso che una parte dei rifiuti speciali con le piogge fossero giunti a mare”.

La scoperta della discarica abusiva, più grande d’Italia, propose drammaticamente il tema delle ecomafie attorno ai rifiuti, sui quali gravitano interessi illeciti e propose il problema di salute e sicurezza ambientale per i cittadini ed il territorio, così vastamente interessato dalle discariche abusive disseminate lungo il torrente che separa la vallata.

Dopo il sequestro furono nominati custodi giudiziari i responsabili degli uffici tecnici dei cinque comuni interessati e fu dato il compito ai vigili comunali e alle forze di polizia di presidiare il torrente e di denunciare per violazione dei sigilli coloro che fossero scoperti all’interno di esso e in procinto di scaricare rifiuti.

Allora nacque la speranza che l’inquinamento nel torrente avesse trovato fine, ma nella realtà ancora oggi il fenomeno continua con discariche di ogni tipo e con mega roghi di pneumatici che avvelenano l’aria.

Oggi, come allora Legambiente lancia nuovamente l’allarme: Lo scempio continua, nonostante i riflettori accesi. Ci chiediamo ma per quanto tempo ancora, consiferato che la moderna tecnologia potrebbe porre fine aquesta agonia del territorio”.

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