Fire simbolo di una Messina che attrae i talenti del Nord Italia: "Si può fare impresa anche qui"

L'azienda è leader nazionale nella gestione dei crediti. Dà lavoro a 850 messinesi e investe in città 15 milioni di euro. In organico diversi manager settentrionali: "Siamo rimasti conquistati e abbiamo messo da parte ogni forma di pregiudizio"

Da sinistra: Sergio Bommarito, Antonio Bommarito, Alberto Vigorelli, Claudio Manetti

Da un lato il primato nella classifica sulla disoccupazione giovanile, dall'altro il vanto di ospitare un'azienda leader a livello nazionale che attrae eccellenze anche dal Nord Italia.

Sono le due facce di una stessa medaglia chiamata Messina. La prima è tristemente nota e sempre attuale, la seconda è un'autentica sorpresa ed è tutto merito di Fire, primo player indipendente nei servizi a supporto del credito in Italia.

Quasi dieci messinesi al giorno lasciano la città, il dramma della disoccupazione

Un'azienda messinese cresciuta in modo esponenziale anche a livello internazionale con l'apertura di sedi in Moldavia, Romania e Grecia. Ma adesso punta con decisione sui giovani del Sud e, in particolare, su Messina.

Al momento Fire dà lavoro a 850 messinesi e ogni anno reinveste in città 15 milioni di euro, quasi la metà del fatturato. La società di via Bonsignore conta più di mille tra dirigenti, manager, dipendenti e collaboratori, nei primi nove mesi del 2019 ha inserito in organico 137 risorse (nel 2018 ne aveva inserite 151) di cui 49 sotto i trent’anni, 82 tra i trenta e i quaranta.

Delle 137 inserite, 72 sono messinesi. Entro la fine del 2019 sono previste altre 45 assunzioni, di cui 30 nella città dello Stretto.

"Sono partito dalla mia città nel 1992 - spiega il presidente Sergio Bommarito - ma ho fin da subito adottato una visione più ampia possibile. Da qui l'idea di aprire le porte dell'azienda alle professionalità nate e cresciute nel Nord Italia. E' stata una sfida dimostrare che anche in Sicilia si può fare impresa, convincere manager ed esperti a scegliere Messina, ma adesso posso dire di esserci riuscito. In questa città il lavoro manca e quindi occorre portarlo da fuori".

Da qui le nomine di Alberto Vigorelli, amministratore delegato Fire Group con un passato in Unicredit e dell'ammistratore delegato di Fire Spa Claudio Manetti con trent'anni di esperienza nel gruppo Fiat. In squadra anche Gianzelio Zanzi Zucchi, responsabile risorse umane.

E tutti sono stati d'accordo nel sottolineare come l'esperienza messinese abbia dato loro nuove competenze in un contesto difficile ma non per questo privo di potenzialità. "Siamo rimasti conquistati e piacevolmente sorpresi - hanno detto all'unanimità - dalle possibilità di crescita professionale, mettendo da parte ogni tipo di pregiudizio iniziale".

A seguire Bommarito anche i figli Alberto, Antonio e Marco rientrati a Messina dopo varie esperienze all'estero.

Dal 2013 in Fire è operativo un servizio di ludoteca convenzionato per i figli del personale, all'interno dell'azienda  e in funzione 65 ore a settimana. È stato inoltre creato uno spazio dedicato alle mamme in allattamento.

“E’ una volontà precisa quella di agevolare il nostro personale, dando loro la possibilità di conciliare al meglio la vita lavorativa con quella familiare – afferma Bommarito – e siamo convinti di essere sulla strada giusta. Fare impresa in maniera sostenibile significa lavorare per avere un impatto positivo sui propri stakeholder, primi fra tutti le risorse umane, e, in coerenza, pensare e agire integrando le logiche di profitto a preoccupazioni di sviluppo sociale. Il più importante investimento che un’impresa possa fare per crescere è quello in capitale umano”.

Nel 2019 Fire si è riconfermata in prima posizione in Italia tra le società indipendenti non quotate per la gestione del credito. In termini di volumi, nel 2018, ha gestito 5 milioni di posizioni per un controvalore di mercato di 18,8 miliardi di euro, generando un fatturato di 40,6 milioni di euro.

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