Il “Grande Sud” chiude tra gli applausi l'Antillo Folk Fest

Grande Sud che abbraccia Sicilia e Campania grazie all’estro artistico di Mario Incudine, Eugenio Bennato e Peppe Servillo. L’orgoglio di fare musica che parte dal Sud Italia e che vuole affrontare il mondo

Sonia Todaro Eugenio Bennato Mario Incudine Peppe Servillo

E’ stata un successo la prima edizione dell'Antillo Folk Fest, la  kermesse di musica popolare organizzata dall'amministrazione comunale di Antillo, guidata dal sindaco Davide Paratore,  sotto la direzione artistica di Mario Incudine, il poliedrico artista ennese cantautore, attore e regista oltre che apprezzato direttore artistico di eventi e teatri, che ha inteso promuove e valorizzare la cultura popolare in tutte le sue forme d’arte, con particolare riferimento ai canti e alle musiche tradizionali, mescolando tradizione e innovazione. 

Antillo Folk Fest Canterini-2

La piccola comunità di Antillo, il più interno dei comuni della Valle d’Agrò, sta puntando proprio sulle sue radici storiche per costruire il futuro del paese, coltivando l'ambizione di far diventare il borgo, la valle d’Agrò e i comuni del comprensorio jonico, una delle tappe irrinunciabili dei nuovi percorsi turistici della provincia di Messina e della Sicilia, facendo rivivere ai turisti le arti, i mestieri e le tradizioni di questa comunità laboriosa, dedita alla lavorazione dei campi, all’allevamento e all’artigianato.

L’Antillo Folk Fest, nato con lo scopo di non disperdere il patrimonio di conoscenze della valle dell’Agrò, in tre giorni, da venerdì 12 a domenica 14 luglio, ha vissuto momenti evocativi come “A pisatura” di venerdì in un'aia di contrada Grovata, ovvero la rappresentazione della tradizionale trebbiatura rav-vivata dai canti di Antonio Smiriglia, con i Cantori di Galati Mamertino. L’idea innovativa del direttore artistico Mario Incudine – che, sul palco di piazza Maria SS. Della Provvidenza, ha rinnovato con il sindaco Davide Paratore l’appuntamento con l’Antillo Folk Fest per il prossimo anno -, è stato il contest che nella giornata di sabato ha dato la vittoria al cantautore messinese Alessandro Capurro in arte Novo grazie al brano “Sulle spiagge di lei”. Capurro/Novo ha vinto la produzione di un video-clip professionale e la produzione artistica e la registrazione di un brano inedito, ed ha avuto il privilegio di aprire il concerto della serata finale, il “Grande Sud” che ha visto insieme sul palco Mario Incudine, Peppe Servillo ed Eugenio Bennato con la partecipazione straordinaria della Banda Vincenzo Bellini di Antillo diretta dal M° Giuseppe Paratore. La giornata di domenica si era aperta con quella che doveva essere una Colazione musicale e che si è sviluppata come una vera e propria festa, iniziata con la che sfilata per le vie del paese dei Canterini della Riviera Jonica – un gruppo di 120 elementi, da 6 a 65 anni, coordinati da Francesco Famà – che hanno inondato di gioia e colore le strade di Antillo. Con loro anche i messinesi CantuStrittu.

Antillo Folk Fest jam-2

Il Grande Sud è stato di casa ad Antillo. Grande Sud che abbraccia Sicilia e Campania grazie all’estro artistico di Mario Incudine, di Eugenio Bennato e di Peppe Servillo e che affronta il Mare Nostrum mediterraneo, da una sponda all’altra, senza un un’andata o un ritorno. Grande sud è l’orgoglio di fare musica che parte dal Sud Italia e che vuole affrontare il mondo. Due campani doc come il napoletano Bennato e il casertano Servillo e un siciliano verace come l’ennese Incudine hanno messo in comune repertorio, arte, ed esperienze per cantare l’anima popolare di due popoli mai come ora così vicini. E se “D’acqua e di rosi” di Incudine rende pop il cuore tarantato del Sud, “L’ultimu vespru” è una romanza in siciliano che è magnificata dalla banda musicale Vincenzo Bellini di Antillo, diretta dal maestro Giuseppe Paratore, presenza eccezionale per l’evento finale dell’Antillo Folk fest. Peppe Servillo sale sul palco per offire subito un po’ di napoletanità doc con due superclassici come “Canzone appassiunata” e “Core grammatico”. Incudine e Servillo vanno in campo neutro affrontando insieme lo straziante sentimento di “Amara terra mia”, brano della tradizione musicale abruzzese poi reso un brano culto da Mimmo Modugno.

E se il ritmo travolgente di “Salina” di Incudine ci ricorda che i mari sono stati sempre solcati da gente in cerca di vita vera, gli fa eco Eugenio Bennato - affiancato da due fedelissimi, la corista e danzatrice garganica Sonia Totaro e dal chitarrista Ezio Lambiase - con tre perle del suo repertorio come “Ritmo di contrabbando”, “Grande Sud” e soprattutto “E Mediterraneo, sia”, per lui un vero è proprio manifesto politico-culturale della nuova identità mediterranea.La sera scorre piacevole con il pubblico rapito da tanta arte sul palco, sfidando an-che le bizze del meteo che ha spruzzato di pioggerellina gran parte del concerto. La direzione musicale del concerto è di Antonio Vasta, che si è alternato tra tastiere fisarmonica, mentre Antonio Putzu ha curato i fiati per sé e per tutto l’ensemble. Manfredi Tumminello ha suonato le chitarre, Emanuele Rinella la batteria, Pino Ricosta il contrabbasso, Santino Merrino dei CantuStrittu il tamburello.La grande festa popolare ha riconosciuto il giusto plauso a Pippo Rinaldi in arte Kaballà, presidente della giuria del contest che riconosciuto il cantautore messinese Novo vincitore. Rinaldi, fra i primi negli Anni 90 a unire dialetto siciliano e pop d’autore, ha ripreso un suo vecchio cavallo di battaglia come “Petra lavica”.

Nell’interscambio siculo-campano, Kaballà ha donato a Peppe Servillo l’esecuzione di “Brucia la terra”, la sua versione in siciliano della colonna sonora del “Padrino parte terza”, interpretata con la consueta forza teatrale del cantante degli Avion Travel.
In un crescendo senza sosta, il concerto nel finale ha visto Incudine, Bennato e Servillo insieme riprendere il successo di Biagio Antonacci “Mio fratello”, successo che aveva visto Incudine ospite con un intervento in siciliano quasi rappato, il classico di sempre “Brigante se more” dei Musicanova di Bennato chiudendo con la “Malarazza” appartenente alla tradizione popolare siciliana e rese famosa da Dario Fo, prima, e da Modugno poi. Visto il calore del pubblico, i tre artisti fuori dalla scaletta hanno regalato una suggestiva versione della “Tamurriata nera” che fu della Compagna di canto popolare di Eugenio Bennato.

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