Alberto Orlando, l'attaccante che ha segnato con i miti del pallone

Nel novembre del '58 arriva ventenne a Messina che lo lancia in una carriera luminosa, i ricordi dei campioni con i quali ha diviso gol e vittorie e di Sebastiano Alicata scomparso il 12 aprile. I carabinieri in campo al "Celeste" e quell'attico a Roma da vendere come lui: era stato ceduto alla Fiorentina...

Alberto Orlando

Ha giocato con i più grandi di sempre tra la fine dei Cinquanta e per tutti i Sessanta ma oggi il suo campione si chiama Alberto Orlando, 9 anni, che alla Spal tra i più piccoli segna gol come il nonno: uno che in campo giocava con Schiaffino, Sivori e Rivera tanto per citarne alcuni e con altri due dalla "faccia sporca"...A pagina 264 de "Il mondo di Gianni Mura" Angelillo tocca la palla così: "Arrivo a Roma e trovo Carniglia che dice: se un attaccante fa 10 gol, 5 attaccanti insieme ne fanno 50. Prima linea con Orlando, Schuetz, Manfredini, io e Sormani. E siccome giocavo col 10 se non c'era filtro era colpa mia". Ottantuno anni, romanaccio di Torpignattara, Orlando che già dal cognome deve per forza avere a che fare con la Sicilia a Messina deve il campionato che lo lanciò dalla B alla grande A, siamo nel 1958, e l'incontro che lo legherà per sempre alla moglie Cornelia, Lella per gli amici. "Messina? Fatemi rivolgere il primo pensiero a Sebastiano Alicata, ho saputo dai miei amici della sua morte, vi prego": Il 13 aprile 2020 si è spento il compagno d'attacco che il 21 dicembre 1958 segnò alla Favorita di Palermo nello storico 0-2. Chi marcò la prima rete è facile immaginarlo. 

A Messina: tanti gol, i carabinieri in campo e l'incontro con la futura moglie

Due figli e tre nipoti maschi Orlando vive ormai da più di 30 anni a Ferrara, la città della moglie Cornelia che conobbe proprio perché il Messina fece tappa lì prima di due trasferte al Nord Italia: "Lei aveva un bar, la conobbi mentre passeggiavo con gli altri ragazzi del gruppo, un matrimonio felicissimo". Nel calcio avrebbe voluto sposarsi con la Roma dove l'anno prima Gunnar Nordahl in una curiosa trasferta a Napoli prese il posto del tecnico Alen Stock e lo fece esordire. "Orlando si vada a spogliare - mi disse - non potevo crederci, non avevo con me neppure le scarpe da calcio, avevo 20 anni, le scarpe gliele dà la società rispose". Nel novembre del '58 la telefonata da Messina. "Vada in B a farsi le ossa mi consigliarono, sono ancora legato a quei compagni, una settimana fa ho sentito al telefono Kirchmayr e Chirieleison, scendevo spesso a Taormina per vedermi con Salerno e Ciccolo (che lui pronuncia con l'accento sdrucciolo), è stata una fortuna per me Messina, ho ricordi meravigliosi, adoro il Sud, pensi che dovevo andare a Palermo e invece...". C'è mancato poco che al "Celeste" rischiasse l'arresto per renitenza alla leva. "Doveva giocare la nazionale militare, qualche giorno prima entrarono in campo i carabinieri che mi portarono via perché non si spiegavano come mai non giocassi in quella selezione, la società sistemò tutto, un anno prima avevo svolto la visita medica a Roma che mi esentava dall'esercito". In quel Messina 30 presenze e 17 reti, potenza e velocità fisica le caratteristiche principali "Gli riusciva tutto" - sostiene chi lo ha visto in via Oreto. Il 6 giugno '59 chiude l'esperienza siciliana.

Il matrimonio con la Roma che finì in divorzio

Rientra a Roma, lui romano come Totti pensava che da centravanti avesse la strada spianata per la prima punta, come a Messina. "E invece no, la società comprò l'argentino Manfredini e mi misero all'ala destra, mi sono adattato, presi il posto di Ghiggia che come Schiaffino era vicino all'addio al calcio giocato. In cinque anni 136 presenze in A e 33 gol, non male, una Coppa Italia e una Coppa delle Fiere (la madre della Coppa Uefa) in bacheca e nell'anno del matrimonio il divorzio, forzato, dalla sua Roma, altro che Grazie come canta Venditti: "Non volevo andare via dalla squadra della mia città, ero in viaggio di nozze, con mia moglie avevamo comprato un attico, volevo restare a vita in giallorosso, durante il viaggio di nozze mi informarono che ero stato ceduto alla Fiorentina, lei non l'ha più perdonata alla Roma". Nella stagione del Giglio vince la classifica cannonieri sempre con 17 gol, questo numero a Orlando porta proprio bene, insieme a Sandro Mazzola. Un anno appena e c'è il Toro di Nereo Rocco: "Sono stato malissimo, soffrivo il freddo, mi sono portato dietro la sciatica".

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I lanci di Sivori a Napoli, il più grande di tutti

La svolta è vicina, ancora al Sud. "Mi chiama il Napoli che era in Svizzera a disputare un torneo di fine stagione, lascio Torino, gioco quelle quattro, cinque partite che convincono all'acquisto, lei non può immaginare cos'era Bruno Pesaola da allenatore, torno nel mio ruolo di centravanti con Altafini accanto e ala destra Canè". E uno dietro che per Orlando è stato il più grande di tutti, Omar Sivori: "Credo che soltanto Maradona sia stato come lui, con i piedi faceva ciò che voleva, ti vedeva e lanciava il pallone dove diceva lui". Due anni, un secondo posto che fu il più alto punto del Napoli A.D. (che vuol dire prima di Diego) e complice un infortunio chiude nel 1969 a Ferrara con la Spal del presidente Mazza. Ma un capitolo non tanto a parte lo merita la nazionale: 5 presenze e 4 gol e questi 4 tutti segnati nella gara d'esordio a Bologna contro la Turchia per le qualificazioni agli Europei del '64. Come lui solo Francesco Pernigo alle Olimpiadi di Londra del 1948 contro gli Stati Uniti. "Ero in lizza con Perani, alla fine Fabbri scelse me e l'ho ripagato, di quel 6 a 0 gli altri due gol li fece Rivera con miei passaggi". Orlando, lasciando il calcio nel 1969, non ci rimise più piede. "Non avevo le caratteristiche per fare l'allenatore, poi sa il calcio di allora non è come oggi, mi sarebbe piaciuta la direzione sportiva della società, sarei tornato a Messina per fare questo, ma cosa ci state a fare nei dilettanti? Il Messina ha una grande tradizione, una storia". E a sua nipote Alberto che consiglio darebbe? "Come a tutti i giovani calciatori dico che alla loro età devono divertirsi intanto, la colpa è di chi fa credere ai bambini che possono sfondare e fare soldi, intanto si cresce, ai miei tempi a Ghiggia i ragazzini portavano le valigie tanto per cominciare, era un altro calcio". 

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