Mercoledì, 16 Giugno 2021
Attualità

Una vita da mediano d'attacco, preso da Massimino grazie all'almanacco Panini

Alberto Diodicibus venne acquistato dal figlio del presidente senza averlo mai visto dal vivo, il gruppo degli scapoli "sbattuti al muro" e quei controlli all'a112, i rapporti con Scoglio e Zeman e le sfortune fisiche. L'attaccante ricorda con piacere gli anni sullo Stretto

Alberto Diodicibus con il presidente Salvatore Massimino

Un cognome scioglilingua, uno che per la Costituzione tattica di Franco Scoglio doveva aprire spazi in attacco per i compagni e pressare, pressare e ancora pressare, un crociato destro rotto nella "maledetta" San Benedetto del Tronto e l'assegnazione al nostro di soprannomi legati al trasporto pubblico per capire al volo chi avesse segnato anche se fu un'auto, un'a112, a mettergli più paura.

Alberto Diodicibus, 52 anni, triestino, dal 2003 non scende più in Sicilia e avrebbe gran voglia di riabbracciare i vecchi amici. Da ventisette anni non apre più le aree di rigore per quello che sarebbe poi diventato il cannoniere di Italia 90 ma investe in immobili dopo aver smesso di giocare ad appena 30 anni. Alberto ascoltando la parola Messina ha subito un nome da pronunciare: "Salutami Leo Lippolis, con lui ci vediamo ogni anno sulla neve in Alta Badia". L'ultima volta in città fu per i trentanni degli Ultras Fedelissimi. "C'erano Mutti, Protti e tanti di noi dell'era Scoglio, quanti ricordi...".

Da Gorizia a Messina grazie all'almanacco Panini 

Con i ragazzi della Triestina fa la trafila nelle giovanili prima di andare alla Pro Gorizia dove Gigi Del Neri sta per completare l'avventura da calciatore. "Era una mezzapunta come Peppe Catalano per intenderci - sorride Diodicibus - allenatore Edy Reja, insomma i grandi nomi non mancavano, poi arrivò la chiamata del Messina". Davvero strana, senza neppure vederlo uno dei figli del presidente Salvatore Massimino, Enrico, sfogliando l'almanacco Panini del calcio lesse le caratteristiche della punta. "Papà lo puoi prendere" - e così Alberto dalla lontana Trieste indossò una maglia siciliana.

"Fu un acquisto a scatola chiusa nel vero senso della parola, Scoglio mi disse che ero fondamentale per il suo gioco, dovevo fare grande movimento in avanti, voleva questo e io davo tutto, con il mister la strategia era importante, fondamentale, io andavo in tutte le zone del campo e tatticamente ero intelligente, Totò (Schillaci), Caccia, Catalano, loro puntavano l'area, io richiamavo su di me gli avversari". Come tanti all'epoca non pensava che il picciotto palermitano - come lo definì Gianni Brera - potesse addirittura vincere il titolo di goleador ai mondiali italiani e lasciare un segno importante alla Juventus. "Totò faceva delle cose incredibili a Messina, aveva doti strepitose, diciamo che è anche maturato negli anni, migliorato". Tra il 1984 e il 1987 Diodicibus tra C1 e B va in doppia cifra, la rete più importante al Dall'Ara di Bologna, tra i cadetti, quando un suo colpo di testa, quello dell'1-1 dopo la firma di Lorenzo Marronaro, permise al Messina la vetta della classifica. "Di sicuro il gol della carriera, c'erano tanti tifosi al seguito, ricordo con piacere anche la tripletta in casa con il Monopoli nel famoso 6-0, il "Celeste" aveva un pubblico eccezionale che poche società in A potevano permettersi". Alberto faceva parte degli scapoli tra i "bastardi" di Scoglio e nel gruppo ristretto c'erano Romolo Rossi e Catalano.

Il gruppo degli "scapoli" e quel controllo della polizia...

Quando segnava i messinesi ne storpiavano il cognome in dodicibus, autobus, bus trasformandolo simpaticamente nelle vetture Atm. Ma fu un'auto, un'a112 e non un mezzo dell'azienda trasporti, spedita dal padre a Messina dopo l'approdo in Sicilia a dargli più problemi. L'a112 sbarca in aereo a Catania e al termine di un allenamento, uno dei primi con Scoglio, i tre "scapoloni" (Diodicibus, Romolo Rossi e Catalano) vengono fermati sulla statale 114 a Santa Margherita dalla polizia. Barba lunga, giubbotti e jeans da Romanzo Criminale portano gli agenti dopo le prime verifiche a sbattere al muro i tre, in quegli anni Messina era insanguinata dalla guerra di mafia come Palermo. Ma non vi avevano riconosciuto? "Erano le prime settimane a Messina, no, non avevano capito chi fossimo, ci avevano preso per tre tipi "strani", poi quell'a112 che non ti dico, per fortuna tutto andò bene".  Diodicibus è rimasto in contatto con il fantasista venuto dall'Akragas con Scoglio e Rossi. E con Peppe gol non dimentica quel "controllo" delle Forze dell'Ordine. Un pensiero va al mister che plasmò la squadra da sogno dei messinesi: "Scoglio aveva una grande personalità, preparava molto bene le partite, in particolare la fase difensiva".

Zeman, gli infortuni e l'addio al calcio

Ma quella festa senza fine dove prima o poi terminare, a San Benedetto del Tronto con Catalano che sbagliò il penalty fu perso l'ultimo biglietto per la A e Diodicibus perse anche il crociato destro. E iniziò il declino calcistico. "La mia stagione terminò lì, mi operarono e andò male, l'anno dopo venne Zdenek Zeman che non volle nessuno della gestione Scoglio tranne Totò (Schillaci), giocavano solo quelli che sceglieva e prendeva lui, poi era molto silenzioso e quindi non è che la cosa facesse piacere, finita la preparazione a Valdaora (dalle parti di Bolzano in ritiro precampionato) mi disse che non rientravo nei suoi piani, col Trento in amichevole gli chiesi di giocare per mettermi in mostra e trovare una nuova squadra e mi schierò gli ultimi 20 minuti al posto di Totò (Schillaci) segnando il gol vittoria, Massimino aveva pronto il contratto, firmai per un altro anno senza che Zeman ne sapesse nulla ma niente, non mi vedeva nei suoi schemi come tanti altri compagni". Così il triestino, a novembre 1987, lasciò da giocatore Messina e il Messina finendo in prestito al Teramo con Del Neri (stavolta allenatore) ed Enrico Chiesa in campo a muovere i primi passi. La sfortuna non molla: rottura del tendine d'achille, ultimi due anni a Torre del Greco e K.O. anche l'altro crociato. Che jella. "Ho dato tutto al Giovanni Celeste - scherza Alberto - così per i problemi fisici a 30 anni mi ritiro, basta, non riuscivo a giocare neppure in Eccellenza, tornai a Trieste gettandomi nell'immobiliare, ero pure stanco della vita faticosa dal calcio, sai che tra trasferte, gare, allenamenti...appena finisce questa emergenza conto di rivedere da vicino Messina". 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Una vita da mediano d'attacco, preso da Massimino grazie all'almanacco Panini

MessinaToday è in caricamento