La scazzottata tra band e fan al Palazzetto, metallari contro Dark: quando a Messina si litigava per la musica

Con Paride Acacia un viaggio indietro di 35 anni nella città "popolata" da capelloni hard rock e giovani New Wave. Gruppi, stile di vita e look dei ragazzi anni Ottanta che si identificavano con gli artisti più dissacranti. La megarissa sopra e sotto il palco del 25 aprile

I Dick Dastardly, band metal e hard rock degli anni Ottanta

C'era un tempo in cui si faceva pure a pugni per la musica 30 anni prima di scaricare un file per ascoltarlo e cancellarlo in pochi giorni non pagando un centesimo. Siamo in pieni anni Ottanta, finita da un pezzo l'era della contestazione ai cantautori i sedicenni privi di cellulare non ballavano su Tic Toc ma identificavano la loro vita, il loro look con le band del tempo e le note di un brano o l'abbligliamento dell'artista preferito diventavano una seconda pelle, l'inseguimento di una stella polare nell'età più spensierata per chi poteva permettersela. Ragazzi che non per classe sociale o per soldi si dividevano in gruppi musicali, in fan di Cure o Iron Maiden, scegliendo con coerenza quasi religiosa i locali da frequentare perché lì andavano tutti quelli che "somigliavano al genere" avvicinandosi al suono e alla moda più consona alle proprie attitudini. Il coronavirus non c'era tra le strade percorse da metallari, Dark, New Wave o paninari del sabato sera che non dovevano indossare mascherine evitando i contatti. Ci si perdeva nelle notti sudate dell'Otis alla Galleria Vittorio Emanuele, del Pipa Pub di Milazzo, del Galveston, del Joe's Garage o al May Be di Villafranca Tirrena per chi aveva a disposizione auto sgangherate e moto truccate. 

Metal e New Wave, il parapiglia del 25 aprile 1988 

Quello che vi raccontiamo non appartiene al mesozoico. Paride Acacia, docente di Recitazione e Arti sceniche con una già lunga carriera tra concerti e teatri, quell'era l'ha vissuta in prima persona: da front-man dei Dick Dastardly impegnato tra le Feste dell'Unità del Pci e i Festival in giro per la provincia: "Dalla metà degli anni Ottanta tramontata l'ideologia politica come motore delle passioni giovanili eravamo divisi in fazioni, nel vero senso della parola, c'erano quelli come me, ci chiamavano metallari, ascoltavamo rock duro e c'erano i ragazzi che preferivano la dark music, due grossi blocchi che Messina ha vissuto dentro le sue viscere". E di band musicali di spessore ne nascevano come figli di famiglie di inizio Novecento: Ohne Worte, Dick Dastardly, Rain Dogs, Convulsed, i Victrola, Onda Italiana, Dawn Tanz, Wolframio, Heaven Fall e ne abbiamo dimenticate parecchie che riuscivano a riempire persino il Palatracuzzi come musicisti affermati. Un sottobosco di talenti che sulla musica puntavano tutto, finite le lezioni a scuola. Il 25 aprile 1988 molti di questi gruppi, quindici in tutto, si ritrovano in un festival al Palazzetto dello Sport di via Rocca Guelfonia. L'attaccamento al proprio genere musicale fa esplodere una maxirissa sopra e sotto il palco. Un litigio finito a scazzottata che coinvolse pure i componenti delle band. "Venivamo fuori da una generazione prolifica in termini di nascite, le famiglie erano molto numerose, e tanti ragazzini si buttavano nel sacro fuoco della musica per arte e divertirmento, suonare insieme era il nostro facebook".

Locali e Look prima del Grunge

C'erano anche dei locali "sicuri" dove potevi ritrovare "quelli come te" e non "altri". I metallari, ad esempio, si riunivano al Bar Torino sul corso Cavour, i dark (quelli più "raffinati") li vedevi girovagare poco distante, al Panama di via Aspa. E c'era un look ben preciso da seguire. Borchie, Chiodo, jeans stretti e giubbotto per i metal (look glam rivisto e corretto dei Settanta) mentre i New Wave si dilettavano con il nero, dal cappotto lungo alle scarpe, al viola per le magliette. La terza via, forse pure più ampia, il vestiario da fighetto paninaro tra Billè e la panineria Kenny (qui è la dance che vince) o per una quarta strada, meno battuta, un colorato abbigliamento da World Music in linea con l'etno rock dei Kunsertu. "Il quadro, generalizzato, era questo - risponde Acacia - finisce tutto con il grunge che spazza via gli anni Ottanta scanzonati per spingerci nelle violente immagini della guerra del Golfo, negli albori della crisi economica, nella sofferenza anche musicale degli autori, il metal degli AC/DC o degli Aerosmith ad esempio parlava sempre di donne, ubriacature, divertimento; quel mondo che è stato anche il mio mondo è completamente tramontato, oggi la musica è mescolanza di generi e non è più identitaria di uno stile di vita, i ragazzi non indossano più delle etichette ben precise, la musica non vende più come allora, molti la scaricano ma non si appassionano, all'epoca era davvero una linea che scandiva la tua giornata insieme al sesso e al calcio, oggi si vivono altri stimoli legati ai social, altri seguono un culto dell'immagine che nulla ha a che vedere con i gusti musicali".

Nel 1987 i Litfiba, nella loro originaria formazione New Wave tengono un concerto da libri di storia al Palazzetto dove l'anno dopo ci si prese a legnate o andando ancora indietro i Simple Minds nel 1983 all'ex Gasometro in Fiera, Jim Kerr era un semisconosciuto, avevano lasciato i messinesi a bocca aperta. "Le band continuano a esibirsi ma in piccoli locali e non in grandi spazi e succede già da tempo, magari dopo escono pure fuori e hanno successo, oggi la musica è molto di nicchia e non fa costume, è soppiantata da altri interessi, noi strillavamo e suonavamo tutta la notte, ci ficcavamo nelle "fogne" in una jam session continua". 

Si ringrazia Paride Acacia e Ugo Lopresti per il materiale fotografico concesso

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