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“L’angelo e il Dio ignorante”, le atmosfere cupe incontrano la fantascienza nel nuovo romanzo di Pandolfo

Di successo l'anteprima in streaming su Suggestioni Press in compagnia dell'autore e della scrittrice Valeria Micale. Un viaggio distopico con una creatura artificiale che riflette orrore e paura tra colpi di scena e contenuti originali

L'autore Ignazio Pandolfo

Contenuti originali, colpi di scena, occasioni  di riflessione su tematiche attuali e soprattutto una cifra stilistica  che conduce il lettore nelle atmosfere emotive delle situazioni narrate. Stiamo parlando dell’ultima creatura editoriale di Ignazio Pandolfo  “L’angelo e il Dio ignorante”, presentato venerdì scorso  sulle pagine Facebook e YouTube del sito di diffusione artistica Suggestioni Press.  Un’anteprima di grande successo  condotta dal giornalista Marco Bonardelli che ha visto la partecipazione dell’autore e anche della scrittrice Valeria Micale. Una diretta seguita da più di 100 persone su Fb e da circa 60 su Youtube.  Collegamenti su Facebook aumentati nel weekend con ulteriori 50 visualizzazioni.

“Mi piace ricordare il primo romanzo pubblicato da Pandolfo nel 2007- ha esordito la scrittrice e biologa Micale- Viaggio al fondo del diluvio che si ricollega all’ Angelo e il Dio ignorante, perché anche quello era un romanzo di fantascienza, nonostante  Pandolfo rivendica la  non apparteneza a nessun genere letterario specifico e la libertà di esprimersi attraverso contaminazioni e ibridazioni e anche in  L’angelo e il Dio ignorante succede proprio questo . Si parte da un tema squisitamente fantascientifico come la clonazione che Ignazio porta all’estremo e contamina con tanti generi weird horror, cyberpunk e così via”.

Pandolfo, un medico prestato ormai da tempo al mondo della scrittura, non ha mai amato l’etichettatura per i sui romanzi, per lui la scrittura è una sola: “Ho sempre ibridato - ha dichiarato durante la diretta -sia quando ho scritto thriller sia quando ho scritto di fantascienza, con digressioni che vanno fuori dallo schema comune del genere”.

 Atmosfere cupe d’oltreoceano quelle del suo lavoro,  una delle prime scene ritrae un salone in cui si sta svolgendo un consiglio di azionisti per una multinazionale che opera in un settore particolare:  quello dei pezzi di ricambio per esseri umani , una realtà in forte espansione .  Si parte dall’esito di un esperimento rivoluzionario nel laboratorio del settore ricerca  ovvero la possibilità di clonare interi umani, copie di esseri umani . Due modi di stare al mondo  si identificano  nei personaggi che appaiono sin dalle prime pagine: un manager spregiudicato e il tormentato il medico che  caratterizzeranno l’intero racconto, accendendo i riflettori oggi su un tema oggi più che mai attuale.

“Io penso che la clonazione un giorno sarà possibile - ha aggiunto Pandolfo-e se sarà conveniente da un punto di vista economico si farà e anche se illegale , se lucrosa la si farà lo stesso. L’etica nella scienza è necessaria ma non sempre è un ostacolo sufficiente per determinare se alcune cose  si possano fare o no". Un pensiero questo che si evolve gradualmente nel libro  nel quale si rincorrono le citazioni bibliche, pittoriche, che diventano metafore di qualcosa di ben più profondo di ciò che appare al lettore, attraverso una tensione religiosa che si manifesta in svariate sfaccettature.

 Un altro filone è il sogno ben presente nel corso dell’opera con una trama che si sviluppa al di fuori di una logica ben precisa , un sogno che ha anche un forte valore simbolico . Durante la conversazione tra l’autore e Valeria Micale, attenzione rivolta  sulla distopia, il mondo che non vorremmo , il luogo immaginario in cui l’umanità viene sostituita dalla paura  che dal romanzo rimanda alla situazione che stiamo vivendo in questo anno pandemico:  "Questa che stiamo vivendo noi è una distopia modesta rispetto alle distopie che ci sono sempre state e ci saranno sempre sulla terra basti pensare ad esempio alle favelas brasiliane dove la vita non vale niente  o ai campi di sterminio. Può essere terapeutico scrivere di distopia quando si opera una sorta di esorcismo delle nostre paure".
 

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