Dal cibo sotto il letto alle memorie d’infanzia, come vivono la “Festa dei morti” alcune eccellenze messinesi

A raccontarlo noti esponenti del mondo politico, sociale e culturale della città. Tra i protagonisti di questo viaggio a ritroso nel tempo il presidente dell'Ordine degli avvocati, l'assessore Minutoli e non solo

Sarà, quella del 2020, una celebrazione di Ognissanti  e una Festa dei Defunti che difficilmente dimenticheremo. Un momento di riflessione più profonda, non più solo familiare ma anche collettiva, per stringersi, come comunità, attorno alle famiglie di quanti hanno perso i propri cari.

Ance della “moda” di Halloween venuta dall’America e amata dai bambini sembra un lontano ricordo e con le restrizioni in corso ci sarà veramente poco spazio per dolcetto o scherzetto.

Ma cosa resta nei ricordi dell’immaginario collettivo della commemorazione dei defunti, tradizione siciliana per eccellenza che si perde nel tempo, una ricorrenza celtica di origine pagana che è poi stata accolta dalla chiesa cattolica? Cosa rimane nella memoria di quella notte tra l’1 il 2 novembre, quando ieri più di oggi da bambini si lasciava cibo e acqua per le anime che sarebbero tornate dall’aldilà per portare dolci e doni? Siamo andati a sentire come alcune eccellenze messinesi vivono questo giorno particolare che diventa un’occasione per tenere vivo il ricordo di chi non c’è più.

Molto spesso in questi giorni sono i ricordi d’infanzia a prendere il sopravvento, come racconta il sacerdote Francesco Pati prete dell’Arcidiocesi di Messina molto conosciuto per il suo impegno attivo nella comunità: “A me questo periodo dell’anno fa pensare alle persone care legate alle nostre radici,  ai  soggetti che ci sono stati accanto nella vita e che ci hanno dato una pacca per andare avanti”. “Io per esempio – continua  Pati- ero  molto legatoai mie nonni che da bambino ci portavano i morticini . Mettevamo il pane e l’acqua sotto il letto e il due novembre trovavamo i dolci perché a quei tempi non c’erano regali”.

Questo è il periodo in cui riaffiorano quegli stralci di memoria  che spesso inconsapevolmente hanno influenzato tutta la nostra  vita . Lo sa bene l’attrice messinese Maria Pia Rizzo che ai nonni deve il suo amore per l’arte: “Questo giorno mi lega ai miei nonni paterni quando da bambina mi facevano trovare i dolcetti sotto il letto. E’un richiamo all’infanzia,  soprattutto a mio nonno che mi ha fatto amare l’opera e la scrittura. Io e mio fratello cantavamo l’Aida a memoria, una cosa inusuale per due bambini così piccoli.  Alla nonna materna devo la manualità che poi mi è servita per il mio lavoro . I nonni materni mi hanno accompagnato fino all’età adulta invece, la mia nonna in adolescenza è stata per me una confidente e mi ha incoraggiata sempre. Quest’anno un ricordo particolare andrà a mio zio scomparso di recente in maniera inaspettata”.

Questo è il tempo dei ricordi che portano con sé quegli insegnamenti ricevuti che diventano scrigni da custodire gelosamente , come ci tiene a sottolineare il presidente dell’Ordine degli avvocati Mimmo Santoro: “Questo giorno per me è legato alla mia mamma, chi ha la mamma oggi deve tenere conto che un giorno gli mancherà la sua tua telefonata e tutto quello che solo una mamma sa dare. Per me la festa dei morti sarà un giorno di riflessione della vita”. Ma qual è il ricordo più nitido di quei tempi ormai passati? “Da bambino andavo spesso a fare la spesa in via Tommaso Cannizzaro tengo sempre a mente questo ricordo nostalgico che oggi è bello non dimenticare,  ma la cosa che mi ha lasciato mia madre e che mi piace ricordare però è l’importanza del rispetto per le donne in particolare e per tutte le persone. Mi diceva spesso: ‘ricordati che hai una sorella e tu non vorresti mai che facessero male a tua sorella’, insegnamenti d’altri tempi che  ho portato sempre con me”.

La commemorazione dei defunti inoltre per alcuni è il momento giusto per non dimenticare dei punti di riferimento fondamentali nella vita come confessa il consigliere comunale e dirigente scolastico Piero La Tona: “La persona che ricordo maggiormente  in questo giorno per affinità – afferma con un filo di commozione - è  Salvatore Di Paola non solo perché è stato come me sindaco e dirigente scolastico,  lui è stata una figura centrale per tutti  noi del sindacato Snals. Non dimentico la sua umiltà unita alla grande preparazione pur sapendo di sapere restava sempre umile, lui mi ha insegnato che quando c’è un problema va affrontato con estrema tranquillità e spesso quando mi capita di averne uno che riguarda la scuola ripenso a lui che  sicuramente avrebbe avuto la soluzione più adatta”.

Per Massimo Minutoli resta indelebile invece la figura di nonno Francesco con il quale l’assessore comunale è cresciuto fino all’età di 8 anni: “I miei genitori lavoravano e lui è stato per me come un secondo padre - rivela l’assessore - mi veniva a prendere a scuola e trascorrevo con lui molto tempo. Era una persona tutta d’ un pezzo che venendo dalla seconda guerra  mondiale, dove era stato prigioniero di guerra, aveva vissuto la fame e mi ha trasmesso una filosofia di vita rivolta al prossimo, da qui probabilmente arriva la mia propensione al volontariato.  Lui mi ha insegnato ad essere concreto  mi diceva sempre: ‘non rimandare a  domani quello che puoi fare oggi ‘  era un grande lavoratore e la frase che mi è rimasta più impressa e che  ripeteva sempre anche a mio padre era: ‘a matinata fa a iunnata’ , sei a buon punto se ti alzi presto per andare al lavoro”.

Ricordi di vita diversi, personali e intimi dai quali emerge un'unica consapevolezza: nessuno muore veramente  finchè resta vivo nel ricordo di qualcun altro.

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