Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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Numero chiuso a Medicina, il Consiglio di Stato riammette i ricorrenti

Tra gli ammessi, distribuiti lungo tutto il Paese, oltre una decina provengono dagli atenei siciliani di Messina, Catania e Palermo. Gli avvocati Delia e Bonetti: “La programmazione ministeriale era errata. Abbiamo vinto una battaglia sul diritto allo studio"

Il Consiglio di Stato ha ordinato l'ammissione di 50 ricorrenti contro l'esclusione dai corsi di medicina, dopo I test del 2018. Tra gli ammessi, distribuiti lungo tutto il Paese, oltre una decina provengono dagli atenei siciliani di Messina, Catania e Palermo. Ben rappresentato anche il Lazio, in particolare l'università Sapienza di Roma e il Veneto, con l'università di Padova.

Lo rendono noto gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che hanno presentato gli appelli accolti ieri. La decisione sancisce di fatto che "la programmazione ministeriale è errata. E per noi è vinta una battaglia sul diritto allo studio che consentirà a migliaia di nostri ricorrenti di poter studiare", sottolineano i legali.

"Dopo 3 anni di battaglie fatte di azioni mirate a verificare in concreto come viene svolta l'istruttoria sul numero dei posti banditi, il Consiglio di Stato, che ha fatto precedere l'accoglimento in sede cautelare, da un'approfondita audizione alla presenza anche della parte ministeriale, ha valorizzato le nostre tesi difensive", spiegano gli avvocati. "L'enorme carenza di personale medico che il ministro della Salute non ha esitato a definire drammatico con il comunicato del settembre 2018, è frutto di un'istruttoria sulle immatricolazioni totalmente errato che ha aggravato l'attuale problematica dell'imbuto formativo", sottolineano Delia e Bonetti.

"La nostra tesi, accolta dal Consiglio di Stato, difatti, ha dimostrato che nonostante gli Atenei potessero formare ben più studenti, stante la volontà dichiaratamente politica di non finanziare più borse di studio, si è attuata una lenta e costante politica di sottoutilizzazione delle risorse di Ateneo utile ad evitare alle strategie politiche di investire sempre meno sulle successive borse di studio. Il decremento di ammissioni, nonostante i tanti studenti che si cimentano al test, difatti, non è affatto giustificato dalle carenti risorse degli Atenei e dalla impossibilità di questi di ben formare gli studenti sulla base di adeguati standard europei, ma solo sulla base di tali scelte per nulla compatibili con il diritto costituzionalmente garantito allo studio", sottolineano ancora i legali.

La decisione del Consiglio di Stato "segue quella resa pubblica dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane secondo cui per risolvere gli errori di programmazione di questi ultimi anni è necessario non solo aumentare le borse destinate agli specializzandi ma, anche, allargare le maglie delle iscrizioni ai corsi di laurea in Medicina".

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