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Il Coronavirus va a braccetto con l’ansia, la psicologa: “Dopo dieci giorni di isolamento la mente inizia a cedere”

A tu per tu con la dottoressa Maria Boncoddo per spiegare gli effetti psicologici della quarantena. I consigli dell'esperta per affrontare la vita in casa e per gestire il rapporto con i più piccoli

Foto repertorio

Stiamo vivendo sulla nostra pelle un’emergenza quasi surreale, che settimana dopo settimana sta stravolgendo la nostra routine quotidiana ridisegnandola sulla base di una quarantena che ci costringe a stare a casa. Ma quali sono gli effetti sulla psiche di ciò che sta accadendo?

Siamo tornati a parlare di coronavirus  con la psicologa messinese Maria Boncoddo, soprattutto in virtù di una situazione  che rischia di prolungarsi a tempo indeterminato. 

A colpire la nostra salute mentale sono soprattutto l’isolamento sociale, la reclusione in casa e il peso dell’incertezza: “Sicuramente la cosa che sta sconvolgendo di più le nostre giornate non è stare a casa ma essere privati della libertà- chiarisce l’esperta- tutta la nostra vita era vissuta in funzione dell’ambiente esterno che adesso sembra essere sparito, tutti i giorni correvamo a mille ora abbiamo subito una brusca frenata”, a questo si aggiunge l’essere obbligati ad un’uscita controllata che porta alla frustrazione per la mancanza di tessuto sociale. Tutto ciò ha  generato delle conseguenze,senza dubbio il fatto di non avere la libertà di prima riporta ognuno di noi a rivedere  la quotidianità, ma la preoccupazione più opprimente resta l’impossibilità di non sapere  come e quando finirà tutta questa storia, ciò genera paura e angoscia e un progressivo aumento di pensieri negativi che alimentano l’ansia.

“Sono tutte conseguenze dovute al senso di solitudine, l’impossibilità di vedere gli altri, di vivere le relazioni, l’uomo è un animale sociale e ha bisogno di queste cose”- continua la psicologa- “una ricerca del King’s College London, ha portato in luce che superati i 10 giorni di isolamento la mente inizia a cedere. Dall’undicesimo giorno iniziano a emergere stress, nervosismo e ansia. Quando i giorni passano e l’incertezza cresce, emerge il senso di frustrazione: l’incapacità di mantenere il nostro stile di vita e la nostra libertà di movimento, ci fanno precipitare verso un baratro di emozioni complesse e problematiche”.

Ad incidere inoltre in modo negativo sulla nostra salute mentale è il pensiero catastrofico: “Si tratta della tendenza  ad anticipare il peggio- precisa la dottoressa- quella voce che ci sussurra che perderemo il lavoro, che le cose non torneranno come prima, che finiremo in ospedale, che qualche persona a noi cara non ce la farà, che l’economia crollerà”. 

Il Coronavirus e i rapporti sociali 

Con la crisi sanitaria oggi cambia il modo di relazionarsi con gli altri anche durante quelle poche occasioni  in cui da lontano si entra a contatto con altre persone. Tutti o quasi indossiamo le mascherine e ciò rappresenta anche un filtro sociale. “Vedere le persone con le mascherine ha provocato uno shock iniziale. Eravamo abituati a vederle solo come dispositivi medici- continua Maria Boncoddo- il loro utilizzo ha aumentato la distanza sociale e modificato  il nostro modo di comunicare comunemente legato all’espressività facciale. Ancora oggi però c’è molta reticenza, queste diventeranno normali quando potremmo tornare alla vita fuori casa e sarà necessario continuare a utilizzarle.  Il fatto di aver vissuto  questa emergenza in maniera marginale a Messina, a differenza di altre città del nord,  non ci ha fatto percepire la vera gravità del virus, considerando le precauzioni come qualcosa di troppo  e di non effettivamente necessario”.

Vivere la Pasqua in solitudine 

Siamo in settimana Santa quale sarà l’effetto più evidente di questa Pasqua sui generis vissuta in solitudine?  “La lontananza da amici e parenti farà passare queste due giornate con un velo di malinconia. Il vivere in “solitudine” la Pasqua di quest’anno dobbiamo tradurlo in qualcosa di positivo: è un tempo di riflessione e di “ salvezza” . Stare a casa, oggi, significa questo”.

I consigli della psicologa  e l'approccio con i bambini

“La quarantena che stiamo vivendo non ha solo caratteristiche negative- afferma la psicologa- ma viviamola anche come un’opportunità per ripensare al nostro rapporto con le nostre passioni. Siamo chiamati a dare un senso alle nostre giornate, riscoprendo il piacere di trattarci bene. Leggere, studiare, cucinare, fare ginnastica, prenderci cura di noi. Nutriamoci di speranza e circondiamoci di cose belle.”

Per  bambini e  ragazzi, raccomanda la psicologa, è bene  evitare le abbuffate di tecnologia, bisogna spronarli ad aiutare nei lavori in casa, così da trasformare questo periodo in un utile momento educativo e di crescita. “E’importante dire la verità ai bambini su quello che stiamo vivendo- conclude la dottoressa-  nascondersi dietro false verità, non fa che altro che creare nei piccoli delle paure illusorie che alimentano in loro il senso di preoccupazione. I bambini devono potersi fare una loro struttura mentale ed emotiva sul fatto che la vita è fatta anche di incertezze, citando Galimberti”.

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