Attualità

Cittadella sportiva, il contenzioso col Cus finisce in tribunale. Micali: “Noi danneggiati dall'Università, i numeri non mentono”

Il presidente del Centro universitario sportivo esce allo scoperto dopo un anno di silenzio e l'approvazione del bilancio. Retroscena di uno scontro che ha portato alla revoca della convenzione per la gestione degli impianti ma sul quale non è ancora scritta la parola fine

Bilancio approvato, un esposto in procura e un arbitrato in corso contro la revoca dell’affiliazione al Cusi.

Il Cus Unime si rimbocca le maniche. Ad un anno dalla revoca della convenzione con l’Università per la gestione degli impianti sportivi alla Cittadella, Nino Micali, presidente dal 2013, è un fiume in piena, pronto dopo lunghi mesi di silenzio a dire la sua su una stagione di conflitti che ha portato alla liquidazione del Centro universitario sportivo.

Andiamo per ordine. È stato approvato il bilancio 2019 del Cus. Un dato significativo perché si era parlato di un’esposizione importante, di debiti che hanno determinato anche la chiusura dei rapporti con l’Università. Eppure, si dice che i numeri non mentono...

“I numeri no. Restiamo sul pezzo: il bilancio del Cus 2019, ultimo prima della pandemia, è stato approvato nei giorni scorsi con una movimentazione in entrata di 2.377.603,42 ed un totale di uscite di € 2.456.628,82 . Il passivo, pertanto, è solo di 79 mila euro circa”.

Può tirare un sospiro di sollievo dunque. Si parlava di ben altre cifre.

“Se il Cus avesse avuto quel monte debiti sbandierato da altri alla stampa, oggi emergerebbe dai bilanci e considerando che, come ho appreso sempre dai giornali, il Cus UniMe li avrebbe specialmente nei confronti dell’Università, dovrebbero essere iscritti anche nei bilanci dell’Ateneo di Messina come crediti. Cosa che non mi risulta. Si è, per contro, sottaciuto che è il Cus che vanta crediti dall’Università, specie per le contribuzioni pubbliche legate alla legge nazionale n.394/77 e regionale n. 373313. Somme spettanti di diritto al Cus, per spese già dallo stesso sostenute, e che invece sono ancora trattenute. Parliamo di circa 260 mila euro”.

Scusi, però è vero che c’è comunque una situazione debitoria.

“È vero, ma determinata dalla revoca unilaterale della convenzione da parte dell’Università, aggravata da un inizio 2020 che ha coinciso con la chiusura a causa del Covid.  Quale attività sportiva non ha avuto problemi? Dopo 5 anni di esercizi in avanzo e due con pareggio di bilancio, il 2019 è stato il primo anno in cui si è manifestato un deficit di circa 79mila euro. Una situazione maturata anche per gli ingenti investimenti che il Cus ha fatto per migliorare il patrimonio immobiliare e mobiliare della cittadella sportiva universitaria e per incrementare l’attività sportiva agonistica, in una visione prospettica che faceva affidamento su una convenzione quindicennale. Inoltre, l’Università nel 2019 ha preteso che saldassimo in un’unica soluzione l’unico vero debito, quello relativo alla Tari, che spettava al Cus pagare in base alla precedente convenzione del 2013. Stiamo parlando di circa € 124.000 interamente pagati.

E l’attività agonistica incrementata quale sarebbe?

“Il 2019 è stato il primo anno della serie A2 di pallanuoto, che da sola ha assorbito oltre il 50 % di quanto speso per tutta l’attività sportiva agonistica (€ 289.000) ed è stato un anno di importanti investimenti in cittadella (circa € 180.000). Un periodo che è coinciso con le prime insofferenze da parte dell’Università manifestate, come dicevo, con la richiesta di pagamento in un’unica soluzione della Tari. Ma io aggiungerei che l’insofferenza della governance universitaria si è avvertita soprattutto nei confronti del sottoscritto, tanto che ho presentato a marzo del 2019 le dimissioni, poi ritirate su richiesta del rettore. Una richiesta che alla luce di quello che poi è accaduto risulta incomprensibile. Basta pensare che a fine giugno 2020 abbiamo approvato, in seno allo CSASU, programmi e piano finanziario 2021 in una seduta presieduta dal Magnifico che appena 30 giorni dopo ha firmato la revoca della convenzione sulla gestione degli impianti. Dovrebbe fare pace con se stesso”.

Per quella che era considerata una grave esposizione debitoria del Cus, si è consumata prima la frattura con l’Università, seguita poi dal commissariamento da parte del Cusi che ha deliberato anche la perdita della qualifica di federato per il Cus Unime. Alla luce del bilancio appena approvato, ritiene di aver subito una ingiustizia? Qualcuno farà marcia indietro?

“Anche qui va ristabilita la verità. Il Cus viene commissariato per norma statutaria. Il 5 ottobre 2020 i consiglieri hanno disertato la seduta che prevedeva all’ordine del giorno la convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio 2019, impedendo all’organo sovrano (l’assemblea dei soci) di potere deliberare e decidere sul futuro dell’Associazione. Va detto che il progetto di bilancio 2019 era stato già votato ed approvato dallo stesso Consiglio. Successivamente, pertanto, in assenza di bilancio, il Cusi commissaria il Cus e nomina una terna commissariale, poi riqualificati ispettori, che arrivano in un secondo momento, quando al Cusi e quindi al Cus UniMe, vengono tolti gli impianti”.

Ma se le cose stanno come dice lei, il Cusi non avrebbe potuto presentare ricorso al Tar contro la revoca della convenzione?

“Purtroppo non lo ha fatto nei tempi giusti. Ha presentato ricorso al Tar contro l’Università solo il 12 novembre 2020, non intendendo rinunciare alle prerogative che la legge 394 impone sulla gestione degli impianti sportivi e sullo sport universitario. Non impugnando nei termini la risoluzione unilaterale della convenzione sugli impianti che sarebbe scaduta nel 2034, da un lato sta cercando di tutelare se stesso, ma dall’altro ha affossato il Cus UniMe che ha dovuto lasciare gli impianti”.

Al danno la beffa, è cronaca che il Cusi ha revocato anche l’affiliazione al Cus.

“Già. Ma su questo aspetto c’è in corso un arbitrato per ristabilire la verità e riottenere quello che ingiustamente c’è stato tolto.  A ben vedere, leggendo tra le righe della delibera di esclusione, c’è il tentativo di far passare un accordo tra Cusi e l’Università, mettendo in cattiva luce il Cus UniMe e la mia persona. Salvo poi, lo stesso Cusi, titolare del rapporto convenzionale con l’Università, andare ricorrere al Tar di Catania contro l’Università di Messina”.

Oggi la parola è passata ai Tribunali dunque.

“Sarà in quella sede che si deciderà se abbiamo ricevuto vessazioni ed ingiustizie. Il tempo forse sarà galantuomo. Il danno è già fatto e conosciamo bene i lunghi tempi della legge, ma sono certo emergeranno le tante bugie utilizzate per affossare una delle migliori realtà sportive dell’intero panorama sportivo italiano ed universitario. A tal proposito da statistiche legate alla legge 394/77 risultavamo tra i primi 10 Cus d’Italia. Come è possibile che nell’arco di pochi mesi ci siamo trasformati da fiore all’occhiello dell’Università di Messina, dello sport messinese, regionale e nazionale ad una associazione in decadenza piena di debiti e in bancarotta? Penso che anche gli spettatori più disattenti qualche dubbio se lo porrebbero e forse l’intera Città, che ha goduto dell’operato del Cus UniMe, potrebbe dare una risposta sul reale stato di come sono andate le cose. Oggi intendo semplicemente non dare il mio punto di vista, ma ristabilire alcune verità”.

Ma se questi sono i dati reali, perché non ha ritenuto di dover tutelarsi in qualche modo. Lei non ha mai voluto rilasciare neanche dichiarazioni nel periodo caldo dello scontro.

“Sino al mese di marzo 2021, siamo stati coinvolti in un tira a molla che ha fatto pensare che le cose si potessero ristabilire, traendo in inganno più di qualcuno, non me. I soci del Cus UniMe hanno espresso alcune volontà ed il deliberato assembleare va rispettato. Una cosa è certa il Cus UniMe è stato depredato da sette anni di lavoro. Vi era il pericolo che centinaia di ragazzi e atleti potessero non continuare a fare attività sportiva perché tesserati con il Cus UniMe. Così, ad esempio, l’assemblea ha deliberato la cessione a titolo oneroso della serie A2 di pallanuoto alla subentrante SSD Unime, impegno che ad oggi è stato totalmente disatteso da quest’ultima. Tutto questo è materia di azioni presso la magistratura che speriamo, prima o poi, ristabilisca oltre che la verità, il giusto risarcimento per tutto quello che abbiamo subito. Personalmente ho anche presentato un esposto sul quale è stata chiesta l’archiviazione dopo soli 30 giorni”.

Allora non è vero che la giustizia è lumaca. Presenterete opposizione? Su quali presupposti?

“Tengo a precisare che l’esposto in Procura è stato presentato personalmente, in quanto dal mio punto di vista sono stati lesi pesantemente gli interessi sia dell’associazione che miei quale rappresentante legale e presidente del Cus UniMe e quindi direttamente danneggiato. Il legale che mi rappresenta ha già proposto opposizione, vista la celerità con cui è stata richiesta l’archiviazione, rappresentando il dubbio che non siano state attuate le giuste indagini a sostegno di quanto da noi denunciato”.

In sette anni di gestione da parte del Cus UniMe, la Cittadella sportiva è sembrata un fiore all’occhiello e non solo per l’assenza di impianti cittadini. Quanto è cresciuta con la sua presidenza?

“Ci vorrebbe più di una semplice intervista per dire tutto quello che abbiamo fatto, ma posso rendere l’idea con alcuni dati di bilancio ed il numero di iscritti che in questi anni hanno frequentato il CUS UniME. Siamo passati da circa € 700.000 euro di entrate in bilancio e poco più di 600 iscritti nel 2014 a 2.377.603,42 euro di entrate e 6.700 di iscritti nel 2019.  Dai 200 studenti universitari che frequentavano la cittadella, siamo passati ad oltre 1.400 studenti che a vario titolo praticavano attività sportive con il CUS UniMe. Siamo diventati un punto di riferimento per molte federazioni sportive che, nella nostra realtà, avevano trovato un punto di riferimento per l’organizzazione di stages, corsi e attività federale. Ricordo tra le tante iniziative, gli spring training delle nazionali di Baseball, di Pallavolo, della Pallanuoto i corsi per istruttori Uefa del calcio. E cosa dire tutte le attività proposte attraverso le scuole del quartiere e cittadine? ”.

Riepiloghiamo: l’esposizione debitoria non era quella sbandierata, le criticità gestionali viste le attività e le cifre appena elencate sono a suo favore: perchè l’Università ha dunque deciso di fare fuori il Cus UniMe?

“Questo lo si dovrebbe chiedere al rettore ed ai componenti del Consiglio di Amministrazione universitario, che sicuramente saranno chiamati in causa per tutto quello che hanno avallato, senza mai chiedersi se tutto ciò avesse un fondo di verità. Come, ad esempio, la questione delle utenze precedentemente deliberate da Cda e Senato accademico a carico dell’Università (delibere del 21 dicembre 2018) e poi indebitamente richieste al Cus Unime dal 2019 a firma del direttore Generale, i lavori contestati ma eseguiti e comprovati dagli uffici universitari (Ragioneria e servizi tecnici) ecc. Le verità che hanno spinto certi meccanismi molto probabilmente saranno altre e c’è il rischio che, a svelarle, si potrebbe fare ridere l’intera città che già, di per se negli ultimi trent’anni, ha subito e continua a subire l’incapacità di chi si propone alla guida di istituzioni importanti. Non sto qui a ricordare dove ci pongono le varie classifiche che ogni anno vedono Messina relegata sempre agli ultimi posti”.

Oggi l’Università ha la sua SSD, una partecipata che gestisce gli impianti della Cittadella, presieduta dalla campionessa olimpica Silvia Bosurgi. È una atleta stimata, potrà operarà bene...

“L’unica cosa che mi sento di dire è che gli abbiamo lasciato una bella fuori serie da guidare. Un patrimonio in termini di atleti e titoli acquisiti che, come ho detto c’è stato sottratto. Agli investimenti fatti da parte dell’università il Cus ha contribuito con proprie risorse per oltre un milione di euro tra interventi di manutenzione straordinaria ed attrezzature sportive che, come dicevo, sono stati fatti in una logica di gestione pluriennale così come prevedeva la convenzione. Una cittadella che quando l’abbiamo presa noi era funzionale al 50%. Abbiamo attivato residenze, realizzato la club house, Palatenda esclusivo per la ginnastica artistica, rifunzionalizzato il campo di calcio e realizzato un maneggio ex novo. Ci sono voluti 14 anni di duro lavoro per fare diventare la Cittadella così come è oggi. Se posso dirlo, grazie anche al mio lavoro ed alla mia visione di gestione e di uomo di sport, laurea in management sportivo conseguita e non regalata, esperienze acquisite nell’arco di oltre 30 anni con una formazione specifica in ambito gestionale. Abbiamo reso la Cittadella funzionale al 100% arricchendola con nuove piantumazioni e verde, sculture che ci sono state donate.  Ci sono voluti 14 anni di duro lavoro per farla diventare così come è oggi, punto di riferimento per l’intero movimento sportivo italiano ed internazionale. Noi del Cus, nel 2013, abbiamo raccolto un testimone che ci è stato passato dall’Università (Unimesport) e lo abbiamo portato avanti con onore, onestà e con successo. Avremmo potuto fare ancora molto, ma siamo stati costretti a lasciare. Speriamo di non assistere all’ennesimo decadimento in questa città”.

Gallery

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Cittadella sportiva, il contenzioso col Cus finisce in tribunale. Micali: “Noi danneggiati dall'Università, i numeri non mentono”

MessinaToday è in caricamento