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Docenti messinesi al nord, il disagio di chi parte e lascia la propria famiglia: "Vittime di un dramma sociale"

La storia di chi insegna a migliaia di chilometri di distanza dopo la riforma "Buona scuola" di Renzi. Ma c'è un avvocato che si batte per far rientrare a casa gli insegnanti. In molti non conoscono le leggi a loro tutela

A settembre in molti svuotano le valigie dopo una vacanza, altri invece le riempiono per una partenza, l'ennesima.

E' il caso dei docenti trasferiti al nord, figli (o vittime?) della riforma di Matteo Renzi sulla "Buona scuola". Viaggi lunghi e pesanti su treni o aerei, intrapresi con la consapevolezza di aver lasciato a casa un marito, un figlio o un genitore anziano.

Lo scorso giugno il ministero dell'Istruzione ha accolto 58mila richieste di trasferimento, leggermente più della metà di quelle presentate. Un docente su due è quindi rimasto fuori dai giochi e dovrà attendere ancora prima di poter avvicinarsi a casa.

Anche Messina ha i suoi insegnanti costretti ad emigrare per una cattedra, risorse utili che prestano servizio altrove, tra mille difficoltà.

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Tra le tante storie, abbiamo scelto quella di Teresa che da due anni insegna a Torino, lontana più di mille chilometri dal marito e dal suo bimbo. "Ogni volta che saluto mio figlio avverto lo stesso nodo in gola - racconta a Messina Today - questi sono sacrifici che andrebbero fatti da giovani, ma quando hai già una famiglia è veramente dura. Amo insegnare e sono contenta del mio lavoro, mi piacerebbe farlo a Messina però. Per adesso va così e spero che la mia famiglia non ne risenta troppo, in futuro spero di potermi avvicinare definitivamente a casa".

C'è chi ci è riuscito, ma ha dovuto affrontare una battaglia giudiziaria per tornare nella propria città di provenienza e riabbracciare i propri cari. E' il caso dei quattro docenti messinesi assistiti dallo studio legale dell'avvocato Vincenzo La Cava. Sono riusciti a far valere diritti che in molti non conoscono. 

La legge, infatti, permette ai docenti di ottenere l'assegnazione nella città di  residenza se il proprio figlio è minore di tre anni. In altri casi è possibile riavvicinarsi avvalendosi della precedenza in graduatoria data dalla presenza di un genitore o parente gravemente malato a cui dare assistenza.

Diritti sacrosanti e garantiti dalla legge, ma sconosciuti dalla maggioranza dei docenti che spesso si arrendono al loro destino. "Si tratta di norme - precisa l'avvocato La Cava - che spesso non vengono rispettate, noi da anni ci occupiamo di questi casi prestando assistenza ai docenti che si trovano in questa situazione. Il tribunale è più volte andato incontro alle loro richeste disponendo l'immediato trasferimento nella città di residenza".

E' questo il caso di una docente, di cui preserviamo l'anonimato, che per due anni ha insegnato a Milano pur avendo la madre gravemente malata. "Sono figlia unica - racconta - e da tempo mi prendo cura di mia madre impossibilitata a stare sola. Sono andata avanti tra congedi e sacrifici per conciliare la mia attiività professionale con i bisogni familiari, ma quando mia madre si è ulteriormente aggravata mi sono trovata in difficoltà. La scuola dovrebbe garantire maggiori tutele, ci sono famiglie che rischiano di essere rovinate, figli che soffrono la lontananza di un genitore. E' un vero e proprio dramma sociale".

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