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Domenica, 2 Ottobre 2022
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A bordo di una feluca con la telecamera, l'esordio del regista Angileri: "Vi racconto la magia della pesca al pescespada"

Terminate le riprese de "La cardata", il documentario realizzato dal 34enne messinese. "Vivo a Roma, ma ho sempre nel cuore il ricordo di ciò che provavo da bambino quando guardavo lo Stretto e quelle strane barche"

Una lotta alla pari, dove i combattenti hanno le stesse possibilità di vincere o perdere. Può essere definita così la caccia al pesce spada, una delle più affascinanti tradizioni messinesi che Giuseppe Angileri ha deciso di raccontare in un documentario. Messinese trapiantato a Roma fin da piccolo, Angileri aveva in testa questa idea da diversi anni, anche grazie ai ricordi d'infanzia legati alle tante estati passate a Tremestieri. "Con Messina ho un rapporto molto forte - racconta - e quando ho la possibilità cerco sempre di tornare. Sentivo il bisogno di raccontare la mia terra rivolgendomi ai suoi stessi abitanti o a chi conosce poco. E la forma più adatta per farlo è il documentario, un connubio tra un ricordo e la realtà. Ho tentato di spiegare cosa vedevo io da bambino con la stessa curiosità con cui ammiravo il passaggio delle feluche, barche uniche nel suo genere".

La sua opera si intitola "La cardata", un nome tutt'altro che casuale come spiega lo stesso autore. "La cardata è il segno che i pescatori fanno con le unghie sul pescespada una volta catturato. Un gesto di rispetto per l'animale coinvolto in una lotta alla pari senza l'ausilio di reti o esche. Il pesce vede e sente la barca, ha tutte le possibilità di scappare. E alla fine vince il più bravo".

Per Angileri non è stato difficile prendere in mano una telecamere e riunire una troupe di esperti. "Lavoro nell'ambito televisivo ed in particolare mi occupo di post produzione anche se ho curato la regia per videoclip e spot. Ma questo è il mio esordio nel mondo dei documentari, lo considero un passo avanti nella mia carriera che ho intrapreso contro tutto e tutti alcuni anni fa spinto dalla passione del mio amico Guido Alesse. Con lui ho iniziato a girare i primi video dopo una parentesi poco felice da aiuto cuoco".

Durante le riprese, Angileri ha avuto modo di entrare in contatto con i pescatori. Due settimane sul mare, tra aneddoti e storie di passione e sacrificio. "Le riprese sono iniziate lo scorso 4 agosto e si sono concluse il 13. Ho coinvolto la storica famiglia Mancuso - spiega Angileri - ma anche ex pescatori con cui ho ripercorso la storia di questa tradizione. Alla pesca ho intrecciato anche la religione con il racconto della processione di San Nicola che ogni anno si celebra a Ganzirri utilizzando una feluca modificata. Ma l'emozione più grande è stata senza dubbio quella vissuta a bordo durante le fasi di cattura. Si ferma tutto, le facce dei pescatori cambiano, si dissociano dalla realtà. E' un momento pazzesco di adrenalina".

L'opera di Angileri adesso è in fase di montaggio, poi girerà l'Italia e l'Europa. "Alle riprese - spiega il regista -  a bordo unirò anche le interviste a biologi e storici per raccontare tutti gli aspetti della pesca al pesce spada. Il mio obiettivo è iscrivere il documentario a concorsi nazionali e internazionali, spero possa essere l'inizio di una serie di lavori dedicati alla tradizioni non solo siciliane. Mi piace raccontare quello che succede realmente senza filtri. Voglio ringraziare mio fratello Giorgio che ha curato la fotografia insieme all'assistente operatore Riccardo Martellino e a Valerio Nicolosi con cui ho scritto i testi".

Sinossi

La pesca del pesce spada risale al II secolo a. C. e ne parla lo storico greco Polibio, affascinato dalla tecnica dei pescatori calabresi e siciliani nell’uso della fiocina dagli scogli, mentre aspettano il passaggio a pelo d’acqua della loro preda.

Solamente attorno al 400 d.C. sono apparse le prime imbarcazioni di origine araba chiamate “Feluca”, con i rematori e le due figure che ancora oggi sono fondamentali: l’antenniere in cima ad un albero issato al centro dell’imbarcazione avvista la coppia di pesci spada e lancia il segnale al pescatore, che dalla prua colpisce con la fiocina. A quel punto inizia un rituale antico come questa pesca: gli altri pescatori a bordo iniziano a tirare lo spada a bordo, quest’ultimo combatte con tutte le sue forze fino ad arrendersi, sfinito. A volte accade che l’altro pesce della coppia, vedendo il primo in difficoltà si lanci contro i pescatori, cercando di liberarlo ma finendo preda anch’esso. La coppia catturata viene detta “parricchia”.

Una volta terminata la lotta il pescatore incide vicino alla branchia del pesce spada la “cardata”, la “grattata”, in segno di rispetto per il pesce appena catturato.

Una pratica antichissima quella della pesca dello spada che nel corso dei secoli è mutata nell’utilizzo delle imbarcazioni e ma non nella ritualità. Sempre meno famiglie si dedicano a questa tradizione e oggi la pesca del pesce spada continua nello Stretto di Messina, dove le feluche a motore, con un’alta torre per l’avvistamento ed una passerella per l’arpionaggio, navigano avanti e indietro tra Messina e Reggio Calabria, dalla mattina alla sera, per poi arrivare in spiaggia con una piccola imbarcazione e vendere il pesce direttamente sul bagnasciuga. Tra le famiglie che da generazioni pescano il pesce spada c’è quella dei Mancuso, messinesi che portano avanti questa tradizione e che oggi navigano anche con alcune donne della loro famiglia che si occupano di recuperare il pesce dopo che è stato arpionato.

Solitamente il pesce spada predilige i fondali profondi, è un predatore veloce e intelligente ma verso aprile si sposta nelle zone tra la Calabria e la Sicilia, dove i fondali sono bassi e fino a Agosto nuota anche a pelo d’acqua. Questo permette di avvistarlo e di catturarlo con l’arpione.

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