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 Le lezioni del professore Mimmo Carzo e gli universitari che tornavano in aula da fuori corso

Il ricordo del docente Ordinario di Sociologia all'Ateneo di Messina scomparso nel 2019: un "monumento" contro lo stereotipo comunicativo didattico. Le ore in facoltà trasformate in centralità esistenziale del sapere, le mode e i modelli culturali sgretolati come polvere

Avete presente tra scuole e Atenei i docenti che "infliggono" per decenni la stessa identica lezione delle pagine memorizzate cambiando solo il tono di voce in base all'età. Ebbene l'amarcord di oggi è su un professore venuto a mancare nel settembre 2019, Ordinario di Sociologia della Comunicazione alla facoltà di Scienze Politiche di Messina: un "monumento" forse poco conosciuto contro lo stereotipo comunicativo didattico. I suoi dialoghi con gli studenti non si possono comprendere a parole per chi quelle parole non le abbia vissute più che ascoltate. Proviamo a farlo con tutta l'umiltà possibile dell'allievo che strano a dirsi di abbandonare l'aula non ne aveva voglia, anzi ci sarebbe tornato da laureato o da fuori corso. Che tecnica usasse è complicato descriverla se non che la lezione di fatto eri tu: una confessione di una o due ore su tempi e modelli sociali, strutturalismo e filosofia del mondo, sulla tua visione di regole e comportamenti che venivano smontate mentre tu credevi fossero blocchi di marmo. Non si comprendeva bene tra riflessioni, incertezze, domande e risposte se a imparare fosse la tua anima mentre la tua mente iniziava a girovagare tra mode e modelli che per nascita e cultura di origine segui e insegui e pensavi fossero dogmi. La cattedra tra lui e gli studenti seppur visibile era solo un'immagine mentre i suoi testi sono più che mai attuali. "Se non trovate i vostri spazi qui andate via - ripeteva spesso - ma non omologatevi".

Il ricordo del Ricercatore
 

"I baffi, la sigaretta, i silenzi e un’aula piena di pupille acute come spilli. Le lezioni di Mimmo Carzo erano così. Sembrava di precipitare in un documentario degli anni Settanta. Di quelli in cui i prof avevano giacche di velluto con le toppe sui gomiti e gli studenti si sedevano in semicerchio. Goffman e Paolo Conte, Marcel Mauss e Pessoa, la semiotica del potere e cent'anni di solitudine. Più che lezioni sembravano un incrocio tra una seduta di autocoscienza collettiva e un seminario esistenziale che interrogava direttamente la tua vita con relativa visione del mondo. Un cerchio che all’improvviso si trasformava in uno spazio libero in cui potevi fare quelle domande che solo la magia dei vent’anni ti può concedere con quell’intensità. 
A settembre saranno esattamente due anni che Mimmo Carzo non farà più lezioni all’Università di Messina. Quando muore un professore universitario normalmente si celebrano i suoi contributi scientifici, il suo curriculum accademico, il posto di rilievo nel panorama internazionale e nella società civile, insomma ci si allinea con quella visione  efficientistica in cui purtroppo è precipitata l’Università negli ultimi anni. Una deriva che ha confinato la didattica in una posizione secondaria, se non marginale. Credo che ricordare Mimmo Carzo oggi, vuol dire soprattutto ricordare la centralità esistenziale delle sue lezioni. Delle Sliding Doors poste tra il sapere scientifico delle scienze sociali e la vita quotidiana, sua e di chi ascoltava. Lezioni in cui forse uscivi con più domande che risposte ma che ti mettevano una maledetta voglia di leggere (non studiare), in attesa di quella successiva. Non credo sia un caso che molti dei migliori incontri della mia vita li abbia fatti lì dentro, dentro quell’ “atmosfera” in cui non si andava per “acquisire competenze” ma per comprendere cose astrattamente concrete come il mondo e la vita, con la sociologia nel privilegiato ruolo di medium. In barba al bau bau del “fuori corso” dopo aver sostenuto l’esame ho continuato a seguire quelle lezioni per tre anni consecutivi. Se oggi insegno all’università è anche grazie a quelle lezioni, anzi a quella lezione, che tradotta in termini politici, vuol dire mettere gli studenti al centro di tutto". 

Pier Paolo Zampieri 
 

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