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Festa della Liberazione, un ricordo che ancora divide

In piazza Unione Europea la tradizionale cerimonia con la deposizione della corona di alloro al monumento dei caduti. Presenti anche i Partigiani d'Italia e tante scolaresche

Il prefetto Maria Carmela Librizzi ha deposto stamani una corona di fiori sul monumento ai caduti per la tradizionale cerimonia del 25 aprile. Presenti a questo 74esimo anniversario autorità religiose, civili e militari. Ma nonostante l’adesione di tante scolaresche,  dell'associazione nazionale partigiani d'Italia e delle associazioni combattentistiche e d'Arma viene da chiedersi se davvero vale ancora la pena festeggiare o se era meglio raccogliere l’invito di una parte della maggioranza che avrebbe anche evitato ogni celebrazione. Di certo c’è che ogni anno che passa il 25 aprile sembra sempre più una festa privata a inviti. 

Non è servita neppure la presenza dell’anziano padre partigiano, internato durante la guerra in un campo di concentramento nazista, a suscitare partecipazione e curiosità. E’ evidente che la Liberazione per alcuni possa risultare indigesta, forse ricorda troppe cose che si vorrebbero dimenticare, compreso il fatto che l’Italia non è stata liberata indistintamente da tutti i cittadini. Se sinistra e cattolici sentono il 25 aprile in modo così intenso e chi guarda a destra è afflitto da crampi allo stomaco ogni volta che si ripropone quella data, qualche ragione ci deve essere. Si potrebbe chiedere al ministro Salvini, che per non ricordare è venuto in Sicilia a festeggiare la “Liberazione dalle mafie”. Ma forse non ce n’è bisogno. Le ragioni sono le stesse che, pure con tutta la pietà dovuta ad una vita umana spezzata, impediscono di annoverare i morti di Salò tra gli eroi del nostro paese.

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