Ciccio Mortelliti, il cobra che avvelenava le difese maestro di etica nelle Scuole calcio

La storia del centrocampista che a 13 anni aveva già lasciato Messina per il sogno calciatore. L'esplosione e la delusione a Crotone, le emozioni al Celeste, l'espulsione ad Ancona e le scuse al procuratore Gianni Prete. E la telefonata del campione del mondo Perrotta che gli cambia la vita...

Francesco Mortelliti, oggi nello Staff tecnico dell'associazione nazionale calciatori

Far crescere un bambino in un campo di pallone e trasformarlo prima in un buon cittadino e con fortuna e bravura in calciatore è come produrre del buon vino se ci pensiamo bene. C'è la lavorazione della terra per la coltivazione esaltando le potenzialità della natura, c'è la raccolta dell'uva con la selezione dei grappoli, la pigiatura e la fermentazione ponendo attenzione alle vinificazione di rossi, rosati e bianchi. Il liquido finisce filtrato nelle botti per lasciare che faccia esperienza  e possa essere imbottigliato e poi bevuto. A Solopaca, siamo nel Beneventano, ne sanno più di chi vi scrive in materia. Francesco Mortelliti, per ventanni centrocampista offensivo, ci vive nel paese del vino con moglie e due figli. Ciccio come lo chiamano a Messina, la sua città, è uno che nella vita ha giocato sempre a calcio e da vignaiolo del pallone forma i ragazzini delle Scuole di tutta Italia con puntate anche all'estero. Ma prima regola: vietato inebriarli.

Cominciamo dalla fine o se volete dal presente del 43enne che 30 anni fa abitava in via Bonsignore, al rione Gazzi, dove i treni una volta deviavano il percorso per sfrecciare dentro i Peloritani. Mortelliti va in giro per l'Italia e all'estero come l'Uganda perché è nello staff tecnico dell'Aic, l'associazione italiana calciatori presieduta dall'ex Roma Damiano Tommasi (uno che già da calciatore era un extraterrestre perché i suoi costumi francescani erano rari tra i campioni milionari della serie A). Il progetto non è quello che immaginiamo quando si ha a che fare con i minori: valori etici, disciplina individuale e di squadra, rispetto delle regole, correttezza dei comportamenti e divertimento. La competizione, i soldi facili, i genitori che pretendono di decidere la formazione e il ragazzo titolare, gli sponsor affissianti perché finanziatori, i tecnici che mettono la tattica in primo piano stanno a distanza nel dipartimento curato dal campione del mondo di Germania 2006 Simone Perrotta. Proprio Perrotta dopo un colloquio telefonico ha inserito Mortelliti (i due erano insieme alla Reggina che da poche ore festeggia la promozione in B) su intuizione di un altro ex amaranto, Bruno Cirillo, nello staff tecnico. "Prima di diventare calciatori i bambini devono diventare bravi cittadini - ci dice Mortelliti - il nostro è un progetto tecnico-educativo e non solo calcistico, è formativo e coinvolge in Italia quarantuno Scuole calcio; l'ambizione, il desiderio di ritrovarsi una stella con tanti soldi in tasca in pochi anni  non fa parte dei nostri insegnamenti". Lui come quelli della sua generazione un'opportunità di crescita del genere non l'ha mai avuta e oggi dopo studi può offrirla. 

Il provino ok alla Reggina, lascia ragazzino Messina

In casa Mortelliti si mangiava pane e calcio. Il padre Lillo, attaccante e a fine carriera libero, e il fratello Raimondo, centrocampista, riuscirono perfino a giocare una gara insieme militando tra le formazioni minori del Messinese. Ciccio aveva piedi migliori dei due ma se non andava via avrebbe compiuto il girotondo di tutti i calciatori locali. Così alla scuola elementare Principe di Piemonte nei Giochi della Gioventù sono fiumi di gol e va al Camaro. C'erano Turiddu Fazio (a lui oggi è dedicato un memorial), primo maestro, e Pasquale Ferrante. Un breve passaggio all'Acr Messina (ma si sa che i "nostri" sono costretti ad andare via e non si sa capisce mai perché), le giocate al Dopolavoro Ferroviario e a tredici anni il provino alla Reggina che lo prese. "Mia madre non voleva, ero piccolo - risponde -  ma non potevo rifiutare". Piccolo di corporatura e non solo d'età viene messo sotto in palestra dai tecnici calabresi che gestivano uno dei migliori settori giovanili negli anni Novanta al Centro sportivo Sant'Agata. Nei tornei giovanili incrocia anche Alex Del Piero, promessa del Padova, ma quando arriva il momento di integrarlo alla prima squadra da Reggio parte quel treno in giro per l'Italia che da piccolo lo cullava prima di addormentarsi. 

L'esplosione e la delusione a Crotone

In Calabria non trova casa a Reggio ma a Crotone, in D. E' la strada migliore perché con i rossoblu allenati da Bruno Giordano Mortelliti fa esperienza e vola tra i professionisti. E gioca più volte al "Giovanni Celeste" contro il Messina che allora tra As e Peloro era diviso in due, come oggi. "Il primo anno pareggiamo 1-1, il secondo perdemmo 3-0, ho giocato sempre male a Messina, era il mio stadio il Celeste, a pochi metri da casa, ero un piccolo tifoso in curva Nord, in campo non trattenevo l'emozione, gli amici mi dedicarono lo striscione "Ciccio in nazionale", dopo la batosta vincemmo dieci partite di fila e il Crotone vinse il campionato dilettanti". Sulla fascia c'è Mimmo Giampà, l'eroe di San Siro che nel Messina era meglio di Kakà, e una squadra in rampa di lancio per categorie superiori. In C2 a Frosinone, Giordano in panchina seppur da avversario gli porta bene, il primo gol da professionista con il marchio di fabbrica: il pallonetto che ripeterà più volte in futuro. Promosso in C1 la mazzata che non ti aspetti: niente convocazione per volontà del direttore Ursino, rientro a Messina a 22 anni per allenarsi solo e senza squadra a Villa Dante. 

Ad Acireale è il "cobra", inaugura il "San Filippo"

La chiamata veloce al ritiro di San Giovanni in Fiore e in un'amichevole , guarda caso contro il Messina, capisce che è fuori dai piani del Crotone e sono pianti negli spogliatoi. Su consiglio del tecnico Mario Russo, subentrato a Fausto Silipo, va a Tricase; esperienza finita presto per tornare in Sicilia al Servizio Civile con gli anziani di piazza Castronovo. Un buon girone di ritorno alla Vibonese e due anni di C2 a Sant'Anastasia dove è uno dei più ricercati nel ruolo. Al terzo anno i campani non riescono a iscriversi e si fa sotto il Matera, in D, che con la nuova moneta in circolazione gli offre centomila euro ma deve accettare in poche ore e lui non richiama di notte il numero del presidente. Chi lo chiama è Pietro Lo Monaco che crede nelle sue qualità e con Nino Pulvirenti sta costruendo l'Acireale. Con Ciccio La Rosa, dirigente del Fc Messina, in quei mesi solo un breve dialogo che non porta a nulla. "Accetto Acireale perché ritornavo in Sicilia, potevo stare accanto alla famiglia, agli amici, poter vivere Messina, finalmente, da calciatore". I quattro anni di Acireale, due in C1, gli valgono il soprannome Cobra e la fascia di capitano. E a Messina torna a giocare (un sogno mai esaudito con la maglia della sua città) inaugurando il nuovo stadio San Filippo nella sua prima gara ufficiale dopo l'amichevole con la Juve. Con lui in campo da avversario i giallorossi vincono sempre e con risultati rotondi. Risale lo Stivale per vestire la maglietta dell'Ancona (prime sei gare cinque gol) ma alla settima contro il Bellaria l'espulsione ("giuro ancora oggi di non aver colpito volontariamente al naso l'avversario ma per qualche giornale sono il Tyson della C). Sale più a Nord, al Portogruaro, il suo procuratore è Gianni Prete. "Dopo tanti anni devo chiedergli scusa, a fine carriera firmai un'altra procura, ho sbagliato, non lo meritava". Con i veneti fa sua la C2 nel 2008, uno dei suoi cinque tornei in bacheca tra i professionisti, a giugno sposa Rossella, poche settimane fa abilitata avvocato e madre di Fabio e Roberto, 10 e 6 anni. Cinque gol di fila lo consacrano in C1, il rinnovo è certo, ma alla cena di Natale con i veneti, 23 dicembre 2008, Mimmo Toscano lo chiama da Cosenza. Il giorno dopo è già a cena a Paola per firmare il nuovo contratto. A gennaio esordio e gol, ancora pallonetto, al novantesimo, a Barletta e vittoria. E sarà un'altra promozione al San Vito. Gli ultimi anni di carriera sono a Brindisi, Gaeta e Caserta dove divide 38enne la sua giornata con la tabaccheria aperta a Solopaca e poi venduta. 

Il colloquio con Perrotta, formatore all'Aic

Mortelliti nel frattempo organizza una sua Scuola Calcio nel beneventano e si lancia in un futuro da direttore sportivo tra Pagani prima e Catanzaro dopo. Perrotta, responsabile del dipartimento Junior del sindacato calciatori, ricorda quel ragazzo e gli anni a Reggio mentre lavora con Tommasi ai progetti rivoluzionari dell'Aic dedicati ai più piccoli. Mortelliti lo chiama, oggi è nello Staff tecnico in viaggio tra le Scuole Calcio di tutta Italia. "Grazie a Tommasi e Perrotta mi dedico a un progetto che per il settore è davvero un cambio di passo, non insegniamo solo calcio, tecnica e tattica ma collaboriamo alla crescita formativa del bambino, è qualcosa di più ampio, non è fondamentale aspirare a un futuro da campioni ma essere prima di tutto dei buoni cittadini, ai più piccoli consiglio di giocare divertendosi e tapparsi le orecchie da facili promesse diffidando di chi racconta facili guadagni e carriere strepitose, insegnare calcio è altro, è etica, passione e amore per lo sport". 

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