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Domenica, 22 Maggio 2022
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"Cronisti alla ricerca della verità possibile", il decreto Cartabia in chiaroscuro

Censura o difesa della presunzione di innocenza? Se n'è parlato all'Ordine degli avvocati per l'incontro formativo con i giornalisti. Un momento per ricordare anche i cronisti uccisi dalla mafia. L'emozionante ricordo di Beppe Alfano

È cominciato con 30 secondi di silenzio dedicato ad avvocati e giornalisti caduti nella lotta per la legalità, l'incontro formativo organizzato dall'Ordine dei giornalisti di Sicilia con la collaborazione dell'Ordine degli avvocati di Messina e che si è svolto in città stamani. Nella sede di via Giacomo Venezian messa a disposizione dagli avvocati, dopo i saluti dell'avvocato Aurora Notarianni e del segretario dell'Ordine dei Giornalisti Daniele Ditta, è toccato al cronista de La Sicilia, Leone Zingales, ricordare il tema dell'incontro e i giornalisti siciliani uccisi dalla mafia.

A dare un contributo appassionato sul cronista de La Sicilia Beppe Alfano, i colleghi che al suo fianco hanno lavorato a lungo, Cesare Giorgianni, Salvatore Pernice e Sergio Magazzù. Commovente il ricordo di quella tragica notte del '93 quando nella redazione de La Sicilia si è giunta la notizia di un omicidio a Barcellona Pozzo di Gotto  con i giornalisti che tentavano di capire chi fosse la vittima per scoprire poi che di trattava del loro collega che inutilmente avevano provato a rintracciare.

Ha affrontato invece il tema della tutela delle fonti e verifica della notizia il giornalista Giuseppe Lo Bianco. Sotto la lente sono finite anche le difficoltà a fare informazione oggi, con particolare riferimento al decreto Cartabia  che "con la presunzione di innocenza rafforzata" rischia di silenziare il diritto di cronaca, in particolare quella giudiziaria. "Un decreto che contiene un fine nobile - ha spiegato Lo Bianco - ma che per quanto riguarda la nostra professione ci riporta indietro per gli elementi introdotti, come quello che vieta alle forze dell'ordine di comunicare i nomi degli arrestati".

"Se chi indaga non fornisce elementi per la cronaca si rischia davvero di non fare un buon servizio - ha aggiunto Daniele Ditta -  Comunicati stampa che devono essere vagliati dal procuratore non sono una garanzia per i giornalisti che possono e devono poter valutare da soli l'opportunità di dare o non dare alcune informazioni".

Sulla ricerca della verità, anche l'avvocato Aurora Notarianni, col punto di vista legale di chi ha dovuto difenderla nelle aule di giustizia con una consapevolezza e una missione: "La difesa non deve mai fare un torto alla verità", ha spiegato soffermandosi poi sulla funzione di controllo dei giornalisti "cani da guardia della democrazia" e sul delicato ruolo che rivestono nel dibattito fra riservatezza e diritto dell'informazione con il monito a chi informa di affidarsi alle fonti attendibili ma ancora di più - là dove è possibile - a quello che vedono personalmente. Da qui l'importanza di partecipare ai processi che si raccontano evitando le visioni di parte, anche degli stessi avvocati.

L'avvocato Notarianni ha poi acceso il dibattito dando un punto di vista diverso sulle nuove indicazioni che investono la presunzione di innocenza. "Non riscontro un rischio concreto per la libertà di informazione, rischio che invece può arrivare piuttosto dalla strumentalizzazione che qualche procura può mettere in atto negando le giuste informazioni a cui i cronisti devono e possono comunque attingere. Dovremmo indignarci piuttosto per altre storture legislative che incidono pesantemente sul lavoro giornalistico e la libertà di informazione"  ha detto la Notarianni ricordando che è ancora prevista la reclusione per i cronisti e le richieste di risarcimenti milionari con denunce temerarie che rappresentano il vero rischio-bavaglio. "Oltre la mafia che uccide i giornalisti che oggi ricordiamo in questa sede - ha detto la Notarianni - c'è il metodo mafioso che ne uccide altrettanti in modo diverso e subdolo e fra queste proprio le querele non vincolate alla pubblicazione di una eventuale rettifica".

È possibile rivedere l'incontro sulla piattaforma dell'Ordine degli avvocati di Messina.

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