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Domenica, 3 Luglio 2022
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Green Pass: addio per gradi, dove sarà tolto prima (subito stop alle mascherine)

Niente mascherine all'aperto in tutta Italia dall'11 febbraio (nuova ordinanza di Speranza in arrivo). Stato di emergenza cancellato definitivamente il 31 marzo. Il Green Pass invece non sarà superato dall'oggi al domani, ma ci saranno allentamenti graduali nel corso dei mesi

Quando saluteremo l'addio al Green Pass? Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, mediaticamente onnipresente, ragiona così sul futuro del certificato: indica la possibile data di progressivo allentamento in metà marzo. "Faccio un ragionamento semplice e di buon senso", ha spiegato: "Il Green pass è stato molto utile per incentivare la vaccinazione e allora dobbiamo tenere presente che è fondamentale somministrare la terza dose perché è quella che ci protegge maggiormente dalle conseguenze gravi dalla malattia. E allora - ha detto Costa - se consideriamo che nel nostro Paese circa 48 milioni di cittadini sono vaccinati e 35 milioni hanno ricevuto la dose booster, significa che abbiamo circa 13 milioni di dosi da somministrare". "Se procediamo con questo ritmo - ha sottolineato - è facile pensare che per metà marzo avremo completato la dose booster a 48 milioni di concittadini. Da lì sicuramente inizierà una nuova fase e, così come abbiamo introdotto gradualmente le restrizioni, con la solita gradualità inizieremo un allentamento delle misure".

Anche se la discussione è ancora aperta è molto probabile che il Super Green pass - senza scadenza per chi avrà fatto la dose booster - resterà ancora obbligatorio per diversi mesi e anche per quelli estivi, come minimo fino a giugno. Anche se ci potrebbero essere alcuni allentamenti come l’addio al green pass base (il tampone) per shopping, banche e poste, scrive oggi il Sole 24 Ore. il certificato per entrare nei negozi dovrebbe essere il primo a non essere più necessario. La decisione arriverà nelle prossime settimane, difficile pensare che resti oltre il 31 marzo.

Invece potrebbe realisticamente restare a lungo il Green Pass rafforzato per il lavoro per gli over 50 - in vigore dal prossimo 15 febbraio - e anche il certificato per accedere a determinate attività sociali (dai ristoranti alle discoteche). A oggi, è da ricordare che la fine dello stato di emergenza non implica per forza di cose la fine del Green Pass. Le due cose non sono collegate. Massima trasparenza nel percorso decisionale e nella condivisione dei parametri che porteranno al superamente del certificato verde: la richiesta prende piede, da più parti, ed è sacrosanta. 

Stop mascherine all'aperto in tutta Italia

Venerdì dovrebbe terminare l'obbligo di indossare le mascherine all’aperto in tutta Italia: non conterà infatti il colore della Regione (finora lo stop era previsto solo in zona bianca). La strada verso il ritorno alla normalità sembra imboccata, e la data da cerchiare in rosso sul calendario è il 31 marzo, quando scadrà lo stato di emergenza che il Governo sembra intenzionato a non prorogare più.

Per lo stop alle mascherine all'aperto è in arrivo nuova ordinanza già pronta del ministro della Salute Roberto Speranza anticipata ieri dal sottosegretario Andrea Costa: "Bisogna ripartire e intanto ripartiamo dal togliere le mascherine all’aperto indipendentemente dai colori delle varie regioni". Probabili novità anche per le capienze degli stadi, si dovrebbe presto passare al 75% rispetto al 50% di adesso.

L’appuntamento simbolicamente più importante sarà però quello con la scadenza dello stato di emergenza il prossimo 31 marzo: se quest’ultimo non dovesse essere prorogato, andranno ridiscussi con le aziende gli accordi sullo smart working e anche la struttura del commissario, il generale Francesco Figliuolo, andrebbe rivista (in alternativa servirebbe un decreto ad hoc, per l’assegnazione di poteri straordinari). La soluzione più probabile è quella di un passaggio di consegne alle Regioni con la graduale chiusura di hub e maxi centri vaccinali.

Per l'obbligo vaccinale per gli over 50 che scade il 15 giugno non si esclude più una proroga totale, in vista dell’autunno.

Certificato COVID digitale dell'UE fino al 2023

La Commissione Europea ha intanto approvato la scorsa settimana la proposta di estendere di un anno il certificato Covid digitale Ue, fino al 30 giugno 2023. Il pass continua a essere una misura che la commissione definisce "eccezionale" e che mira a facilitare gli spostamenti, "ma il Sars-CoV-2 continua a circolare in Europa e "non è possibile determinare ora l'impatto di un possibile aumento dei contagi nella seconda metà dell'anno". Il regolamento che istituisce il Pass, entrato in vigore il primo luglio 2021, aveva durata limitata ad un anno, prorogabile. Cosa diversa è la durata di validità del certificato, che è stata fissata qualche giorno fa a 270 giorni dopo il completamento del primo ciclo vaccinale (è illimitata, per ora, dopo la terza dose). Un'altra cosa ancora sono la validità e l'uso del Pass a fini interni, che gli Stati possono decidere in autonomia, come ha fatto l'Italia: il regolamento Ue mira solo a facilitare gli spostamenti all'interno dell'Unione europea.

"La quarta dose non serve"

"C’è stata una forma di isteria sull’inseguire" la somministrazione di "una quarta dose ravvicinata. L’ha fatta Israele, anche se poi ha parzialmente cambiato, decidendo di farla soltanto per i più fragili, gli immunocompromessi. L’Ema ha detto che non serve la quarta dose. Immunologicamente con questo vaccino anti Covid questa non serve, e non si sa quando servirà. Potrebbe essere diverso se si dovesse fare un vaccino" specifico "contro una variante, allora questo sì, tuttavia non sarebbe una quarta dose ma, come quello contro l'influenza, un vaccino nuovo da somministrare ogni anno". Lo spiega Sergio Abrignani, immunologo dell’Università Statale di Milano e membro del Cts, ospite di ‘Timeline’, che ha aggiunto: "A oggi, con l’esperienza che abbiamo con tutti gli altri vaccini, è ragionevole dire che per diversi anni non serviranno richiami con questo vaccino” anti Covid. “Se invece, ad esempio, dovessimo scoprire che il vaccino contro la variante Omicron è in grado di proteggerci dall’infezione al 97-98%, allora in futuro si potrà pensare, così come per l’influenza, ad una nuova dose". 

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