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Mercoledì, 22 Maggio 2024
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Il profumo dei tigli, Messina protagonista tra passato e presente nel libro di Ruggeri

Tripletta di presentazioni del nuovo romanzo del medico-scrittore. In un gioco di ombre e luci dentro la città mai nominata

Continua, con discreto successo di pubblico e critica, il giro di presentazioni del romanzo “Profumo di tigli” (Pungitopo Editrice, 2023) del medico e giornalista messinese Giuseppe Ruggeri. Il ciclo di eventi è stato inaugurato il 4 maggio nell’ambito del “Maggio dei Libri” promosso dalla Città Metropolitana di Messina presso la Galleria d’Arte Moderna “Lucio Barbera”. A seguire gli altri incontri, l’11 maggio presso l’Aula “Cannizzaro” del Rettorato universitario e il 24 maggio nella sede dell’Unitre (Università delle Tre Età) di S. Teresa di Riva. “Il romanzo di Ruggeri” annota il presidente dell’Unitre Santi Albano “è ambientato in un cupo e misterioso habitat che ha sullo sfondo una scenografia fatta di ricordi una metropoli che fu. Si nota tra le righe l’amore che l’autore nutre per la sua città (Messina) e il dolore nel contempo ne acutizza i degradi, non della storia però. La storia, anzi, ne fa emergere la grandezza e la stigmatizza nello scenario del tempo, che non può essere cancellato”.

In un gioco di luci e ombre materiale oltre che simbolico – gran parte del narrato si svolge negli ipogei di una città mai nominata, mentre dietro denominazioni fittizie sono adombrati luoghi e personaggi reali – con “Profumo di tigli” l’autore compie la sua personale discesa agli inferi, nelle profondità, cioè di un mondo oscuro di cui, insieme ai protagonisti del racconto, egli sembra volere a tutti i costi decifrare i segni. “Il percorso che si snoda nei sotterranei della città” scrive difatti Cosimo Cucinotta già ordinario di letteratura contemporanea della nostra Università “è scandito negli incubi notturni di Stenio Romano, e si arresta ai cancelli di un cimitero (…) Le segrete, attraversate da lunghi e tortuosi corridoi che si snodano in un ventre oscuro, simili alle radici di un albero ormai avvizzito ma ancora vigoroso, collegano il Forte ai punti strategici dell’antica città, come il palazzo senatorio, la cittadella fortificata, il porto”. Parliamo di Forte Gonzaga, luogo di partenza e sviluppo della trama narrativa e motore di ricerca di suggestioni future che troveranno anima e spazio nel seguito del racconto. E c’è una città, dalla consistenza quasi umana, che molle si distende sul mare azzurro abbracciato dalle verdi colline le quali ancora, immutate, attestano tutta la portata della sua storia millenaria.

In “Profumo di tigli” tuttavia – secondo Albano “non è la città del tempo vissuto della storia narrata a essere protagonista, ma è la città, figlia del passato, indagata dall’archeologo, ad essere oggetto di attenzione”. Prova ne sia l’estrema attenzione che l’autore rivolge quel “risveglio delle coscienze” cui egli lega la fioritura del tiglio, quell’albero cioè che, come scrive Cucinotta “in età remote era simbolo di fertilità e femminilità, sacro a divinità misteriose (…) Un albero guardiano, protettore di case e capanna, una divinità dai rami che si stendevano sui giudizi umani e all’ombra dei quali, intensi di profumo, non si poteva mentire, e la cui dolcezza era in grado di mitigare sentenze troppo severe (…) E’ al profumo di quest’albero frondoso che Giuseppe Ruggeri dedica il suo racconto”.

Un racconto in equilibrio – che a volte diventa vero e proprio bilico – tra passato e presente, in un alternarsi di cadute e spinte verso l’alto, verso l’agognata “linea del cielo” che Pasquale Numa contempla, in rapita estasi, dalla veranda di casa, prima di calarsi nelle viscere della città per carpirne i segreti più nascosti e inconfessabili

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