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Impianti sportivi e servizi esterni, Rizzo: "Abbandonati al loro destino". Ma l'assessore Gallo non ci sta

Il decreto sostegni rimanderebbe al 2024 i finanziamenti per la cura dei centri. Rizzo: "Si lasci la gestione ai privati". Gallo: "La programmazione procede secondo tempestiche rapide"

A che punto è l'affidamento dei centri sportivi? Questo l'interrogativo che il consigliere comunale Massimo Rizzo (LiberaMe) ha posto all'amministrazione comunale, chiamando in causa gli impegni presi dal Sindaco con l'approvazione del documento economico "Salva Messina" e il decreto sostegni bis che sposta i finanziamenti al 2024. 

"Incompetenza, insipienza ed immobilismo regnano sovrani". Ha scritto Rizzo in una nota. "Al netto del pasticcio (quantomeno sui tempi) dello stadio F. Scoglio, l’amministrazione ha poche idee e confuse. La giunta De Luca, dal suo insediamento nel 2018, attraverso il cosiddetto “Salva Messina”, ha scelto la strada (condivisa anche dal sottoscritto) dell’affidamento ai privati di piscine, palazzetti, stadi, palestre, campi polifunzionali considerati solo fonte di costi infruttuosi per il bilancio comunale. Sembrava la panacea di tutti i mali: i privati avrebbero potuto fare ciò che il Comune non può e non sa mettere in campo", aggiunge. 

"Cosa è seguito dopo la dichiarazione di intenti? Il nulla, un vuoto cosmico. - prosegue - E se la precedente amministrazione, nella gestione dell’impiantistica sportiva non aveva certo brillato, quella attuale ha spento totalmente la luce. Nessuna fonte finanziaria, diretta o indiretta, da destinare anche alla semplice manutenzione, nessuna risorsa extra bilancio reperita attraverso la progettazione. Il Sindaco probabilmente, a circa metà del suo mandato, ne è stato consapevole al punto da defenestrare il precedente assessore allo sport (era davvero lui l’unico colpevole?) per nominare Gallo: uomo esperto e buono per tutte le stagioni, come un albero sempreverde", scrive ancora. 

"Risultato? Peggio di prima. Un deserto amministrativo che sta definitivamente inaridendo i nostri impianti. Fate un giro in città, e cadrete in preda allo sconforto. Improvvisamente, come l’arcobaleno dopo la tempesta, ecco che il nostro assessore dichiara: “per quanto riguarda l’esternalizzazione della gestione degli impianti sportivi comunali ci sono importanti novità”. Era il 5 maggio: così percossa e attonita, Messina al nunzio sta. A cosa si doveva l’atteggiamento ringalluzzito dell’assessore comunale allo Sport? Aveva appreso a maggio che nel mese di febbraio era stato emesso un decreto (il n.38) che, in materia di riqualificazione e gestione degli impianti sportivi, prevede una forte semplificazione amministrativa, favorendo l’iter per l’affidamento ai privati e sburocratizzando così l’intera materia", si legge. 

"Bene. Con rinnovato entusiasmo, il 31 maggio l’assessore presentava la proposta di delibera n. 313 che nella stessa data veniva approvata dalla giunta comunale. Cosa recita questa delibera?  In essa si delineano le procedure accelerate attraverso cui il Comune di Messina ricercherà i terzi a cui affidare la gestione degli impianti comunali, distinguendoli tra quelli assegnabili a “Associazioni e Società Sportive senza fini di lucro” definite dall’articolo 5 del D.Lgs 38/2021 e quelli che dovranno seguire un procedimento più articolato in quanto si tratta di impianti di maggiore rilevanza rispetto ai primi. La Delibera, include nella prima categoria, i Campi da tennis di Margi e Castanea, le palestre Ritiro, Montepiselli e Juvara, il campo di calcio “Bonanno” dell’Annunziata, oltre ad impianti più importanti che sono il Palatracuzzi, il Palarussello, il Palarescifina, il Palamili, i campi di atletica Graziella Campagna e Cappuccini e il complesso natatorio sempre della Contrada Cappuccini. Resta escluso il “Giovanni Celeste”, attualmente occupato dal Football Club Messina dopo la scadenza della concessione annuale in data 31/05/2020 (oltre un anno fa) e, ovviamente, il “Franco Scoglio”", spiega. 

"In estrema sintesi, grazie al decreto 38/2021, gli impianti sportivi messinesi saranno destinati ad un futuro radioso. Questo il pensiero dell’amministrazione. Bene, direte. Ma, purtroppo, non è così. E già, perché a qualcuno è sfuggita la legge 21 maggio 2021, n. 69 (il cosiddetto Decreto Sostegni) che, all’articolo 30 comma 9, così recita: Al decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 38, e' aggiunto, infine, il seguente articolo: «Art. 12-bis (Disposizione finale). - 1. Le disposizioni recate dal presente decreto si applicano a decorrere dal 31 dicembre 2023. Se ne riparlerà, pertanto, a partire dall’1 gennaio 2024. Queste sono l’attenzione e la competenza che l’amministrazione comunale riservano al mondo dello sport messinese ed ai suoi impianti: una delibera di indirizzo fondata su una legge che non è ancora in vigore e che, forse, sarà applicabile dal 2024! Incredibile ma vero: Messina recepisce una procedura amministrativa prevista da una legge che ancora non è legge!", conclude. 

La risposta dell'assessore Gallo 

“Mi dispiace deludere qualcuno, ma il dietrofront - ingiustificato ed inspiegabile - del Parlamento nazionale su una serie di importanti ed innovative leggi sullo sport non inciderà - in maniera significativa - sui tempi di attuazione del recente atto di indirizzo della Giunta Municipale sulla esternalizzazione degli impianti sportivi comunali. Ed infatti, mentre sul “lavoro sportivo” e su altri decreti legislativi la postergazione al 2024 del termine di entrata in vigore potrà incidere in maniera significativa, sulle modalità di affidamento e ristrutturazione dell’impiantistica sportiva cambierà poco rispetto alle novità introdotte dal D.Lgs. 38/2021, che in alcuni casi riportavano pedissequamente norme precedenti", scrive. 

"In particolare, in luogo degli artt. 4 e 5 del nuovo decreto vanno comunque prese a riferimento, tra le altre, le previsioni normative - che rimangono vigenti - della Legge di Stabilità del 2014 (commi 304 e 305) e successive integrazioni, e l’art. 15 comma 6 della Legge n. 9/2016 per quanto riguarda l’affidamento diretto alle società sportive. Certo, i nuovi termini introdotti per la convocazione della conferenza dei servizi sarebbero stati più brevi, ma con una differenza in concreto di circa 90 giorni e non - come sostiene qualcuno - di due anni e mezzo. Dopo oltre venti anni di tentativi andati a vuoto, continuo a credere che potremo raggiungere traguardi significativi molto, ma molto, prima del 2024", conclude. 

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