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Venerdì, 12 Agosto 2022
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Interruzione di gravidanza, a Messina 52 medici su 53 si dichiarano obiettori

La parlamentare di Articolo 1 Maria Flavia Timbro pone l’attenzione su uno dei temi più dibattuti nell’ultima settimana sottolineando la situazione della nostra provincia. “L’assessore Razza dica che provvedimenti intende adottare per garantire un diritto previsto dalla legge”

Torna d’attualità il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza. Il caso in Utah, la vicenda di una bimba 11enne in Brasile ed i recenti dati pubblicati relativi al numero di medici obiettori di coscienza presenti a Messina e provincia sono alla base della presa di posizione della parlamentare di Articolo 1, Maria Flavia Timbro che parla di “dato impressionante, preoccupante: la certezza che a Messina, oggi, l’interruzione volontaria di gravidanza sia, nei fatti, un diritto negato, inattuabile, pur essendovi una legge dello Stato che lo garantisce sulla carta”. 

Nella nostra provincia, sottolinea la parlamentare, 52 medici su 53 si dichiarano obiettori di coscienza, questo significa che il 98,2 % dei ginecologi messinesi sceglie di non praticare interruzioni di gravidanza. 

“Ai tanti che in questi giorni si sono indignati per l’abolizione da parte della Corte Suprema americana della storica sentenza che consentiva l’aborto, va detto che qui in Sicilia e a Messina in particolare le cose non vanno poi tanto meglio – scrive la Timbro - La quasi totale assenza di medici non obiettori rende di fatto inapplicabile la legge n. 194/78. Se è giusto garantire il diritto dei medici sancito dalla legge di dichiararsi obiettori di coscienza è altrettanto giusto garantire il diritto delle donne che vogliono o devono praticare una interruzione di gravidanza in sicurezza.  Ad oggi invece vi è un’assoluta discrasia, un vero e proprio scollamento, tra quanto previsto dalla legge e quanto realizzabile”.

L’appello quindi all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza affinché comunichi “quali provvedimenti intenda adottare (o forse avrebbe dovuto già adottate da tempo) per evitare che un diritto garantito dalla legge finisca per essere negato nei fatti, così come oggi accade a Messina”.

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