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Marina La Rosa: “Io a Trastevere perché mi ricorda il calore della mia Messina”

L’attrice ed ex gieffina, a Roma dal 2000 per partecipare alla prima edizione del famoso reality, si racconta. Dai primi passi al Grande Fratello alla nuova vita nella capitale

Diciotto provini per entrare a far parte dello storico cast del primo Grande Fratello, nel 2000. Quella di Cinecittà è stata la sua prima casa romana, ma finito il reality Marina La Rosa ha deciso di restare. Il primo anno in un hotel a Porta Pia, vicino alla scuola di recitazione, poi in affitto ai Parioli ma è "scappata" dopo tre mesi perché troppo "snob e formale" per una ragazza nata e cresciuta a Messina. Il calore della sua città lo ha trovato a Trastevere, "non quella dei locali notturni, quella che si sveglia la mattina, con poca gente in giro, i camioncini che scaricano frutta e verdura, il mercato di San Cosimato", nella piazza dove oggi torna coi suoi due figli. Dei primi anni a Roma ricorda, ancora ridendo, quando si perdeva con la macchina, "un'impedita", al punto di arrivare a pagare un taxi per farsi fare strada fino a destinazione. Meglio spostarsi a piedi, anche perché "farsi una passeggiata a piedi in questa città ti riempie l'anima".

Pochi giorni fa su Instagram hai pubblicato una foto seminuda, scrivendo che non vuoi più essere "l'intelligente" ma "fare come quelle che hanno milioni di follower". Una provocazione verso qualcuna in particolare?
"E' stato creato un caso ma era solo una battuta. C'è tanta gente che lavora con Instagram, a me non è mai capitato. Era un'invidia sana. C'è chi per una foto prende duemila euro, magari capitasse anche a me. Tutti mostrano tette e culi, cose che io non ho tra l'altro, per cui ho detto 'Ora esco dalla doccia'. Il post era ironico. Solo pura ironia".

Oggi il trampolino per il successo spesso sono i social, vent'anni fa era il Grande Fratello.
"Ci fosse stato Instagram vent'anni fa, altroché. Ma magari! Sì io sono stata tra i pionieri del Grande Fratello, la gente mi ha conosciuto là nel 2000".

Il loft di Cinecittà è stata la tua prima casa romana...
"La mia prima casa romana, sì. Per mesi andavo e venivo per fare i provini, ne ho fatti diciotto. All'epoca selezionarono più di 16 mila persone. Su di me c'erano delle indecisioni fino alla fine, poi mi hanno scelto e ho fatto quei tre mesi nella casa di Cinecittà".

Finito il reality hai deciso di restare nella Capitale. Perché?
"In realtà dopo il Grande Fratello ho vissuto per un anno in un albergo. Non volevo prendere casa perché ero sempre in giro per l'Italia, ogni tanto mi andava di staccare tutto e tornare dalla mia famiglia, a Messina. Ero una vagabonda, sempre con il trolley in mano".

Dov'era questo albergo?
"A Porta Pia. Avevo proprio la mia camera, il mio armadio. Mi ero iscritta alla scuola di recitazione di Beatrice Bracco, che è venuta a mancare qualche anno fa, e si trovava lì sulla Nomentana, quindi questo albergo mi era comodo. Poi ho conosciuto un agente immobiliare, Alessandro, che mi ha detto: 'Tu devi vivere ai Parioli'. Non la conoscevo per niente Roma, mi sono fidata di lui che mi ha trovato questa casa molto carina. Dopo tre mesi sono scappata".

Perché?
"Il quartiere Parioli è un posto molto bello, c'è tanto verde, ma non è il mio mondo".

Troppo snob?
"Sì, è molto snob. Ha quell'eleganza molto formale che non mi appartiene".

E dove sei fuggita?
"Avevo questa mia grandissima amica, Daniela, che viveva a Vicolo del Cinque, a Trastevere. Ogni volta che andavo a casa sua era un delirio. Prendevo un taxi fino a piazza Trilussa, da lì a casa della mia amica sono cento metri ma ci mettevo quaranta minuti per farli. Prima di tutto perché Trastevere è sempre piena di gente e poi perché uscita dal Grande Fratello per strada mi fermava chiunque. Non capivo come faceva ad abitare lì, con tutto quel casino. Alla fine, invece, ci sono andata a vivere".

A Vicolo del Cinque?
"Trastevere l'ho girata un po' tutta. Prima stavo a via della Lungaretta, con il mio fidanzato di allora. Quando ci siamo lasciati mi sono spostata a via del Moro, da sola. Poi sono andata a vivere con il padre dei miei figli a piazza Trilussa e lì sono rimasta incinta. Vivevamo in una casa molto carina ma era piccola e senza ascensore, al terzo piano, un po' scomoda con un bambino e ci siamo trasferiti in via Natale del Grande".

Oggi abiti sempre lì?
"Adesso sto vicino Villa Pamphilj. Non vivo qui da molto, ma la zona mi piace e poi sono proprio a pochi metri dalla villa, entrarci è una boccata d'ossigeno. Chiudi con la città, vai a passeggiare, a correre, oppure ti porti un libro. E' rigenerante. Comunque a Trastevere ci torno sempre. Adesso stiamo al telefono, ma mezz'ora fa ero lì, a piazza San Cosimato coi miei figli".

E pensare che all'inizio non ti piaceva...
"L'ho capita dopo la bellezza. E' la zona più bella di Roma e non parlo della Trastevere dei locali notturni, ma di quella che si sveglia la mattina, con poca gente in giro, i camioncini che scaricano la frutta e la verdura, il mercato in piazza San Cosimato. Una poesia. E poi è un quartiere molto popolare che mi ricorda la mia Messina".

Da Messina a Roma, è stato difficile ambientarti?
"All'inizio sì, soprattutto quando sono capitata ai Parioli. A Messina la gente è molto accogliente, è facile parlare con tutti. Per questo ho scelto Trastevere come seconda casa. E' una piccola comunità, quasi un presepe. Ci si conosce e si parla con la gente ma non per formalità. C'è uno scambio umano".

Qual era in quei primi anni la cosa più complicata di Roma?
"Questa è divertente. Un'azienda mi regalò una macchina. Ero famosa, tutti mi fermavano, per questo dico 'se ci fossero stati i social oggi'. Insomma, arriva questa macchina ma io la città non la conoscevo e vent'anni fa non c'era Google Maps. Avevo comprato questo famoso Tutto Città cartaceo, ma non lo sapevo neanche usare. Mi mettevo in macchina e inevitabilmente mi perdevo. Mi fermavo e abbassavo il finestrino per chiedere indicazioni. Considera questo nel traffico romano. Quelli dall'altra parte invece di rispondermi mi chiedevano se fossi Marina La Rosa, nel frattempo magari scattava il verde e dovevo ripartire senza sapere dove andare. Un circo. Un giorno mi ero persa, mi sono fermata alla stazione dei taxi e ne ho pagato uno per portarmi a destinazione. Il taxi davanti e io dietro con la mia macchina. Un'impedita".

Quanto ci è voluto per iniziare ad orientarti?
"Anni. La cosa più difficile è stato capire le strade. C'era questo famoso Raccordo, ogni volta mi veniva da piangere. Sbagliavo uscite, mi trovavo in posti sperduti, in campagne aperte. All'inizio fu un incubo".

La cosa più bella che hai scoperto invece?
"A parte che è un set a cielo aperto, ma questa è retorica, lo sappiamo tutti. La cosa più bella sono le persone".

Ti hanno conquistato i romani?
"I romani sono splendidi. Roma è cinema. Cammini per strada e ti chiamano 'Ah Lè', 'Ah Nì', io li trovo meravigliosi. Sono simpatici, allegri, caciaroni, anche nelle tragedie trovano un lato positivo".

La prima volta che ti sei sentita 'a casa' qui in città te la ricordi?
"La sensazione di non essere più ospite l'ho sentita a Trastevere. Il modo di fare delle persone è un modo che conosco, perché appartiene a me, alla mia infanzia, alle mie abitudini. Lì ho capito che ero a casa".

Ti ha proprio rapito Trastevere...
"Sì, ma poi ti può succedere qualsiasi cosa mentre cammini. E' la cosa bella di Trastevere. Incontri una persona, fai due chiacchiere e mezz'ora dopo ti ci ritrovi a cena. Negli ultimi anni poi è frequentata da artisti, scrittori, è anche un posto pseudo-intellettuale".

E fuori Cinecittà ci sei più tornata?
"No, Cinecittà per me è un viaggio. Chi vive in questa zona non prende quasi mai neanche la macchina, figurati. Sono tornata un anno dopo il Grande Fratello perché volevano farmi vedere gli studi, dove c'è ancora una mia gigantografia".

La Roma più periferica quindi non la conosci?
"Sicuramente ci sono tante zone che non ho mai visto, non saprei dirti neanche come si chiamano. Giorni fa una persona mi parlava del Quarticciolo, inizialmente non sapevo dove si trovasse, poi mi sono ricordata di esserci stata, al teatro. Ci sono zone che non vivo. Sono arrivata a Trastevere e sono rimasta là".

Sei a Roma da vent'anni, ti sei lasciata contagiare anche dalla cucina?
"No, la parte culinaria, tra lingua e coda alla vaccinara per carità, non ce la faccio proprio. E poi io non mangio carne da quando avevo 16 anni. Se parliamo di altri piatti tipici come il carciofo alla romana o le puntarelle allora divento pazza. Le puntarelle sono irresistibili. La cucina romana più antica, però, quella della tradizione, no".

Quindi non mangi la carbonara?
"No, però la preparo ai miei figli".

Ristorante preferito?
"Ne ho diversi. Se devo andare a farmi un aperitivo vado da Santo, a Trastevere, se devo mangiare con gli amici vado da Cambio, sempre a Trastevere. Se devo portare i bambini a mangiare una pizza vado da Popi Popi opure da Ivo, anche qui il quartiere non te lo sto a dire".

E l'angolo del cuore?
"C'è, ma è un negozio. La Feltrinelli di Largo Argentina. Ogni volta che andavo lì, i primi anni, andavo nel reparto dei poeti e mi sedevo proprio a terra a sfogliare libri interi e questo lo facevo con un mio caro amico che non c'è più. Lui era di Palermo ma veniva spesso a trovarmi a Roma e ci piaceva un sacco fare questa cosa. Leggere poesie e fare della filosofia seduti a terra in quella libreria. E' un negozio, ma il contorno è meraviglioso. Largo Argentina è un posto assurdo. I romani sono abituati a vedere tutte queste cose. C'è chi tutti i giorni per andare al lavoro passa davanti al Colosseo e neanche si gira più a guardarlo".

Tu ti giri?
"Ovunque. Farsi una passeggiata a piedi in questa città ti riempie l'anima".

Se tornassi indietro, la risceglieresti Roma?
"Sì, certo. Avevo la possibilità di scegliere anche Milano. Fino a vent'anni non è che avessi viaggiato chissà quanto. Dopo il Grande Fratello mi sono ritrovata a prendere tre, quattro aerei a settimana. Un giorno, a Milano, mi sono svegliata che pensavo fossero le 4 del mattino, c'era questo cielo grigio, cupo. In realtà erano le 10 e lì ho capito che a Milano il sole scarseggia. Quando dico questa cosa ai miei amici milanese si arrabbiano, dicono che non è vero, ma in realtà è così. Negano l'evidenza. Milano è una città bellissima, per carità, ma io risceglierei sempre Roma".

Fonte: RomaYoday

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