Lunedì, 22 Luglio 2024
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A Messina vivono più pensionati che lavoratori

Un dato in linea con la Sicilia e l'intero Meridione. L'ennesimo segnale di una crisi occupazionale che si aggrava sempre più

A Messina vivono più pensionati che lavoratori. Un dato preoccupante rilevato in uno studio della Cgia di Mestre he mette in evidenza come questo sia il risultato di più fattori interconnessi tra loro dalla denatalità all’invecchiamento della popolazione, fino al fenomeno dei lavoratori irregolari. In Italia ci sono più pensionati che lavoratori? A livello nazionale per il momento ancora no, ma esistono regioni e città in cui il sorpasso è già avvenuto. Eccezion fatta per le zone più virtuose, concentrate soprattutto al Nord, nel Mezzogiorno il numero di pensioni erogate sta sovrastando quello degli occupati. Secondo i dati del 2022, nello Stivale abbiamo 22.772.000 di pensionati e 23.099.000 di lavoratori, ma in tutte le regioni del Sud il saldo è negativo: 7.209.000 pensioni contro  6.115.000 stipendi. 

Le regioni con più pensionati che lavoratori

In cima alla classifica delle regioni virtuose troviamo la Lombardia, con un saldo positivo di 733mila unità, seguita da Veneto (+342mila) e Lazio (+310mila). In "verde" anche Emilia Romagna(+208mila), Toscana (+ 137mila) e Trentino Alto Adige (+132mila), con la colonna che si colora di rosso a partire da Marche e Molise (-14mila e -20mila), fino ad arrivare ai picchi rappresentati dalla Sicilia (-303mila), la Puglia (-227mila) e la Calabria (-226mila).

Anche la graduatoria rispecchia il medesimo andamento. Milano, Roma Brescia le realtà più virtuose. Messina, Napoli e Lecce, invece, le più squilibrate. A livello provinciale nel 2022 la realtà territoriale più virtuosa d’Italia è stata Milano (saldo dato dalla differenza tra il numero delle pensioni e gli occupati uguale a +342 mila). Seguono Roma (+326 mila), Brescia (+107 mila), Bergamo (+90 mila), Bolzano (+87 mila), Verona (+86 mila) e Firenze (+77 mila). Esistono realtà positive anche al Sud, come le città di Cagliari (+10 mila) e Ragusa (+9 mila), ma si tratta di casi abbastanza isolati. Gli squilibri maggiori invece si registrano a Palermo (-74 mila), Reggio Calabria (- 85 mila), Messina (-87 mila), Napoli (-92 mila) e Lecce (-97 mila)

Le soluzioni e le possibili ripercussioni

Il fenomeno è in continua crescita e il rischio è quello di ritrovarci con meno contribuenti e più persone che ricevono la pensione. Un "miracolo" non può accadere certo dall'oggi al domani, anzi, questo genere di processi possono essere invertiti in tempi medio-lunghi. Per farlo è necessario ampliare la base occupazionale, portando a galla una buona parte dei lavoratori "invisibili" presenti nel Paese. Parliamo dei lavoratori "in nero", che secondo gli ultimi dati Istat sono circa 3 milioni, tra fabbriche, campi agricoli e abitazioni. Altre "mosse" attuabili sarebbero quelle di incentivare l'ingresso delle donne nel mercato del lavoro, visto che siamo fanalino di coda in Europa per il tasso di occupazione femminile (pari al 50% circa), e rafforzare le politiche che incentivano la crescita demografica, come aiuti alle mamme, alle famiglie numerose.

Un'inversione di marcia da iniziare in tempi brevi, se non vogliamo assistere al collasso della previdenza e della sanità. Come ricordano gli esperti della Cgia, tra il  2023 e il 2027, il mercato del lavoro italiano richiederà poco meno di tre milioni di addetti in sostituzione delle persone destinate ad andare in pensione. In circa 5 anni lasceranno il lavoro il 12% degli occupati italiani, con gli imprenditori che si troveranno a dover fronteggiare un "turnover" massiccio e forzato. Negli ultimi 5 anni la popolazione italiana in età lavorativa (15-64 anni) è scesa di oltre 755mila unità e solo nel 2022 la contrazione è stata pari a 133mila.

Inoltre, come ricordano gli esperti della Cgia, un Paese che registra una popolazione sempre più anziana potrebbe avere nei prossimi decenni seri problemi a far quadrare i conti pubblici; in particolar modo a causa dell’aumento della spesa sanitaria, pensionistica, farmaceutica e di assistenza alle persone. Esistono alcuni settori che potrebbero pagare più di altri questo contraccolpo: si tratta del mercato immobiliare, dei trasporti, della moda e del settore ricettivo (HoReCa). A festeggiare potrebbero essere soltanto gli istituti bancari, che potrebbero approfittare della maggior propensione al risparmio delle persone anziane.

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