Venerdì, 19 Luglio 2024
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Il "Linguaggio caravaggesco" nelle opere di Fabio Di Bella in mostra a Palazzo D'Amico

Dal 24 al 28 maggio a Milazzo la personale del "neovisionista" messinese dedicata alla simbologia sacra nell'arte contemporanea espressa tramite il Brille come "l'alfabeto di luce nel buio più profondo"

L'arte come forma di comunicazione che supera i limiti formali e materiali per parlare direttamente all'interiorità del singolo e per lasciar emergere quella dell'artista, al di là di ogni ostacolo. Nuovo appuntamento con il Neovisionismo di Fabio Di Bella che inaugurerà il 24 maggio alle 17 la personale a Palazzo D'Amico nell'ambito della mostra "Linguaggio Caravaggesco - Comunicazione Braille. L'alfabeto di luce nel buio più profondo". Le ultime fatiche del pittore saranno ospitate a Milazzo fino a domenica 28 maggio. L'artista messinese proporrà al pubblico i dipinti della corrente artistica da lui elaborata a partire dalla propria tesi del 2006 "Un gioco di carte chiamato Arte" che ha come obiettivo quello di interpretare il concetto simbolico del sacro nell'Arte contemporanea. 

Una ricerca che continua a interessare il pittore, che, dopo la morte del padre, ha avuto l'intuizione del collegamento fra la simbologia cristiana e quella delle carte da gioco siciliane e che si è articolato in un percorso storico, culturale e artistico, da cui è nato un Manifesto Neovisionista presentato nel 2016 alla Sala Borse della Camera di Commercio di Messina. "Artisti come Monet o Michelangelo anche quando sono stati colpiti dalla cecità sono riusciti comunque a comunicare attraverso l'arte, questo significa che l'interiorità dell'artista può emergere come un senso nascosto che va al di là del solo linguaggio sensoriale riuscendo a parlare con tutti senza limiti", ha spiegato Di Bella. 

Per questo motivo il linguaggio Braille assume un ruolo chiave nelle sue opere. "Il tatto consente di mettere immediatamente in contatto artista e destinatario dimostrando che la conosenza e la comunicazione non debbbano necessariamente servirsi di mezzi sensoriali ma possano impiegare altre forme di espressione", ha aggiunto.

Che il linguaggio nel corso dei secoli abbia superato le convenzioni per mostrarsi attraverso simboli e significati mutuati soprattutto dalla cristianità lo dimostra il legame che il Neovisionismo di Fabio Di Bella ha rintracciato fra le carte da gioco siciliane e gli artisti di diverse epoche storiche. "Le opere di pittori noti e artisti sconosciuti possono essere decostruite e ristrutturate a partire dalla simbologia che rappresentano - prosegue Di Bella - Le aureole della Maestà di Cimabue senza i volti della Madonna e degli angeli e del bambino diventano il sette di denari per esempio".  

Le intuizioni neovisioniste possono quindi reinterpretare le stesse opere d'arte alla luce di questa simbologia nascosta che, se lasciata emergere, può portare a scardinare definitivamente la concezione classica di fruizione dell'arte e l'interpretazione ordinaria che dei simboli viene storicamente e tradizionalmente fatta. "Il sacro è all'interno di ognuno di noi e può emergere anche nel buio più totale - ha concluso l'artista - Il linguaggio caravaggesco è per eccellenza quello più "oscuro" dal punto di vista cromatico, ma più luminoso dal punto di vista simbolico e della capacità di collegarsi con l'interiorità spirituale". 

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