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VIDEO | “E’ nato Gesù bambino”, la zampogna di Felice Currò sulle note di Tu scendi dalle stelle

Versione arcaica di un inno pastorale che non smette di emozionare: la novena di Natale. Un abbraccio virtuale in musica dal maestro messinese degli aerofoni antichi

E’ Natale e i suoni della tradizione che superano i confini dello spazio e del tempo non smettono di emozionare, soprattutto quei canti che vengono dal passato per rinnovare fede e speranza. A restituirci un’atmosfera  di altri tempi che profuma di autenticità, la zampogna di Felice Currò con una versione arcaica di “Tu scendi dalle stelle”. Felice da 17 anni, dopo la morte dello zio, continua l’opera familiare suonando uno degli aerofoni arcaici popolari più antichi ,una tradizione che senza continuità rischia di spegnersi.

“Sentivo suonare mio nonno da ragazzino- dichiara  Felice che oltre a suonare la zampogna  ne costruisce esemplari a mano e li accorda, lavoro minuzioso che ormai sanno fare davvero in pochi- dopo la morte di mio zio ho deciso di prendere in mano la zampogna e di suonarla. Adesso la suona anche mio fratello”.

Lui che anche è un costruttore di strumenti musicali popolari  ed esecutore da una vita ci propone una versione arcaica del celebre brano natalizio, un inno pastorale risalente ai tempi del Regno delle due Sicilie. “E’ la novena di Natale  che a tratti  ricorda quella che conosciamo noi. L’ho suonata così come la suonava mio nonno con stile libero, spesso con caratteristiche inesatte tipiche dei pecorai il cui tempo era a volte zoppo in quanto nessuno aveva una cultura musicale e si suonava ad orecchio”.

Da quattro generazioni la famiglia Currò continua a regalare emozioni in città, anche se sono  ancora tanti gli esecutori esistenti nell’area peloritana: “La tradizione non si perde –continua- perché la zampogna è una strumento di fede e soprattutto del Natale, una volta molto utilizzato anche durante i raccolti e nelle occasioni speciali”.

Una preghiera in musica, quella proposta da Felice impegnato adesso con la novena nella chiesa di Gravitelli e non solo, che quest’anno più che mai si trasforma in un abbraccio virtuale che intende indurre fiducia nel domani.
 

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