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Mercoledì, 22 Maggio 2024
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Messina scende in piazza per i figli delle coppie gay, Costantino: "Vogliamo il sindaco al nostro fianco"

Lo psicoterapeuta già garante dei diritti dell'Infanzia spiega cosa sta accadendo e i rischi di chiudere la possibilità di trascrizione all'anagrafe dei bambini delle coppie omogenitoriali: "È una battaglia di civiltà e buon senso"

È tutto pronto a Messina per la manifestazione a Piazza Cairoli sabato prossimo a sostegno delle famiglie omogenitoriali.  Un tema caldo che ha aperto una spaccatura per la posizione assunta dall’esecutivo di Giorgia Meloni.

La ministra alla Famiglia Eugenia Roccella ha chiuso le porte alle richieste dei sindaci sostenendo che una loro eventuale registrazione da parte dei Comuni implicherebbe una violazione della sentenza della Cassazione. Ma non avrà vita facile viste le istanze di numerosi sindaci che chiedono di approfondire ogni aspetto approfondisca questo aspetto e accogliere una  richiesta di confronto e di dialogo da parte dei primi cittadini di alcune delle più importanti città d'Italia.

Un appello che si leva da più parti mentre anche a Messina le associazioni chiamano a raccolta per scendere in piazza  e dare voce alle esigenze di “tutte” le famiglie guardando con attenzione all'interesse dei bambini, dei figli, in attesa che si colmi un vuoto legislativo che va assolutamente normato.

A sostegno delle famiglie omogenitoriali alla manifestazione organizzata dall’associazione Famiglie Arcobaleno, ci sarà anche Fabio Costantino, psicoterapeuta, già garante per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Messina, che lancia un appello anche al sindaco Federico Basile, ma anche a quelli degli comuni del messinese.

“Non sarebbe male se a Messina ci si occupasse anche di questioni che vanno oltre lo  spazzamento delle strade, dei parcheggi in doppia fila o del record di rimozioni con il carro attrezzi – spiega Costantino - in questo momento in Italia moltissimi sindaci stanno facendo una battaglia comune per il riconoscimento dell’iscrizione all’anagrafe di bambini di coppie omogenitoriali già registrati in altri paesi. Sarebbe bello se anche Basile aderisse a questo manifesto e a questa battaglia per i diritti dei bambini”.

In prima fila a sostegno di questa battaglia è il sindaco Giuseppe Scala di Milano che da anni “riconosce” e registra i figli delle coppie omogenitoriali. L’ufficio anagrafe del Comune trasmette poi gli atti alla Procura che valuta poi se presentare al Tribunale civile una richiesta di “rettificazione”. Ora, con lo stop imposto ai Comuni, è evidente l’enorme passo indietro dal punto di vista politico e sociale.

Costantino, cosa sta accadendo?

“La recente circolare del Ministero Piantedosi vieta, attraverso i prefetti, agli Uffici anagrafe dei comuni italiani l’iscrizione di bambini nati da coppie dello stesso sesso.  Il comune di Milano e successivamente altri comuni italiani, negli anni scorsi, hanno colmato il vuoto legislativo consentendo ai figli di donne omosessuali nati con procreazione assistita in altri paesi la registrazione all’anagrafe Comunale con la doppia genitorialità (la madre biologica e la compagna e/o moglie).  Questo ha consentito a molti bambini di avere due genitori autorizzati ad espletare compiti di vita quotidiana”.

Il governo si trincera dietro qualche sentenza.

“Sì, perché la circolazione Piantedosi, che di fatto intima ai prefetti di vigilare e sospendere queste registrazioni, fa riferimento ad una recente sentenza che si esprime sulla maternità surrogata, per altro vietata sia per le coppie etero che omosessuali, e non sui bambini nati da mamma biologica dentro un rapporto stabile e riconosciuto civilmente”.

E che c’azzecca?
“Infatti.  Giusto per essere chiari sulla madre surrogata e sull’ utero in affitto ho una posizione critica ma sono fortemente convinto che bambini nati da madri che si sono avvalse della procreazione assistita debbano avere il diritto ad essere tutelati. È una questione di civiltà e buon senso. I diritti non hanno colore perché sono di tutti”.

Nelle sue dichiarazioni del ministro Roccella, che chiama in causa la comunità scientifica degli psicologi, di cui lei fa parte, sostiene, che “tutti gli psicologi “sarebbero contrari alle famiglie omogenitoriali. Come stanno le cose?

“Tale affermazione oltre che essere stata smentita dagli psicologi con ricerche alla mano, nasconde una sottile ostilità e un rifiuto nei confronti dell’omosessualità.  La posizione del Ministro oltre che rilevare una totale ignoranza della letteratura psicologica sembra intrisa da cultura francamente omofoba.  Ha fatto bene l’ Ordine degli psicologi a smentire le dichiarazioni del Ministro citando per altro autorevoli Società scientifiche internazionali in merito alla competenza delle famiglie omogenitoriali”.

E la sua personale opinione?

“Genitorialità è capacità di fornire cura, protezione e sicurezza ai bambini in un contesto d’amore.  Esiste una solida letteratura scientifica che già a partire dagli anni 70 dimostra in maniera inequivocabile che le famiglie omogenitoriali sono parimenti efficaci alle famiglie eterogenitoriali. Si dimostra ancora che l’eterosessualità non è un prerequisito alla genitorialità. In tantissimi paesi europei è già consentito quanto è vietato in Italia ed in Ungheria e non si comprende come il Paese che ha una delle carte costituzionali più belle al mondo no guardi alla Francia, alla Spagna, all’Inghilterra e alla Germania ma piuttosto all’Ungheria, alla Russia e alla Turchia.  Sabato a piazza Cairoli io ci sarò per una battaglia non ideologica ma per i diritti dei bambini ad essere amati, curati, protetti. Che il Parlamento si occupi di colmare il vuoto legislativo mettendo al centro i diritti che prima che civili sono diritti umani”.

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