Chef Caliri a Taobuk: “Chiudere i ristoranti alle 23? Sarebbe un grave errore”

Il consigliere nazionale di Ambasciatori del Gusto a palazzo Ciampoli commenta le nuove possibili restrizioni. E avverte: “Sono i posti più sicuri ed hanno già pagato un prezzo altissimo”

Lo chef Pasquale Caliri con il giornalista Emilio Pintaldi

Era l’ entusiasmo, il tema conduttore della decima edizione di Taobuk il festival internazionale  della letteratura, che si è concluso oggi a Taormina. A palazzo Ciampoli è intervento chef pasquale Caliri, chef del Marina del Nettuno Yachting Club di Messina e consigliere nazionale di Ambasciatori del Gusto.

L’intervento di Caliri verteva proprio su entusiasmo e creatività in cucina. Inevitabile parlare del periodo che si è vissuto nei mesi del lockdown e del futuro che si prospetta per bar e ristoranti. Chef Caliri, ha messo le mani avanti prima ancora che il premier Conte annunciasse che non ci saranno restrizioni nella ristorazione. Ieri sera era sembrato infatti che il governo andasse proprio in questa direzione chiudendo i locali alle 23. Ma i decreti cambiano da un giorno all’altro a seconda dell’andamento del contagio… “Chiudere alle 23- ha detto Chef Caliri- in apertuira del dibattito che ha visto un pubblico partecipe- sarebbe un errore. I ristoranti hanno già pagato abbastanza i  termini economici. Sono i luoghi più sicuri. Vengono rispettate tutte le norme. E vengono controllati di continuo. Fermarci alle 23 sarebbe un errore madornale. Non toglieteci l’entusiasmo. Quell’entusiasmo che ha spinto molti di noi a ricominciare”.

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Chef Caliri, allievo di Gualtiero Marchesi, ha parlato di innovazione e rispetto ai giovani ha sottolineato quanto questi non abbiano il senso del gusto. “E’ il gusto- ha detto lo chef-la prima dote che devono avere coloro che si avvicinano a questo mestiere. Se non si riconoscono i diversi sapori non si può cucinare. Caliri è intervenuto anche sul cosiddetto cibo a chilometro zero: “Non è un luogo comune. Arrivare a mettere a tavola e in cucina ingredienti comprati sul posto significa far viaggiare meno merci ed inquinare meno il nostro pianeta. Dobbiamo riscoprire anche questo tipo di entusiasmo nei confronti del territorio dove viviamo”.

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