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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
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Messina nel cuore e sulla pelle, la scelta del 'bolognese' Giorgio: "Il tatuaggio della statua di via Don Blasco per combattere la nostalgia"

Una testimonianza di amore incondizionato per la città dalla lontana Emilia Romagna. L'inaspettato omaggio all'opera di Alex Caminiti installata ad inizio anno

Le cose si apprezzano davvero una volta perse. Lo sa bene Giorgio Caloffaro, costretto come tanti a lasciare la città per trovare un lavoro soddisfacente. Ma a differenza della moltitudine, il rapporto con la sua terra è una vera e propria questione di... pelle. Non è un caso, infatti, se pochi giorni fa, ha bussato alla porta di un tatuatore nella lontana Bologna, chiedendogli di disegnare sul braccio un qualcosa che potesse ricordare Messina. Una scelta che si è rivelata doppiamente originale perchè non ha optato per la classica Madonnina o per il Pilone. 

"Ero indeciso su cosa tatuarmi - spiega Giorgio - volevo una cosa inusuale ma altamente simbolica. Così ho scelto di riprodurre sul mio braccio la statua di via Don Blasco". L'opera di Alex Caminiti, installata ad inizio anno per abbellire la nuova arteria ancora non del tutto fruibile, scatenò diverse polemiche e giudizi contrastanti. Ma rimane lì a raccontare la città. E da mille chilometri di distanza quella scultura in bronzo ha evidentemente evocato qualcosa in Giorgio. "La scelta è stata istintiva e così ho contattato l'autore per avere foto più dettagliate che facilitassero il compito del tatuatore. Caminiti ha reagito dapprima con stupore, ma quando ha capito che le mie intenzioni erano serie ha mostrato felicità". E così Giorgio ha la sua città sulla pelle. "Il mio è un amore eterno e incondizionato che la distanza ha aumentato a dismisura. Ho lasciato Messina ventidue anni fa per lavorare nel settore chimico-farmaceutico. Ho trascorso la mia adolescenza all'Annunziata, sono cresciuto insieme a tanti amici. Il rapporto con la città è maturato anche grazie al calcio, sono tifosissimo e per tanto tempo ho seguito la squadra in trasferta. A mia moglie e ai miei due figli parlo sempre di Messina così come ai colleghi bolognesi che spesso manifestano curiosità sulle nostre eccellenze gastronomiche e sullo Stretto. Io cerco di tornare a casa tutte le volte che posso anche se per pochi giorni".

Ma la lontananza riesce anche a far vedere le cose con più obiettività. E Giorgio, nonostante l'amore puro per le sue origini, ammette anche i lati negativi. "Stare a Bologna - racconta - spesso permette di rendersi conto di cosa a Messina non funziona. Per me è una questione prima di tutto culturale, dico ai miei concittadini di aprirsi al cambiamento, di andare avanti. Solo così possiamo migliorare. Poi lo Stretto, il Pilone e il cibo resteranno sempre tesori da custodire e di cui andare orgogliosi".

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