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"Tanti messinesi condannati alla fame dal Covid”: la testimonianza di Giuseppe, musicista che fa il volontario per vocazione

Appartenente all’Associazione nazionale carabinieri, raccoglie le richieste al centralino Coc: “Tanti si vergognano ad ammettere che hanno bisogno di cibo". Ma a preoccupare di più sono le chiamate di tanti giovani in preda alla disperazione

Mai come in queste settimane segnate dal Coronavirus il volontariato ha dimostrato di essere il motore della società.  A rincorrersi ormai da giorni restrizioni e  decreti, con un unico elemento comune: l’invito a stare a casa.  Per molti però stare a casa significa non avere un’entrata e c’è veramente tanta gente disperata che non sa cosa mettere in tavola per la sua famiglia. Si tratta dei “nuovi poveri”, le vittime silenziose del virus, tra i quali ci sono i  lavoratori precari, che non hanno diritto al reddito di cittadinanza e non manca chi ha perso il lavoro o viveva di  impegni occasionali. A Messina la rete solidale delle associazioni che fa capo al Coc, Centro operativo comunale di Protezione civile,  si è messa all’opera sin da subito per non lasciare da soli i cittadini. Ma quali sono le richieste più frequenti dei messinesi ai tempi del Coronavirus? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Mangano volontario dell’Associazione nazionale carabinieri, realtà che nasce per stare a fianco dei cittadini e che in questo momento di difficoltà opera al Coc insieme agli altri enti solidali associati.

Giuseppe che nella vita è un docente di chitarra e musicista, da tre anni fa anche il volontariato e in quest’emergenza si è ritrovato, come tanti,  catapultato in una situazione che sembra surreale. Lui, come altri volontari della “squadra” solidale, mette a disposizione il suo tempo rispondendo alle chiamate del centralino in cui pervengono le richieste più disparate e registrando email e  informazioni degli utenti nella banca dati.

“Nella vita faccio altro e  anche se ho una famiglia – racconta Giuseppe- cerco di fare del mio meglio per mettermi a disposizione degli altri. Noi come volontari siamo abituati a fare servizi, esercitazioni, ma nessuno si immaginava di vivere in prima persona un’emergenza di questa portata, tocchiamo con mano i reali bisogni dei messinesi”.  In cima alle richieste di aiuto nelle chiamate al centralino: la busta della spesa. “Molte sono le persone a chiamare per sapere come fare per ottenere generi di prima necessità, si percepisce  tanta difficoltà a voler ammettere di aver bisogno di cibo, si cerca di dargli conforto per non fargli pesare il fatto di essere in difficoltà” .

A rivolgersi al centralino cittadini di tutte le età dagli anziani in cerca di compagnia  perchè i figli sono lontano che a fine chiamata  esprimono con entusiasmo: “mi ha fatto bene parlare con lei”  fino  agli stranieri, ma a preoccupare di più sono  soprattutto i tantissimi giovani che chiamano in preda alla disperazione. Accanto al grido di dolore di chi non riesce ad andare avanti c’è chi  invece avanza richieste che hanno dell’assurdo, facendo apparire come necessario ciò che necessario non è : “Ho l’esigenza di andare ad aprire la seconda casa  o devo andare a tagliare l’erba del giardino della casa estiva,  posso andare fuori città anche col Coronavirus”?  Al di là delle scuse che le persone possono trovare per non stare a casa chi fa il volontario percepisce il vero dolore anche dietro una cornetta: “Con questa emergenza ho capito quanto bisogno c’è in giro oggi, ti si riempie il cuore di gioia quando capisci che stai aiutando qualcuno anche solo virtualmente, soprattutto quando ti richiamano anche solo per ringraziarti. Questa è la Protezione civile, questo è il volontariato, c’è più felicità nel dare che nel ricevere”. 
 

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