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Redazione

Brand Messina, lentamente muore una città che non sa puntare sulla sua unica risorsa

Nonostante la costa ed il mare, non rientra neanche tra le prime dieci città balneari italiane. Forse occorre cominciare a farsi delle domande o pregare che un miracolo o peggio un altro terremoto ci tirino fuori dall’attuale situazione di stallo

L’Amministrazione Comunale e l’intera Giunta con in testa il Sindaco, sta sempre più rinforzando l’idea del “Brand Messina” e molte sono le iniziative che stanno attuando a sostegno della promozione della Città. Lo stanno facendo attraverso gli eventi musicali, alcune iniziative culturali e la promozione delle tradizioni culinarie e produttive tipiche della nostra città e provincia. A tal proposito va sottolineato anche l’impegno degli Ordini delle varie categorie che sinergicamente all’Amministrazione stanno provando a spingere quanto più possibile il “Brand Messina” e di conseguenza, forse e apparentemente, l’economia della città. Quindi, a prima vista, sembrerebbe che un cambio di mentalità ed una visione diversa della città stia sempre più maturando.

Ma è realmente così? Sono questi i fattori che possono incidere sullo sviluppo ed il futuro di Messina? Semplicisticamente si potrebbe affermare che in fondo è un inizio, anche se:

- Messina, pur essendo una città con l’affaccio a mare più esteso tra le città italiane, non riesce a sviluppare quel turismo che in altre città genera un PIL stabile e duraturo. Anzi, sotto questo punto di vista, è una città che da anni, tra muri, binari e recinzioni, ha deciso di girare le spalle al proprio mare;

- Messina, con le proprie coste ed il mare, non rientra neanche tra le prime dieci città balneari italiane. Per intenderci, tra le prime dieci, ci sta Palermo che spiagge in città non ne ha;

- Messina, da un punto di vista della ricettività alberghiera, è fortemente carente e l’incremento dei posti letto, così come ormai accade dappertutto, è affidato al brulicare, con tutti i pro e i contro del caso, dei Bed e Breakfast;

- Messina pur essendo la città siciliana più vicina all’Europa non è raggiungibile in tempi brevi per mancanza di collegamenti veloci: dall’attraversamento dinamico veloce dello stretto alla mancanza di un aeroporto nell’arco di 30 km, ed è mal collegata con l’aeroporto di Reggio Calabria.

- Messina, è la città dagli eterni cantieri che si aprono e mai si chiudono e dove i lavori durano un’eternità. Per non parlare di quelle opere strategiche, che per essere pensate, progettate e realizzate non bastano una decina di generazioni. Ed è stato ed è così per gli approdi a sud e la liberazione del centro città dai tir, il recupero della Zona Falcata e della Real Cittadella, la realizzazione delle rampe e gli svincoli di giostra. E cosa dire delle aree dell’ex fiera e della Sanderson, dove a queste, oggi, si aggiungono quelle dell’ex Baby Park, villa Sabin e dell’intero affaccio a mare che va dai viali Boccetta/Annunziata con annesso l’ex Ospedale Margherita;

- Messina, continua ad essere una delle città italiane dove la popolazione diminuisce e la maggior parte dei giovani continuano forzatamente ad emigrare e molti decidono di studiare in altre università andando via e non tornando più;

- Messina, è la città che sta affidando il proprio futuro alla realizzazione del ponte e se lo faranno e non saranno realizzate il resto delle opere primarie a terra servirà più come un acceleratore per relegarla sempre più a città di passaggio che di arrivo.

Forse è arrivato il momento, senza alcuna presunzione, di porci e fare alcune domande e riflettere attentamente se le sorti della nostra città possono essere affidate alla realizzazione di pensiline artistiche del tram e qualche concerto, agli arancini ed alla focaccia che da sempre hanno arricchito la nostra tavola e riempito la pancia nostra e quella di qualche turista di passaggio. Oppure pregare che finalmente un miracolo o peggio un altro terremoto ci tirino fuori dall’attuale situazione di stallo puntando ad una nuova rinascita della città in chiave moderna, futuristica e tecnologica. Dove natura, mare, montagne e su tutti lo specchio d’acqua dello stretto ci proiettino in una dimensione che al momento ci viene offerta dall’unico e folle abbaglio di massa rappresentato dalla realizzazione dell’anacronistico “Ponte sullo Stretto di Messina”.

Brand Messina, lentamente muore una città che non sa puntare sulla sua unica risorsa

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