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Cuffie smarrite ma la polizia le geolocalizza, i ringraziamenti di un genitore: "I nostri agenti supertecnologici, non siamo soli"

I dispositivi ritrovati al centro di accoglienza Amal. "Mi sono sentito orgoglioso di poter contare su questi giovani rappresentati dello Stato, che svolgono molto spesso un lavoro oscuro ma che accorcia la distanza tra noi ed il concetto astratto di comunità"

Un episodio banale, certamente irrilevante rispetto alla gravità ed ai problemi che i rappresentati dell’ordine si trovano ad affrontare quotidianamente, ma è proprio in queste circostanze che possiamo riflettere su quanto sia talvolta ingeneroso e falso il gossip mediatico che tende ad alzarsi intorno a coloro che, 24 ore su 24, sono chiamati a garantire la nostra incolumità fisica e (come in questo caso che andiamo a raccontare) mentale.

Sono le ultime ore di una già afosa domenica di fine maggio. Un genitore, affaticato dall’avventura sportiva pomeridiana, rientra a casa e puntualmente arriva una ferale notizia: non si trovano le costose cuffiette della figlia, che nel corso della giornata le avevano fatto compagnia nella ridente Capo Peloro.

Niente panico, la tecnologia è dalla nostra parte e la localizzazione dei preziosi auricolari è attiva. Come novelli Sherlock Holmes ci mettiamo sulle tracce di questi amici perduti e di cui si spera comunque il ritrovamento in vita. 

Il giro inizia e passa da Piazza del Popolo, quindi Piazza Cairoli ma il “lag”, che ne caratterizza il rilevamento, ci porta ad essere sempre tra i 6 e gli 8 minuti in ritardo rispetto al luogo del tracciamento. 

Chiaramente qualcuno ha preso con se gli amici (R)alf e (L)oren, le due cuffiette con la loro custodia vagano per la città e noi arriviamo sempre con quei maledetti minuti di ritardo rispetto all’ultima segnalazione.

Le ore passano, la sfida sembra ormai persa, la batteria del cellulare rilevatore di R&L è allo stremo e tutto sembra ormai volgere al peggio. E’ la fine. 

Rientriamo a casa rassegnati ed iniziamo a parlare dei cari estinti, quando un ultimo bagliore illumina lo schermo. Il nuovo oro si è messo un’ultima volta in movimento: il tracciamento ci informa che si trovano in una via adiacente ad una struttura di accoglienza in via Primo Settembre. 

Con rinnovata convinzione l’intero nucleo familiare ritorna in auto e con loro la speranza che la storia abbia un lieto fine.

Arriviamo in Via Natoli e dal primo piano scorgiamo, davanti alle finestre di quello che fino a qualche mese fa era l’Hotel Liberty, tanti chiassosi ragazzi. Nessuno di loro parla italiano, presi dal panico e dalla frustrazione per non essere riusciti a far comprendere la nostra richiesta decidiamo di chiamare la Polizia, perché onestamente l’impresa da semplici cittadini non è gestibile.

Raccontati i fatti telefonicamente alla centrale, ci ritroviamo dopo pochi minuti a colloquio con una volante della Polizia accorsa sul luogo del rilevamento. Ci affidiamo quindi alle cure dell’assistente commissario capo Davide Gemelli e l’agente Matteo Facioni che, grazie anche alla grande disponibilità dei responsabili della struttura di accoglienza “Amal”, dopo diversi tentativi riescono a trovare sul letto di un ragazzo il prezioso oggetto. I rappresentanti delle forze dell’ordine hanno gestito per intero il processo di tracciamento, anche perché la conoscenza tecnologia in loro possesso andava ben oltre l’uso quotidiano del cellulare. Insomma, tutori più che preparati costretti ad un intervento nella sostanza semplice ma difficilissimo per il luogo dove si sono svolti i fatti ed il momento di grande complessità sul fronte migrazione che stiamo vivendo. 

Una grande perizia e sensibilità da parte di quelli che mia figlia ha definito “angeli custodi” e che al termine della fiera sono andati ben oltre i compiti d’ufficio visto che il ritrovamento era stato parziale (mancando l’auricolare sinistro) ed ancora una volta la loro competenza è stata determinante nel chiudere in bellezza la nottata. 

Gemelli e Facioni hanno completato da par loro l’opera di “salvezza”, ancora una volta con sapiente conoscenza informatica. L’amico (L) è stato ritrovato, sempre grazie al tracciamento, in un luogo poco lontano dal compagno (Via del Vespro).

L’auricolare mancante era stato abbondonato all’interno delle siepi che cingono la palazzina della Asp Messina e come dei veri medici della nostra salute mentale i poliziotti hanno riportato in custodia il proverbiale ago nel pagliaio.

Personalmente mi sono sentito orgoglioso di poter contare su questi giovani rappresentati dello Stato, che svolgono molto spesso un lavoro oscuro ma che accorciano di parecchio la distanza tra noi ed il concetto astratto di comunità. 

Siamo tutti sulla stessa barca ed è importante sapere che remiamo tutti nella stessa direzione, con nocchieri a vari livelli talvolta bistrattati ma al momento giusto pronti far sentire che non siamo soli. 

Cuffie smarrite ma la polizia le geolocalizza, i ringraziamenti di un genitore: "I nostri agenti supertecnologici, non siamo soli"

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