Azione cattolica, Randazzo: "Il nostro cammino al fianco di Accolla per una chiesa che non sta solo a guardare"

Il vicepresidente racconta come cambia la Diocesi di Messina e il nuovo corso dettato dall'arcivescovo. Con questo impegno per il "bene comune"

Il gruppo di Azione cattolica con il vescovo. Secondo da sinistra, Alberto Randazzo

Ma c’è bisogno di tutte le “forze” buone presenti sul territorio, chiamate ad interagire ed a collaborare per cambiare insieme la qualità stessa della vita e restituire una speranza alla città.

Suona come un appello quello di Alberto Randazzo, ricercatore di Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Messina e vice presidente diocesano del Settore Adulti di Azione Cattolica.

Randazzo fa una analisi sui cambiamenti nella diocesi di Messina a tre anni dall’insediamento dell’arcivescovo monsignor Accolla dopo la rinuncia di La Piana e “svela”  i continui aggiustamenti che sempre si richiedono ad una Chiesa “semper reformanda”, che deve essere disponibile al continuo rinnovamento, perché “il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione”.

Ma quali sono i problemi principali che monsignor Accolla ha dovuto e deve affrontare dal momento del suo ingresso in Diocesi?

“La rinuncia di monsignor La Piana – racconta Randazzo - ci ha colto di sorpresa come un fulmine a ciel sereno. Un anno dopo, la nomina di Accolla ha fatto tirare un sospiro di sollievo anche perchè, unitamente alle altre più o meno coeve, si inserivano chiaramente nello stile di papa Francesco. Si ebbe l’impressione, infatti, che con quei nuovi “vescovi-parroci” il Pontefice stesse ulteriormente tracciando il percorso sul quale fare incamminare la Chiesa italiana per i tempi a venire. Certo non è stato facile l’esordio per Accolla. Per prima cosa si è dovuto confrontare con la non poca sofferenza, l’incertezza e la fatica dalle quali si usciva dopo quel tempo di sede vacante. In più, imparava, insieme  a noi a fare il Vescovo di una Arcidiocesi ampia e dislocata su un territorio articolato e complesso. L’impressione che si ebbe in quel momento è che ci stessimo accompagnando a vicenda: lui accanto a noi e noi accanto a lui”.

Ma la linea è stata chiara sin dall’inzio col richiamo ad un preciso metodo di azione – sull’esempio del servo di Jahvè – “discreto, umile, rispettoso, capace di valorizzare tutto quello che di positivo trova”.

“Sì, perché monsignor Accolla – continua Randazzo – ha chiarito subito che il metodo era rispettare e valorizzare e non umiliare ciò che di positivo si trova nel popolo del Signore, infondendo energia e speranza, volle precisare – a scanso di equivoci – che la sua mitezza, però, non era debolezza ma un invito all’unità e alla comunione, perché proprio questi evidentemente gli sono sembrargli i  problemi da affrontare prioritariamente. Tante energie sono state spese anche per la ricostituzione degli organismi pastorali e la nomina degli assistenti ecclesiastici di diverse aggregazioni laicali. Non escludo che il nostro Arcivescovo abbia anche dovuto mettersi in cammino per andare in cerca delle pecorelle smarrite durante il periodo di interregno”.

Oggi arrivano i primi risultati  perché Accolla di fronte a quella sofferenza, all’incertezza e alla fatica, ha rispostocon la sua vicinanza alla gente. Stile paterno, cordiale e diretto – ma con la fermezza necessaria di chi sta al timone - ha consentito di creare un clima di familiarità, tra lui e il laicato. “Il suo merito maggiore? Essere deciso – spiega senza dubbio il vicepresidente dell’Azione cattolica - dettato dalla necessità di mettere un po’ di ordine, al fine di creare unità e comunione. Tanti i problemi pratici affrontati e risolti (il Consiglio Presbiterale e quello Pastorale sono stati ricostituiti; il collegio assistenti è adesso a completo dell’Azione Cattolica Diocesana, etc…). Molta strada è stata fatta e la vita (e la pastorale) diocesana sta incominciando ad ingranare grazie alla presenza di un altrettanto paterno vescovo ausiliare, monsignor Cesare Di Pietro, che moto ha giovato giovato e molto gioverà in futuro alla nostra complessa Diocesi”.

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Ma quale tipo di intervento si aspettano i cittadini, non solo cattolici, dal nuovo arcivescovo? “Credo che coloro che riconoscono l’universalità dei valori cristiani (siano o meno credenti) non possano che sperare in una presenza, discreta ma determinata e ben visibile, come di fatto sta accadendo, del nostro arcivescovo nel dibattito pubblico, per prendere posizione e dire una parola chiara ed autorevole in merito ai problemi cittadini e dei cittadini. Partendo dal presupposto che “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La chiesa non può stare a guardare, chiamata – com’è – a vivere una fede “incarnata”. È ovvio che la Chiesa e la comunità politica sono e rimangono realtà assolutamente distinte. Occorre solo rilevare che l’attenzione della Chiesa verso il territorio e i suoi abitanti non solo non può scandalizzare, ma è anzi assolutamente opportuna.  Penso che questo chiedano e possano auspicare tutti coloro che, in definitiva, hanno a cuore il bene comune”. 

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