Alcol a minori e multe ai papà, Carmen Currò: “La solitudine di genitori e figli in una Messina senza spazi nè futuro”

Chiusura dei centri sociali, malfunzionamento dei consultori, scuole che fanno a pugni col bisogno di socialità. La presidente onoraria del Cedav interviene sul bisogno delle famiglie senza aiuti. “Bene l'apertura di un tavolo istituzionale, ma occorre puntare sulle forze sociali”

L’ultima notizia di stampa che ha visto nella notte di sabato multare una ragazza di 17 anni, sorpresa a bere birra a Piazza Antonello, e per essa il padre, che dovrà pagare una multa di 450 euro in base all’ordinanza municipale 189, fa riflettere su alcune questioni assai importanti per tutta la comunità.

Già il Garante dell’infanzia e l’adolescenza, Fabio Angelo Costantino, ha puntato il dito, in maniera accorata, sulla necessità di una maggiore prevenzione che deve partire con il garantire ai giovani spazi di socialità e sano divertimento, francamente assenti nella nostra città. Emerge con tutta evidenza dalle parole del Garante il senso di solitudine delle famiglie che vivono il rapporto intergenerazionale con i figli senza aiuti e supporti da parte delle Istituzioni pubbliche, se non rivolgendosi a pagamento ad enti privati (grest, colonie, Circoli esclusivi).

Ma viene anche fuori da questa triste vicenda che quanto attiene alla cura e all’attenzione della Infanzia e dell’Adolescenza a Messina non riesce a trovare una giusta collocazione nell’agenda della politica cittadina da molti anni, che io mi ricordi. Ed io mi permetto di dire, sommessamente, né da parte di chi governa né da parte di chi sta all’opposizione.

La questione che dovrebbe far riflettere una comunità sta nel fatto che l’episodio della ragazza multata e per essa i genitori viene affrontata come una qualsiasi questione di ordine pubblico, con punizione dei genitori che non hanno saputo tenere a casa la figlia, insegnarle che non si bevono alcolici sotto i diciotto anni e giù di lì. Insomma, potremmo dire che la visione di questa grande questione sociale viene rinchiusa, relegata ad una mera questione privata, di inadeguatezza educativa di una famiglia.

Vale la pena rammentare a chi l’ha dimenticato che l’adolescenza è una fase cruciale nella crescita dell’individuo, un momento in cui la realtà può apparire trasfigurata. Durante questa età si possono sviluppare sentimenti e pensieri contrastanti che i giovani non riescono a comprendere pienamente. È anche il periodo della ricerca e delle scoperte, delle progressive conquiste di nuove zone di autonomia, nella istanza di liberarsi dall’autorità dei genitori, anche allontanandosi da loro. Tutto ciò è assolutamente normale, ma spesso viene vissuto in termini drammatici, come distacco, improvvisa incapacità di comprendere ed essere compresi. E comincia così la fase della ribellione alle regole in precedenza seguite.

Tutti siamo stati adolescenti e chi non ha vissuto questa fase butti la prima pietra. Comincia così la fase della ribellione alle regole in precedenza seguite, ora percepite come imposizioni soffocanti e irragionevoli. La madre e il padre non sono più al centro della vita dei figli, ma altri, amici, compagni di scuola.

L’eccessiva disciplina, il paventare eventuali punizioni, invadere la loro privacy sono tutti comportamenti perdenti da parte dei genitori. Oggi ai figli i genitori non possono che dare fiducia, lasciare spazi per vivere esperienze nuove, e pazientemente, comunicare l’idea che sono sempre aperti al dialogo. Incredibilmente, i giovani più ribelli sono quelli che hanno genitori restrittivi, chiusi nelle regole e nelle impartizioni. La cosiddetta “trasgressione” trova terreno fertile laddove i giovani sentono che vengono loro tarpate le ali. Rispetto al passato i genitori moderni sono senza dubbio più elastici ed empatici, ma vivono nel terrore di sbagliare sia nell’essere troppo permissivi che nell’essere troppo severi.

Tra genitori e figli sono cambiate le regole della comunicazioni perché con le nuove tecnologie, i social sono cambiati i registri e le grammatiche comunicative. Oggi troppi imput si pongono di fronte ai giovani, a volte sconosciuti ai genitori che non hanno gli strumenti per accedervi anche loro. Sono cambiati i rapporti genitori figli in una maniera così sostanziale che, a volte, neppure se ne comprende la portata. Vi sono genitori che, anche inconsapevolmente, spesso si paralizzano nella funzione educativa irrigidita da visioni morali, culturali non corrispondenti ai processi dialettici e dinamici di crescita dei figli. A volte, la ricerca di autonomia dei figli viene recepita da parte dei genitori come sconfitta della propria funzione educativa. Quindi in questa vicenda genitori soli, giovani soli, Istituzioni assenti.

Aprire il Tavolo interistituzionale promosso dal Garante con sede in Prefettura è una ottima idea ma ho la sensazione che se non si coinvolgono le parti sociali attive, l’associazionismo, tutti gli attori che a vario titolo possono costruire sponde, opportunità di comunicazione, fucina di idee nuove, lettura dei cambiamenti nell’ambito delle relazioni genitori-figli negli ultimi decenni, soggetti capaci di programmare opportunità e poi spingere le Istituzioni per costruirle, ripresa del lavoro sociale nei quartieri abbandonati, fuori le mura, ove nessun servizio socio- assistenziale ha piena cittadinanza, potrebbe essere solo una presa d’atto ma non una concreta azione di rimozione degli ostacoli in atto.

Dalla chiusura dei Centri sociali al malfunzionamento dei Consultori Familiari svuotati della loro funzione di stare accanto alle persone che costituiscono le famiglie, dallo stato di abbandono in cui versano numerose strutture scolastiche, tenute in condizioni fatiscenti, che fanno a pugni con qualsivoglia istanza socializzante, salvo casi sparuti che si basano sulla buona volontà di insegnati e dirigenti, la città brilla per l’assenza di luoghi ove si fa musica, teatro, ed altro.

Ed allora, quale lezione si vuole dare a genitori soli, senza strumenti, e chissà con quanti bisogni irrisolti, quando si impone una multa per la birra illegale bevuta dalla figlia a Piazza Antonello? E quale insegnamento pedagogico alla ragazza? Si, questa si chiama solitudine in cui si vive nella nostra città e i cui problemi delle fasce più fragili restano… cavoli loro. Applicare la legge deve avere sempre l’intento di avvicinare la giustizia alla verità. Qui la verità è il deserto, la solitudine degli individui.

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