Autorità portuale dello Stretto, se il comitato di gestione è “monco”

La Regione siciliana non scioglie la riserva e non nomina il suo componente nell'organo direttivo. Resta un cambio di passo “storico" con queste prospettive 

Porto di Messina

Svolta operativa alla guida dell’Autorità portuale di Messina. Il presidente dell’autorità portuale di Messina Mario Mega ha nominato il nuovo comitato di gestione, che prende il posto del comitato portuale che per anni ha deciso le politiche marittime dello Stretto, caratterizzate dall’insolita presenza all’interno dell’organismo di operatori portuali e rappresentanti degli armatori.

Elemento, si faceva notare da più parti, non sempre all’insegna di terzietà operativa. Nella nuova geografia del comitato di gestione entra a nome della regione Calabria Alberto Porcelli, mentre i sindaci di Messina e di Reggio Calabria hanno nominato rispettivamente il professore Mario Caldarera e l’onorevole Domenico Battaglia. Nel comitato sarà presente il direttore marittimo della Sicilia orientale, Giancarlo Russo. Emerge prepotente nella governance la grande assenza della Regione Siciliana guidata da Nello Musumeci: dopo mesi di attesa, la Regione rimane in silenzio.

Un fatto che manifesta la scollatura in corso sulla tematica Autorità dello Stretto. Per anni tutte le politiche marittime sono state decise “in house”: il ruolo delle Ferrovie è stato sempre considerato in subordine agli interessi dei privati impegnati nei servizi di traghettamento. Dopo anni di polemiche e a seguito del decreto Del Rio, che indicava Gioia Tauro come sede della nuova autorità portuale dello Stretto, c’è stato un complessivo ripensamento che ha ridisegnato le caratteristiche dei vari porti siciliani, da quello spiccatamente croceristico che è Messina, a quelli di natura commerciale come Milazzo, impegnati dal traffico delle petroliere nella Rada.

Il segnale di silenzio della Regione Siciliana ricopre però una doppia valenza politica che le rassicuranti dichiarazioni del presidente Mario Mega non colmano: la regione ha presentato prima un ricorso contro la scelta calabrese e poi contro la nomina politica del presidente dell’Autorità dello Stretto, decisa in ambito ministeriale.

Quello della Regione risulta essere solo un parere consultivo nelle nomine, ma considerato il ruolo di polmone finanziario che la Regione ricopre nella copertura di tutte le tratte sociali, da e verso le Isole, la permanenza evidente della distonia alla guida del comitato di gestione dello Stretto, non fa ben sperare per il futuro. Mesi e mesi di attesa non hanno prodotto nessuna segnalazione, in un ambito nel quale la corsa alla copertura di poltrone è uno degli sport preferiti nel confronto tra i partiti.

Un segnale preoccupante che non può esser giustificato solo con l’emergenza del Coronavirus che si è aggiunta all’emergenza permanente del traffico sullo Stretto.   

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